Omicidio Mollicone, 5 accusati di omicidio e occulamento. Padre: “Dopo 10 anni si vede la luce. Uccisa da chi avrebbero dovuto garantire ordine e sicurezza”

Scritto da redazione il . Postato in Cronaca

guglielmo mollicone padre di serena

Sono due le ipotesi investigative intraprese dalla Procura di Cassino in questi anni, sopratutto dopo l’assoluzione del carrozziere Carmine Belli, per fare luce su un giallo lungo ormai dieci anni, quello della morte di Serena Mollicone. Le piste potrebbero portare o ad un coinvolgimento dell’ex fidanzato o di un nuovo spasimante. I cinque indagati verranno sottoposti al test del Dna per capire se le piste sono più di una ipotesi investigativa e per avere riscontri oggettivi, ovvero capire se i profili genetici dei cinque indagati sono compatibili con quelli già isolati e rinvenuti sugli indumenti di Serena Mollicone quando fu rinvenuta cadavere. Dunque, i cinque indagati – l’ex di Serena, Michele Fioretti e la madre Rosina Partigianoni;l’ex maresciallo dei carabinieri, Franco Mottola; il figlio Marco e un altro carabiniere, Francesco Suprano – verranno sottoposti al test genetico in sede di incidente probatorio. I profili genetici già rilevati nel corso dell’indagine saranno comparati con quegli degli indagati ed eventualmente col Dna di Santino Tuzzi, il carabiniere morto suicida nell’aprile del 2008. Tra le altre cose, la Procura vuole stabilire se Serena Mollicone prima di morire fosse passata alla Stazione dei carabinieri di Arce.

I cinque indagati per l’omicidio di Serena Mollicone, secondo l’ipotesi della Procura di Cassino, non avrebbero agito in concorso e sono accusati di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Tra le ipotesi della Procura quella che gli indagati «Mottola Marco, Mottola Franco e in alternativa con Francesco Suprano, potrebbero rispondere dell’accusa di omicidio volontario e di occultamento di cadavere», e questa sarebbe la pista che ruoterebbe attorno alla caserma dei carabinieri di Arce, «oppure in alternativa con Fioretti Michele e Partigianoni Rosina in concorso con ignoti», e questa sarebbe l’ipotesi che ricondurrebbe all’ex fidanzato di Serena.

«Sono contento se questa cosa si avvia alla fine: la ragazza deve avere giustizia». Così Carmine Belli, il carrozziere processato e assolto per l’omicidio di Serena Mollicone nel 2001 ad Arce, nel frusinate, commenta al telefono con l’ANSA l’iscrizione di cinque persone nel registro degli indagati. «Chi conosco di loro? Il maresciallo dei carabinieri (ex maresciallo Franco Mottola, indagato assieme al figlio e ad un altro militare, ndr): tutti avevano dei sospetti su di loro, non solo io».

«Dopo 10 anni vedo finalmente un pò di luce». A parlare è Guglielmo Mollicone, padre di Serena, che in tutto questo tempo non si è mai arreso al fatto che l’assassino o gli assassini della figlia rimanessero impuniti. Anzi oggi per la prima volta la «giustizia», quella con la G maiuscola, gli dà ragione. «Sono anni – racconta – che faccio i nomi di chi ha ucciso mia figlia e nessuno mai mi ha denunciato. Come mai?. Se fossero stati innocenti mi avrebbero massacrato»

«Ad uccidere Serena sono stati quelli che avrebbero dovuto garantire l’ordine e sicurezza, sono quelli in cui Serena aveva riposto la sua fiducia e proprio a loro si era rivolta per denunciare lo spaccio di droga in paese». Guglielmo Mollicone parla del possibile movente che avrebbe portato gli assassini ad uccidere la studentessa nel 2001. A spacciare, secondo Guglielmo Mollicone, «era Marco Mottola, figlio dell’allora maresciallo dei carabinieri Franco Mottola», oggi entrambi iscritti nel registro degli indagati. E così leggendo e rileggendo il padre di Serena ha rimesso a posto tutti i tasselli, anche quello del suicidio di Santizzo Tuzzi, brigadiere dei carabinieri e «dell’omertà dei tanti testimoni» che videro quella mattina sua figlia, ma alcuni tacquero ed altri cambiarono versione. Quindi Guglielmo Mollicone oggi ribadisce la sua versione. «Da qualche tempo Serena – ricorda – voleva andare a denunciare Marco Mottola per spaccio di droga. E quella mattina andò in caserma, ma invece di entrare negli uffici fu fatta salire all’ultimo piano, dove si trovava l’appartamento del maresciallo Mottola, come testimoniò Santino (il carabiniere trovato suicida), il quale lavorò fino alle 14 e non la vide scendere. Da allora Serena non è stata più vista».

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