RIFORMA ELETTORALE INUTILE, I PARTITI NON VOGLIONO CAPIRE

Scritto da Arrigo d'Armiento il . Postato in OPS - Opinioni politicamente scorrette - di Arrigo d'Armiento

La riforma elettorale che i partiti ci stanno preparando rischia di portare al suicidio della democrazia in Italia, come quando gli errori dei politici portarono all’avvento di Mussolini. Questa analisi spietata è di Giovanni Belardelli (Corriere della sera 28 agosto 2012) che, come Michele Ainis (Corriere di tre giorni prima), considera “essenziale riannodare il filo spezzato con gli elettori, cioè garantire loro il potere di scegliere i propri rappresentanti e quale sarà il governo che guiderà il Paese”. Già, ma come riannodarlo questo benedetto filo?
Belardelli fa l’elenco delle cose che non vanno nella riforma in avanzata gestazione: 1) la parziale reintroduzione delle preferenze resusciterà il mercanteggiamento dei voti; 2) i listini bloccati riporteranno in parlamento i nominati invece degli eletti; 3) il premio (10 o 15 per cento) al maggior partito non garantirà la governabilità. Così il filo con gli elettori non si riannoda, è la morale che ne trae Belardelli. Ha perfettamente ragione, ma non dice niente su come riannodarlo. Anzi, bocciando preferenze, listini e premio di maggioranza, ha escluso quasi tutte le possibilità di riforma della legge elettorale.
Forse anche Belardelli ha capito, ma non lo dice, che su governabilità e filo diretto con gli elettori, la legge elettorale non influisce per niente. E’ come quel tizio che, colpito da broncopolmonite doppia, invece di prendere la penicillina si cura con i lassativi e i pannicelli caldi, perché non sopporta le iniezioni.
I partiti sanno benissimo che il problema italiano è istituzionale, per cui qualsiasi riforma elettorale non sarà mai in grado di curare la malattia. Ma sanno anche che la riforma istituzionale – elezione diretta del capo dello stato e abolizione del voto di fiducia, per dirla in breve – sarebbe la fine della partitocrazia, la fine dei loro giochetti e ricattucci per ottenere dal governo favori innominabili. Per questo motivo fanno finta di non capire. Quel che invece è difficile capire, è perché il Corrierone di De Bortoli, con Belardelli, Ainis o qualcun altro, fatica ad arrivare dove era arrivato mezzo secolo fa il suo illustre collaboratore Giuseppe Maranini.

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