Le rubriche di RomaDailyNews - OPS - Opinioni politicamente scorrette - di Arrigo d'Armiento

Contadini in estinzione, colpa del passaparola

Contadini in estinzione, colpa del passaparola –

Le statistiche parlano chiaro: i contadini sono una razza in estinzione. Cent’anni fa, in Italia il 75 per cento dei lavoratori era occupato nell’agricoltura, oggi appena il 5 per cento.

Anche su questo 5 per cento c’è da precisare che i contadini, i contadini veri, sono pochissimi. Tra gli addetti all’agricoltura occorre contare i manager, i direttori tecnici, i tecnici settoriali e tanti altri specialisti, mai visti con la vanga in mano.

Come si è arrivati alla situazione attuale di probabile definitiva estinzione di una benemerita categoria di lavoratori che tanto hanno contribuito e contribuiscono ad alleviare la fame dei cittadini?

Le ipotesi degli studiosi sono tante, gli studiosi non si mettono mai d’accordo su niente, l’importante è non dare ragione ai colleghi, visti come pericolosi concorrenti nell’arraffare fondi pubblici. Ma la verità è una sola, che subdoli poteri forti fanno di tutto per celare alla popolazione, specialmente ai diretti interessati.

Tutto è nato da una parola d’ordine propalata da misteriosi centri di interesse e che il passaparola ha esteso a tutta la popolazione: “Al contadino non far sapere quant’è buono il cacio con le pere”. Perché il contadino non deve saperlo? Per evitare speculazioni, turbative di mercato? Quali interessi hanno i produttori e i commercianti di formaggi e di frutta nello scoraggiare il ricorso al gustoso accostamento di cacio e pere per saziare il legittimo desiderio di interrompere il senso di fame dei contadini con un nutriente stuzzichino? E poi, perché negare cacio e pere soltanto al contadino (inteso come categoria, e quindi a tutti i contadini)?

Eppure, i produttori e i commercianti dovrebbero avere tutto l’interesse a incoraggiare i consumi di ciò che producono e vendono. Più aumentano i consumi e più aumentano i profitti, lo capiscono tutti. E allora, perché invece di scoraggiarne la diffusione, non ne propagandano il consumo, magari con interviste a nutrizionisti prezzolati o col ricorso a testimonial di grande appeal come Sofia Loren o Alessandro Gassmann?

E ancora, perché è vietato rivelare le virtù di cacio e pere, mangiati insieme, e lasciar correre su certi altri gustosi accostamenti, come per esempio prosciutto e melone, mozzarella e pomodoro (con un po’ di foglie di basilico), seppie e piselli, caffè e latte, pane e salame, pesche e vino, fave e pecorino?

In attesa che gli esperti dell’Onu, dell’Oms, del Bilderberg, dell’Ipcc propongano una spiegazione logica del drammatico fenomeno di estinzione, sento il dovere di rivelare io la verità. Lo dico a bassa voce, non si sa mai quali potrebbero essere le conseguenze, ma la verità è questa: i misteriosi complottisti stanno facendo di tutto, e ci stanno ahimé riuscendo, per eliminare la categoria dei contadini per sostituirli con macchine ingegnose, robot contadini meno costosi e non frenati da scrupoli di coscienza che a quelli in carne e ossa impediscono di trattare con nefaste sostanze chimiche cibi che finiscono sulla tavola anche delle loro famiglie.

E le vendite di formaggi e pere? Nessun problema, le vendite prosperano. I contadini, non potendo mangiarli finché lavoravano la terra, si sono affrettati a cambiare mestiere, scegliendone uno dove il divieto non è in vigore. E così è avvenuta, sta avvenendo, l’estinzione della categoria.

Questo spiega anche perché tra gli impiegati del catasto, tra i tecnici delle multinazionali tecnologiche, durante la pausa pranzo l’accoppiata cacio e pere ha grande successo, è sempre più diffusa.

Arrigo d’Armiento