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Etro, che errore entrare nella trappola di Giletti!

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Etro, che errore entrare nella trappola di Giletti! –

Raimondo Etro stavolta l’ha fatta grossa. Ha citato una frase di Graham Greene, molto ruvida, pesante, che nella sua bocca non poteva che essere letta nel modo scandalizzato di chi aveva intorno, ieri sera a Non è l’Arena.

“Meglio mani sporche di sangue che di acqua” scriveva Greene. Frase provocatoria, che non gli hanno perdonato, felici di poterla usare per poterlo cacciare dal programma a cui Giletti lo ha invitato per la terza volta. Evidentemente, la sua presenza fa salire l’audience.

Etro ha provato a spiegare di aver usato la frase per condannare chi usa lavarsi le mani come Ponzio Pilato di fronte a chi le mani le ha lorde di sangue, come dice la Santanchè di lui, che di sangue non si è mai macchiato, anche se ha fatto parte del gruppo di brigatisti che hanno assassinato Moro e la sua scorta.

Battuta infelice, specialmente per le orecchie refrattarie all’ironia, che però contiene una verità poco amata dai tanti ponzipilati che usano tirare il sasso e nascondere la mano. Avere le mani lorde di sangue come Lady Macbeth è cosa brutta assai, è terribile, e non è facile pulirle nemmeno ricorrendo al wcnet. Lavarsele alla maniera di Ponzio Pilato è peggio, è vile, ma di grande successo presso i ponzipilati.

Quanti tra i telespettatori, non dico tra gli stimati interlocutori di Non è l’Arena, quanti sono quelli che, davanti alle imprese delle Brigate Rosse e dei Nar, hanno mormorato “Hanno fatto bene” oppure “Hanno sbagliato la mira, avrebbero dovuto colpire quello e quell’altro”? “La bomba, saprei io dove metterla, altro che lì!” puntualizzano i più pignoli.

Le tricoteuse sono la categoria umana più numerosa sulla Terra, non solo nella Francia del Settecento. E l’Italia non fa eccezione. Le maglieriste nostrane sono sempre pronte a sferruzzare appagate dall’assistere all’assassinio del potente di turno e, poco dopo, alla decapitazione del boia.

Chi è che ha tirato il sasso e ha nascosto la mano lo sappiamo tutti, ma tutti siamo pronti a dimenticarlo. Chi c’era dietro le Brigate Rosse che hanno ucciso Moro? Per Pertini la risposta bisognava cercarla nell’ambasciata cecoslovacca, per altri dietro c’era il Kgb, per qualcuno c’era addirittura la Cia o i soliti servizi segreti deviati (ma nessuno dice deviati da chi).

E per i comunisti e i loro utili idioti, le Brigate rosse erano sedicenti, c’è voluta una comunista onesta e coraggiosa, Rossana Rossanda, per ammettere che i brigatisti “sono figli nostri”. E i padri li conosciamo tutti, molti ancora lì a pontificare, a proclamarsi democratici, subito dopo essersi lavate le mani.

L’ironia è una bomba che quasi sempre scoppia tra le mani di chi la usa. E l’ironia, in questo caso molto pesante, Etro l’ha usata trovandosi circondato da pubblici ministeri ostili, senza aver avuto l’opportunità di farsi assistere da un avvocato difensore. Giletti, da gran conduttore, sa che le discussioni animate, il parlare sopra la voce degli altri, fa aumentare l’audience, con i telespettatori a cui non interessa capire che cosa dicono gli ospiti, l’importante è assistere alla rissa, facendo il tifo per questo o per quello. Per questo motivo, forse, Giletti non ha permesso a Etro, un po’ confuso di suo e con poco fiato in gola, di spiegare che cosa intendeva far capire con quella citazione.

Una trappola, insomma. A cui Etro si è prestato forse solo per mettersi in tasca il gettone di presenza (ma lui garantisce che La7 gli ha pagato soltanto il tassì). Una trappola con una sola via d’uscita, quella di essere cacciato da Giletti che gli ha quasi chiesto scusa per non aver avuto altra possibilità per il suo rifiuto di chiedere scusa per una citazione che ospiti e conduttore hanno interpretato al contrario del suo significato.

Arrigo d’Armiento

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