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Fondo patrimoniale sì o no?

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    Gentile Notaio mi hanno consigliato il fondo patrimoniale per proteggere i miei beni dalla crisi post-Covid19: è uno strumento utile? cos’è nel dettaglio?

    Il clima d’incertezza generato dalla pandemia e le paure legate alle sue ripercussioni economiche stanno spingendo sempre più persone a chiedersi in che modo proteggere il proprio patrimonio a maggior tutela della famiglia. La creazione di un fondo patrimoniale è infatti il tema del momento, attorno al quale si fanno sempre più frequenti le domande a cui il nostro studio notarile è chiamato a rispondere.

     

    Si tratta di costituire un vincolo su determinati beni di proprietà appartenenti a uno o a entrambi i coniugi o anche a un terzo, in virtù del quale viene creato un patrimonio separato (o “patrimonio di destinazione”) con lo scopo di garantire le obbligazioni contratte dai coniugi solo per i così detti “bisogni della famiglia”. Una forma di protezione che mette al riparo i propri averi dalla mano di eventuali creditori che hanno concesso crediti per fini “estranei ai bisogni della famiglia”.

     

    Il fondo patrimoniale è dunque un valido strumento di tutela, ma la sua effettiva convenienza deve essere valutata caso per caso, insieme al proprio notaio di fiducia. È lui il professionista più adatto ad analizzare nel suo insieme i connessi aspetti legali, considerando inoltre che è la legge a definire sia i beni che possono essere vincolati, sia i creditori che possono rivalersi sul fondo patrimoniale: una categoria, quest’ultima, sempre più ampliata dal legislatore.

     

    La discriminante diventa quindi determinare il bisogno a cui il credito risponde. Negli ultimi anni, la giurisprudenza ha ampliato il concetto di “credito nato per i bisogni della famiglia”, fino a includere tipologie tradizionalmente estranee, come i crediti dell’Erario legati alle posizioni fiscali di uno dei coniugi oppure i debiti verso i fornitori.

     

    Tale orientamento consente ormai a quasi tutti i creditori di procedere con l’esecuzione forzata sui beni vincolati a fondo patrimoniale, riducendo così gran parte dell’efficacia dello strumento e impoverendo il valore e la sostanza dell’operazione. Non solo, ma i creditori hanno anche la facoltà, in determinate condizioni, di chiedere l’inefficacia dell’atto costitutivo del fondo patrimoniale entro cinque anni dalla data dell’atto (ex articolo 2901 codice civile) e di procedere all’esecuzione forzata sui beni vincolati ancora prima di aver ottenuto la sentenza dichiarativa di inefficacia dell’atto (articolo 2929 bis codice civile).

     

    Pertanto, anche se la normativa permette di vincolare a fondo patrimoniale beni immobili (abitazioni, pertinenze, negozi, uffici, laboratori, terreni), beni immobili registrati (autoveicoli, motoveicoli, natanti) e titoli di credito (purché nominativi, come le azioni) la costituzione di un fondo patrimoniale, a ben vedere, potrebbe non essere così conveniente o addirittura inutile. Ad esempio, se ci si trova di fronte a creditori che hanno già intrapreso azioni per il recupero del credito. A maggior ragione, quindi, occorre valutare bene il da farsi insieme a un notaio.

     

    A livello formale, il fondo patrimoniale si costituisce per atto pubblico o per testamento. Di solito, nasce dalla volontà dei coniugi mediante una convenzione matrimoniale alla presenza del notaio che, ai fini della sua opponibilità ai creditori, provvederà ad annotarne l’esistenza a margine dell’atto di matrimonio e a trascriverlo presso la conservatoria dei registri immobiliari se vi sono beni immobili vincolati.

     

    Una volta finalizzata l’operazione, ciascun coniuge rimane proprietario dei beni conferiti, ma la loro amministrazione avviene secondo le regole della comunione legale: per gli atti ordinari può agire ciascuno dei coniugi disgiuntamente, mentre per quelli straordinari servirà l’intervento congiunto di entrambi i coniugi (a prescindere da chi sia il proprietario del bene). In caso vi siano figli minori, può essere necessaria l’autorizzazione preventiva del giudice, che però può essere derogata dall’atto costitutivo.

     

    La cessazione del fondo patrimoniale avviene a seguito di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio. In caso di figli minori, il fondo patrimoniale resta in vita fino al raggiungimento della maggiore età da parte del più giovane dei figli (art. 171 codice civile). Ciò vale anche in caso di annullamento del matrimonio.

     

    Per completezza, va infine precisato che la costituzione di un fondo patrimoniale non è, di per sé, reato di sottrazione fraudolenta del patrimonio del debitore (come da art. 11 D.lgs. n. 74/2000), in particolare per quanto riguarda i debiti verso l’Erario. Infatti, è uno strumento legittimo per la gestione dei beni della famiglia ma occorre tenere presente che se ha come unica oggettiva finalità il sottrarsi al pagamento delle imposte, il suo eventuale uso fraudolento è punito severamente.

     

    Dunque, fondo patrimoniale sì o no? Anche in questo caso, rimane fondamentale avvalersi di una guida esperta, come il notaio, per evitare passi falsi. Occorre comunque sottolineare che la straordinarietà della crisi in atto, di cui è oggi imprevedibile determinare profondità e durata, potrebbe richiedere una strategia più ampia per la tutela della famiglia dal punto di vista economico e patrimoniale. Per gli aspetti legali e fiscali di questa strategia la figura del notaio è da oltre un secolo la figura di riferimento.

     

     

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