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La Lazio trionfa nella sagra delle amnesie

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Grazie ad un punteggio tennistico, seppur con troppa sofferenza, la Lazio asfalta il fanalino di coda Benevento. Sono sei i gol realizzati dagli uomini di Inzaghi, capaci di giocate di prestigio unite ad amnesie collettive da pelle d’oca.

La sagra degli strafalcioni, tuttavia, non viene aperta dai biancocelesti, bensì dal portiere ospite Puggioni. Immobile lanciato a rete cerca di scavalcare l’estremo difensore delle streghe, che esce dall’area e frena la corsa della sfera con un braccio. Calvarese non esita ad estrarre il rosso. Da qui in poi si pensa ad una gara in discesa; l’unico onere dei padroni di casa doveva essere quello di passare in vantaggio per poi gestire il tutto. Peccato che la frase si realizzi a metà. Immobile sigla il vantaggio, illudendo tutti di fare una scampagnata pre pasquale. Non è d’accordo Cataldi che, nel più classico dei gol degli ex, trafigge su punizione uno mal posizionato Strakosha, pareggiando i conti.

L’Olimpico inizia a rumoreggiare. Il primo tempo finisce con lo spauracchio di non portare a casa una gara sulla carta facile. Si torna dall’intervallo nel torpore generale, ma il mister vuole dare la scossa. Inzaghi toglie Bastos inserendo Caicedo, passando al 4-3-1-2, con Anderson dietro le due punte. Ma l’imponderabile è dietro l’angolo.

Il Benevento, seppur in dieci uomini, sfrutta le dimenticanze di Patric, che si lascia sfuggire la sgaloppata dell’ex Lombardi. Quest’ultimo mette in mezzo il pallone che si tramuta in oro grazie alla conclusione di Ghuillerme.

Cala il gelo tra i tifosi di casa, ma non in campo. Ci si rende conto quanto sarebbe inaccettabile un risultato simile. Sul terreno di gioco arriva il messaggio: attaccare per salvare la faccia. Ed ecco che i cambi di Inzaghi diventano decisivi.

Prima Caicedo pareggia i conti, poi De Vrij sfrutta l’immobilismo generale sul corner di Luis Alberto. Un’altra amnesia, stavolta del subentrato Brignoli, regala ad Immobile il suo ventiseiesimo gol in campionato, il centesimo della stagione della Lazio. Sigillano la pratica il mirabolante tiro di Leiva ed il rigore di Luis Alberto. Tutto svanisce nei tre punti, fondamentali per la corsa al quarto posto.

Tanta, troppa la paura per gli uomini di Inzaghi, che sfruttano la superiorità tecnica e fisica nel lungo periodo, uscendo vincitori dalla sagra della negligenza generale. I sei gol oscurano gli errori e le varie nefandezze, sulle quali bisognerà lavorare per poter volare nell’Europa che conta e per meritarsi le agognate note della Champions.

Tommaso Franchi

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