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Lazio-Atalanta, un tempo ciascuno non fa male a nessuno: 3-3

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Lazio-Atalanta, un tempo ciascuno non fa male a nessuno: 3-3 –

La Lazio non perde l’abitudine, convinta che le partite durino in tutto 45 minuti. E gioca benissimo una volta il primo tempo e una volta il secondo.

Oggi, dopo aver speso il primo tempo ferma, intenta a ammirare il gioco e i gol, tre, dell’Atalanta, si è ripresentata nel secondo come la vera Lazio, finalmente aggressiva, finalmente con un gioco in testa più che nei piedi.

Inzaghi ha sostituito Parolo, apparso stanco e spaesato, con un Cataldi deciso e con le idee chiare. E ha inserito Patric, un altro con la voglia di far vedere che qualcosa vale, al posto di Marusic, stanco e spaesato pure lui, non si sa perché. E il gioco è arrivato, e i gol pure.

Intendiamoci, non è che nel primo tempo i biancazzurri abbiano regalato tre gol ai bergamaschi come grazioso omaggio a chi veniva da lontano. L’Atalanta i gol se li è guadagnati con un gioco rapido, con passaggi precisi, con calciatori che mostravano di aver imparato a memoria che cosa fare in campo. E la doppietta di un grande Muriel e il gol di Gomez sono stati la conclusione di tre azioni geometriche, perfette, concluse da due campioni. Favoriti, però, dalla lentezza delle gambe e dalla confusione delle menti dei laziali, fermi a contemplare gli avversari.

Tutta un’altra storia nel secondo tempo, coi biancazzurri finalmente aggressivi e con le idee chiare. Merito dei cambi e merito della sfuriata che Inzaghi ha tirato fuori sicuramente nello spogliatoio.

Aggredisci, aggredisci e alla fine qualche avversario pensa bene di fare un fallo in area per impedire a Immobile, a Correa e, nel recupero, a Caicedo di buttare la palla in rete.

I due rigori li ha trasformati Ciro Immobile, il gol lo ha firmato Correa.

Che partita, quante emozioni, se nessuno in tribuna o in curva è stato colto da infarto, è solo perché con la Lazio queste rimonte, queste follie ha abituato il pubblico: non sono un’eccezione, sono una regola.

Giovedì c’è il Celtic, domenica a Firenze. Non c’è tempo per leccarsi le ferite, per pensare. Bisogna solo ricordarsi che le partite durano novanta minuti. E correre e giocare a calcio per tutti i novanta minuti.

Bruno Cossàr

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