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Lazio fermata dall’Empoli e dal panettone: 3-3

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    Lazio fermata dall’Empoli e dal panettone: 3-3 –

    Che l’Empoli in trasferta fosse più pericoloso che in casa si sapeva. Come si sapeva che il panettone fa sentire il suo potere nella prima partita dopo la pausa natalizia. Ma la Lazio, che sonno nei primi tragici minuti all’Olimpico!

    Dopo aver preso due gol s’è svegliata e ha combattuto alla sua maniera raggiungendo il pareggio nel terzo minuto del lungo recupero, sette minuti decisi dall’arbitro Giua. E dopo aver sbagliato con Immobile un rigore e con Patric segnando un gol annullato per tocco di mano del laziale, un tocco contestato dai padroni di casa ma confermato dal Var e da Giua.

    Vediamo i gol, cominciando dalla papera di Strakosha favorita dall’immobilità di tutta la difesa laziale. È il quarto minuto del primo tempo, con i laziali ancora sonnolenti e i toscani ben svegli e con brutte intenzioni. Mentre i difensori romani sono intenti a guardare che cosa succede come se stessero assistendo alla partita davanti al televisore, su retropassaggio avventato di Hysaj, Strakosha esce in ritardo e nel tentativo di cacciare via il pallone stende Di Francesco. È rigore, non ci son santi, le proteste non stanno né in cielo né in terra. Rimane da capire dove stavano, o a che cosa pensavano, i difensori biancocelesti. Due minuti dopo, è il 6’, Bajrami trasforma in gol.

    I tifosi presenti aspettano una decente reazione della loro squadra. E, invece, arriva il secondo gol dell’Empoli. Sono passati appena due minuti quando Stojanovic passa il pallone a Bajrami che crossa verso Di Francesco fermato da Luiz Felipe, ma sul pallone arriva per primo Zurkowski che, tutto solo, non fatica a battere Strakosha, con la difesa laziale intenta a guardare.

    Finalmente i biancocelesti decidono di svegliarsi, due gol li hanno avvertiti che la partita è cominciata e che stanno perdendo di brutto. È il 14’ quando Milinkovic Savic crossa su Immobile che di testa batte il portiere Vicario (che, nonostante il nome, non è vicario ma è il bravissimo titolare dell’Empoli).

    I laziali prendono coraggio, capiscono che possono pareggiare e anche vincere. Del resto, sono abituati alle rimonte. Ma l’Empoli non ci pensa proprio a rendere facile il compito della Lazio. Al 16’ Acerbi risolve a modo suo un attacco ben orchestrato da La Mantia che serve Di Francesco, il cui cross è intercettato dal laziale.

    Due minuti dopo Giua estrae il primo cartellino giallo, mostrandolo a Luiz Felipe entrato duro su Parisi. Cinque minuti dopo, al 23’, batosta per la Lazio: Acerbi crolla a terra con un problema muscolare. Chiede sùbito il cambio e viene sostituito da Patric.

    Continuano gli assalti biancocelesti al fortino di Vicario. Ci provano Immobile, Milinkovic Savic, Felipe Anderson che centra una traversa, Luiz Felipe su calcio d’angolo di Luis Alberto, ma a parare pensa Luperto. Al 33’ Parisi mostra anche lui un problema muscolare (ah!, la sosta!) e viene sostituito da Marchizza, sùbito ammonito per un intervento in ritardo su Felipe Anderson.

    Continuano a provarci i laziali con Milinkovic Savic, Pedro e di nuovo  Milinkovic Savic, ma non cambia niente fino al termine del primo tempo.

    Nel secondo tempo, Bandinelli sostituisce Zurkowski. La Lazio riprende a assaltare il fortino empolese con Pedro e Immobile, poi con Luis Alberto che spara vicino ai pali di Vicario, Pedro si prende un giallo per un’entrata dura su Ricci.

    Al 59’ azione in grande stile della Lazio, con Felipe Anderson, Immobile e Milinkovic Savic con tiro finale di Luis Alberto che accarezza il palo.

    Sùbito dopo, Sarri manda a riposare in panchina Cataldi e Pedro, che hanno dato tutto e di più, e fa entrare a guadagnarsi lo stipendio Lucas Leiva e Mattia Zaccagni. Tre minuti dopo, altro giallo: stavolta tocca a Marusic per una carezza a Di Francesco appena fuori dell’area. Bajrami esce e entra Stulac.

    Finalmente, al 66’, la Lazio trova il pareggio, cercato da parecchi minuti. Su traversone di Felipe Anderson, Milinkovic Savic ci mette la testa e batte Vicario: 2-2. Non contenti, i laziali due minuti dopo provano a portarsi in vantaggio. Su respinta di Vicario, Immobile prova a infilarlo, ma il portiere respinge ancora. Ciro recupera il pallone e lo passa a Milinkovic Savic raccomandandogli “Adesso provaci tu”, ma niente da fare, il pallone finisce troppo alto.

    Luis Alberto si guadagna anche lui un cartellino giallo per proteste. Andreazzoli spedisce in Panchina La Mantia e Ricci sostituendoli con Pinamonti e Viti.

    Al 75’ arriva il gol che sembra uccidere i sogni di vittoria della Lazio. L’Empoli va in vantaggio con Di Francesco su invenzione di Marchizza: 2-3.

    La Lazio non si arrende, si tira su le maniche e pochi minuti dopo Patric illude i tifosi infilando la porta di Vicario in un’azione confusa. Ma il gol di Patric, che Giua aveva convalidato, non è piaciuto al Var di Banti che ha visto un tocco di mano del laziale. Giua va a guardare la ripresa televisiva e, nonostante l’evidente involontarietà del tocco – il braccio di Patric era lungo il corpo – annulla.

    Partita finita? No, no, la Lazio non ci sta. Mancano ancora dieci minuti più il recupero (lunghissimo, sette minuti) e i biancocelesti sono decisi a dare tutto quello che gli è rimasto nelle gambe e nella testa. All’86’ quella che sembra la svolta decisiva: Luperto in area dà una gomitata in testa a Immobile e il rigore è inevitabile. Tira Ciro ma, forse ancora un po’ intontito dallo scontro, centra il portiere sparando poco angolato.

    Di nuovo, partita finita? Non sia mai! Sarri tenta l’ultima carta, fa entrare Lazzari al posto di Hysaj. Un attaccante al posto di un difensore. Si arriva così al 93’ e la svolta decisiva finalmente c’è. Ci pensa ancora Milinkovic Savic, eroe della partita. Zaccagni spedisce un pallone con un drone teleguidato sul serbo che con eleganza batte ancora Vicario.

    Sospiro di sollievo per la mancata sconfitta e un po’ di delusione per aver perso l’appuntamento con i tre punti. Ma la Lazio è sempre lì, con la zona Europa non troppo più in alto.

    Bruno Cossàr

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