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Lazio senza difesa, Atalanta corre e vince

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Lazio senza difesa, Atalanta corre e vince –

C’è poco da piangere, se non sai difenderti è inutile sperare che gli avversari sbaglino tutti i tiri verso la tua porta. La Lazio di oggi non aveva difesa e non aveva velocità nelle gambe di chi doveva correre dietro a aiutare il povero Acerbi, l’unico che a difendere ci ha almeno provato.

Lo scontro diretto tra le due rivali nella corsa alla Champions era cominciato bene per i padroni di casa, ma peggio non poteva proseguire.

Al terzo minuto, la Lazio va subito in gol con Parolo, che pare abbonato a punire l’Atalanta, violata cinque volte nella carriera dal centrocampista laziale. Parolo è fatto così, quando gli capita un pallone tra i piedi, non si ferma a pensare a chi poterlo passare dandogli la responsabilità di sbagliare o l’onore di fare gol. Lui tira subito verso la porta avversaria e ogni tanto ci azzecca.

Passano una ventina di minuti, e l’Atalanta, una squadra che non si arrende mai, restituisce la scortesia ai padroni di casa, con Zapata che approfitta della solita confusione della difesa laziale per battere Strakosha. È la solita abitudine dei difensori biancazzurri, che non sanno mai a chi tocca provare a impedire al bomber avversario di trovarsi da solo davanti al povero Strakosha.

Il primo tempo finisce 1-1 e bisogna ringraziare Ilicic che al 29’ si mangia un gol fatto, allargando troppo la mira, con Strakosha ormai battuto.

Il secondo tempo mostra subito le intenzioni degli ospiti, che corrono di più, che osano di più dei padroni di casa. Al 55’ Simone Inzaghi fa entrare Correa al posto di Caicedo, ammonito e poco a suo agio con tutti quegli avversari intorno. Sì, i bergamaschi sono più dei romani, anche se a contare le maglie sono sempre undici contro undici, ma loro sono sempre di più sia in difesa e sia in attacco. Tutti centometristi, a differenza dei laziali.

Ma Inzaghi, perché ha atteso il 55’ per far scendere in campo Correa? È un fantasista, un inventore di gioco, è essenziale in una squadra che non inventa più niente, a parte i tiri al volo di Parolo e i velleitari lanci dai laterali verso inesistenti attaccanti. Le malelingue mormorano, ma non ci sono prove, che il portoghese fosse in ritardo perché troppo impegnato dal suo parrucchiere di fiducia che gli stava tinteggiando di giallo la sua capigliatura.

Gli atalantini non perdono tempo a ammirare il nuovo look di Correa e passano subito all’incasso. Al 58’ Wallace perde la palla, Gomez la recupera e la passa a Castagne che pensa bene di infilarla in rete, alle spalle di uno Strakosha che non sa più da che parte guardarsi.

Non basta. La Lazio tenta di reagire, ma le urla di Inzaghi non bastano a mettere le ali a chi le ali non le ha. Ci pensa Wallace, sempre lui, a risolvere la partita. Calcio d’angolo, Gomez tira in mezzo, il pallone colpisce Wallace che involontariamente trafigge di nuovo Strakosha.

I laziali possono lamentarsi di un mani di Masiello in area, non visto da Calvarese e neanche dal Var e interpretato fallo in attacco di Neto sempre su Masiello, un intervento che poteva essere interpretato come ostruzione del bergamasco.

Lamentarsi è inutile. Con la difesa colabrodo non si vince mai. La Lazio può dire addio all’Europa e prepararsi a una nuova brutta o decente figura nel prossimo turno a Cagliari.

Bruno Cossàr

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