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Lazio travolta a Verona, poker di Simeone

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    Lazio travolta a Verona, poker di Simeone –

    Repetita non giova per niente, è inutile ripeterlo: la Lazio non ce la fa a giocare due partite a settimana, una partita ogni tre giorni. Non ha ricambi validi, mettere insieme una formazione in grado di combattere una partita di calcio è impossibile.

    Quando poi in difesa mancano Acerbi e Luiz Felipe si prendono quattro gol, quelli messi a segno da Simeone oggi nella fatal Verona. A Immobile la magra soddisfazione di aver segnato il gol della bandiera. Un gol bello e inutile.

    Sarri ha nella rosa un Luis Alberto solo, gliene servirebbero almeno due. E vale anche per Immobile, per Acerbi, per Leiva, per Milinkovic Savic, per Lazzari, per Felipe Anderson.

    Può fare prediche dalla mattina alla sera, può urlare al suo esercito di correre, di andare incontro alla palla, di smarcarsi. La testa dei calciatori dice sì, le loro gambe dicono no. Bravissimi nel gioco da fermo, nel passarsi il pallone avanti e indietro, nel divertirsi con la tecnica dei passaggini inutili che annoiano gli avversari e gli danno il tempo di organizzare pericolose azioni di risposta.

    Oggi a Verona la Lazio ha giocato come il gatto col topo, ma il topo era la squadra di Roma. I veneti hanno fatto tutto quel che volevano contro una difesa sguarnita, un centrocampo impotente come l’attacco. Pochi lampi di gioco laziale, tanto per mostrare che le capacità le hanno, la forza di trasformarle in azioni concrete no.

    Leggiamo la tabella dei gol: al 30’ Simeone; al 36’ Simeone; al 46’ Immobile; al 62’ Simeone; al 92’ Simeone. Possibile che non ci sia stato un romano volonteroso per bloccarlo? La volontà c’era, la forza di obbedirle no.

    Passiamo ai gol. 30’: passaggio filtrante di Caprari, l’inventore del gioco d’attacco veneto, e Simeone che infila Reina. 36’: cannonata di Simeone da 20 metri, Reina non fa in tempo nemmeno a guardare la traiettoria del pallone. 46’: Immobile dà l’illusione che la pausa sia servita a Sarri per praticare iniezioni rinvigorenti ai romani. Il gol è bello, è il Ciro dei tempi migliori, che trafigge Montipò sfruttando un passaggio d’oro di Milinkovic Savic. Ma la spinta dei laziali si arresta qui, dopo anche una traversa centrata da Milinkovic Savic e tre occasioni sprecate da Patric, Luis Alberto e Lazzari.

    Al 62’ il Verona spegne i sogni biancocelesti con un gol, il terzo, di Simeone, con Caprari, sempre lui, che gli fa dono di un pallone che si insinua tra le magliette più bianche che celesti, un gioco per il centravanti spedirlo alle spalle di Reina.

    E si arriva alla fine della partita con un altro gol di Simeone. È il 92’ quando Faraoni da destra lancia una palla calibrata al decimo di millimetro sulla testa del compagno che fa poker. E ride, soddisfatto e incredulo, una cosa del genere non gli era mai capitata e non gli capiterà spesso.

    I cambi: al 45’ Ceccherini sostituisce Casale che ha qualche problema; al 56’ Luis Alberto sostituisce troppo tardi Akpa Akpro, ammonito, e Lazzari prende il posto di Hysaj, stanchissimo; al 63’ escono Leiva e Pedro per far posto a Cataldi e Moro; al 69’ Tameze prende il posto di Veloso, che ha dato tanto al Verona, ma non ne ha più; Sutalo sostituisce Gunter, e all’81’ Tudor fa uscire Ilic e Lazovic sostituendoli con Hongla e Magnani, cosi il mister fa giocare un po’ anche loro, che in panchina s’annoiavano.

    E adesso non rimane che aspettare il turno infrasettimanale, col Verona che farà visita all’Udinese e quel che rimane dei romani a affrontare la Fiorentina all’Olimpico. Riuscirà Sarri a rimettere in campo undici calciatori che, anche se non in perfetta forma, almeno si reggano in piedi? Lo vedremo presto.

    Bruno Cossàr

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