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Lazio, tutto perduto fuorché l’orgoglio

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    Lazio, tutto perduto fuorché l’orgoglio –

    Presentarsi a Monaco di Baviera con uno svantaggio di quattro reti a una non dava certo grandi speranze ai biancocelesti. Eppure la Lazio, sconfitta dal Bayern per 2-1, è uscita a testa alta da una Champions che l’ha vista impegnata contro i mostri tedeschi.

    I romani hanno perso, hanno perso tutto meno l’orgoglio col quale hanno affrontato a viso aperto Lewandowski e soci.

    Ci ha pensato Parolo, uno abituato a non arrendersi mai, a dare l’anima fino all’ultimo secondo, a segnare il gol della bandiera.

    Dal primo minuto s’è visto che c’era poco da fare per recuperare i tre gol di svantaggio rimediati all’andata. Muriqi e Correa si sono impegnati al massimo dalle prime azioni, senza riuscire a concretizzare, mentre il Bayern lasciava fare, conscio della propria superiorità.

    La partita è cambiata al 33’ col rigore realizzato da Lewandowski per una inutile trattenuta di Muriqi ai danni di Goretzka, che non sarebbe mai stato in grado di fare buon uso della palla, ormai persa. Lewandowski ha usato tutta la scaltrezza derivata dall’esperienza per fare una brevissima pausa nella corsa verso il pallone, in modo da vedere da che parte si sarebbe lanciato Reina, e ha colpito inesorabilmente. Fermarsi mentre si tira il rigore è vietato, ma se la pausa è breve, l’arbitro non se ne accorge o fa finta di non accorgersene. Del resto, ormai lo fanno tutti i rigoristi.

    Poco prima Radu si era guadagnato il cartellino giallo, e poco dopo il gol un altro giallo se lo è guadagnato Milinkovic Savic. La squadra non aveva più idee, né chiare né approssimative. Muriqi, Milinkovic Savic e Correa ci provano ancora, senza risultati. Poco prima della fine del primo tempo Fares cadendo si fa male a un ginocchio, cosa che lo costringerà a abbandonare il posto a Lulic all’inizio della ripresa.

    La Lazio prova a far vedere di essere ancora viva, mentre il Bayern sembra avere voglia di controllare la gara senza faticare troppo. Lulic salva su Gnabry. Brutto incidente al 54’ a Lazzari, colpito a una mano, con forti dolori per un mignolo rovesciato. Al suo posto entra Parolo, l’eroe della giornata, mentre Pereira sostituisce Muriqi. La Lazio, senza Immobile e senza Caicedo, affida gli assalti a due bravi inventori di gioco e rifinitori, Correa e Pereira, che non hanno però il fisico e le caratteristiche di sfondatori.

    E così a sfondare sono di nuovo i tedeschi che al 73’ vanno in gol con Choupo-Moting che batte Reina con un giro al volo.

    La partita era persa già prima di cominciare, figuriamoci sotto di due gol. Ma ecco riemergere l’orgoglio della Lazio, che ormai non ha proprio più nulla da perdere.

    Luis Alberto, provato da tanto impegno, lascia il posto a Danilo Cataldi, che prova a svegliare i compagni. I quali ci provano con il solito Correa, che le prova tutte e si guadagna anche un giallo per una simulazione in area. Ma è all’82’ che i biancocelesti mostrano ai tedeschi di non essere andati a Monaco soltanto per una gita per fuggire dal lockdown.

    Punizione di Pereira, che ha la mira giusta, e manda il pallone in area Bayern dove Parolo è appostato in agguato e non si lascia sfuggire il pallone che di testa gira in rete. Parolo di questi scherzi in carriera ne ha fatti tanti. Lui quando ha un pallone tra i piedi o sulla testa non cincischia, non ci pensa troppo, spara sùbito e spesso ci prende.

    Inzaghi sa che la partita è finita e regala a Akpa Akpro, che forse meriterebbe di più, una decina di minuti in campo inserendolo al posto di Escalante. Pereira ci riprova con un corner che la testa di Acerbi devìa appena sopra la traversa. E la partita finisce poco dopo, sempre con i romani in attacco e i tedeschi impegnati a non prenderle.

    La Lazio termina agli ottavi di finali l’avventura nella Champions. Il Bayern è promosso ai quarti. Adesso la squadra di Inzaghi ha un solo traguardo, raggiungere la zona Europa in questo finale di campionato, senza più faticosi impegni di coppa. Domenica trasferta a Udine, e ricomincia la rincorsa.

    Bruno Cossàr

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