Le rubriche di RomaDailyNews - OPS - Opinioni politicamente scorrette - di Arrigo d'Armiento

L’Europa? Non esiste, non può esistere

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    L’Europa? Non esiste, non può esistere –

    In questi giorni lo vedono tutti, anche chi fa finta di non vedere. L’Unione Europea è tutto meno che unione e di europeo ha soltanto la geografia, l’insieme di popoli diversi per cultura, per storia, per religione, per usi e costumi, che hanno passato gli ultimi duemila anni a farsi la guerra tra loro cercando di dominare gli altri, di impossessarsi dei loro tesori, molto spesso riuscendoci.

    Gli europeisti convinti, gli eredi di Altiero Spinelli più che di De Gasperi, Schumann e Adenauer, sognano di fare dell’Europa una federazione come quella americana. Senza tener conto che gli Usa sono nati in modo totalmente diverso dall’Ue.

    Erano un solo popolo, di origine britannica, più qualche francese in Louisiana. Poi, hanno importato gli africani, hanno conquistato il Texas messicano. L’immigrazione di italiani, ebrei, tedeschi, ispanici, polacchi è stata successiva e assimilata dagli anglofoni di buona o mala voglia. E tutti si sono affrettati a imparare a parlare la stessa lingua.

    Volevano tutti separarsi dalla Gran Bretagna che li sfruttava come colonia. Hanno litigato tra loro solo una volta, con la guerra di secessione, poi si sono messi d’accordo. Hanno rielaborato una cultura tutta loro, prendendo a prestito quel che trovavano utile nelle culture degli europei lì immigrati.

    Insomma, gli americani sono un popolo, gli europei no. Per questo De Gaulle non voleva sentir parlare di federazione europea, e tanto meno di Unione, e suggeriva di formare una vaga confederazione chiamandola Europa dei popoli.

    Sì, dei popoli, perché gli europei non sono e non saranno mai “un” popolo, ma soltanto popoli diversi, per lingua, per cultura, per religione, per interessi, con un solo punto in comune: la geografia, che però divide il continente con catene montuose e grossi e lunghi fiumi, confini naturali.

    Il sogno di De Gasperi, Schumann e Adenauer aveva un senso subito dopo la guerra, con città distrutte, economie a terra, con la voglia di litigare ridotta a zero. Ma sì, mettiamoci insieme e risorgiamo più belli, più ricchi, più potenti che pria! Un’illusione durata poco.

    Quando Gaetano Martino con un trucco riuscì a far firmare un impegno e una data per firmare l’accordo da cui sarebbe nato il Mec, o Cee come si preferì chiamare la zona di libero scambio tra i sei paesi fondatori, il sogno era già svanito, ma il meccanismo funzionava e l’economia europea resuscitò.

    Il crollo dell’Unione Sovietica fu l’occasione per distruggere quel che di buono aveva creato la Cee. L’allargamento a 28 Stati, e i trattati capestro di Maastricht, seguiti da mille aggiustamenti anti-democratici, decisi senza consultare i popoli e spesso neanche i governi, hanno rovinato il giocattolo, costruito pensando di travasare nell’Ue il meccanismo del Comecon e soprattutto la parola magica Unione, rimasta orfana dopo il crollo sovietico.

    I primi ad accorgersi della trappola sono stati gli inglesi, che a fatica sono riusciti a tagliare la corda. Ma ora se ne sono accorti un po’ tutti: i greci, ridotti alla fame da Bruxelles, gli italiani stanchi di dare cento all’Ue e di riceverne 50, per di più condizionati da norme capestro. E Spagna, e Portogallo, e Irlanda, che credevano di guadagnare dall’essere sfruttati. E i paesi arricchiti a spese degli altri, come la Germania e l’Olanda, mai soddisfatti dei benefici ottenuti e sempre a protestare per ottenerne di più, sempre a spese degli altri.

    A difendere l’idea di Europa sono rimasti quelli che all’inizio la contrastavano. Contrastavano l’Europa liberale come adesso appoggiano l’Europa socialista, l’Europa gestita e sfruttata dai poteri forti, brutto eufemismo moderno per evitare di usare le parole speculatori, sfruttatori, monopolisti.

    E c’è gente che ancora si stupisce vedendo Stati, soci europei, che accaparrano, sottraggono, sequestrano mascherine e forniture sanitarie destinate ai paesi che hanno subito i maggiori danni dal virus letale. Letale, sì, ma che sia letale per l’Unione Europea.

    Arrigo d’Armiento

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