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L’Inter corre di più e segna 3 gol alla Lazio

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L’Inter corre di più e segna 3 gol alla Lazio –

Che nel gioco del calcio chi corre di più ha migliori possibilità di vincere le partite è cosa risaputa. Ma l’Inter, stasera, sotto l’uragano, come diavolo ha fatto a essere presente in superiorità numerica in ogni angolo dell’Olimpico? Li ho contati, davanti a Handanovic erano nove o dieci, davanti a Strakosha erano nove o dieci.

E i laziali quanti erano? Quattro o cinque davanti a Strakosha, e quattro o cinque davanti a Handanovic, quando non era Ciro Immobile da solo a tentare l’impossibile. Con Caicedo sempre intento a pensare a chi passare la palla, invece di buttarla in porta come devono sempre fare gli attaccanti. E con Correa entrato troppo tardi a sostituirlo.

Se poi si guarda a come giocano, gli interisti si trovavano sempre, si divertivano a passarsi il pallone con goffi tentativi di risposta dei laziali, a cui non giovava arrabbiarsi.

Ma l’avete visto il primo gol di Icardi, con i biancazzurri impegnati a ammirare i giocolieri nerazzurri che facevano un-due-tre buca c’è?

E il gol di Brozovic? Un avversario ha il pallone e i laziali non vanno in due o tre a impedirgli di tirare, da quella distanza, poi. Nessun laziale è mai riuscito a raggiungere la porta di Handanovic da fuori area, hanno sempre trovato un muro davanti a impedirlo. Ah, già, gli interisti erano una decina, potevano bloccare qualsiasi tiro. Succede specialmente a chi sa in quale posizione mettersi.

E il terzo gol, quello che Icardi ha infilato dietro le spalle di Strakosha senza che nessuno cercasse di impedirlo? Che Icardi è bravino lo sanno tutti, ma i laziali hanno dimenticato che per fermarlo ci vogliono almeno due difensori, se non tre. Uno non basta, specie se è distratto.

Immobile s’è lagnato più volte con l’arbitro Irrati, che ha sorvolato troppo sui falli subiti dall’attaccante laziale. Ma che volete, pioveva…

Archiviamo questa sconfitta e lasciamo che l’Inter ci guardi dall’alto. L’Inter corre, la Lazio è lenta. Ma il campionato è lungo e, come si dice, chi va piano va sano e va lontano. Speriamo non troppo lontano dalla zona Champions.

Bruno Cossàr

 

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