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Montanelli fa lo sconto alle colpe di Pitigrilli

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Montanelli fa lo sconto alle colpe di Pitigrilli –

In questi giorni, forse il 5 o forse il 9 maggio, secondo fonti diverse, è l’anniversario della nascita di Pitigrilli, nato nel 1893 e morto, la data è certa, l’8 maggio del 1975. E qualche giornale ne approfitta per raccontare la vicenda terrena di uno scrittore di grande successo internazionale, oscurato in Italia dall’onta di essere stato una spia dell’Ovra.

Le fonti, vatti a fidare di internet, lo dànno nato a Torino oppure a Saluzzo. Dino Segre, figlio di un ufficiale del regio esercito, di religione israelita, e di una farmacista cattolica che lo fece battezzare all’insaputa del padre, scelse lo strano pseudonimo – Pitigrilli per ricordare la stola di petit-gris che ornava le spalle della madre – per nascondere un cognome ebreo che non amava, per ripicca contro i parenti che non gli perdonavano di essere stato battezzato.

L’autore di Cocaina, di Mammiferi di lusso, di Oltraggio al pudore, il giornalista editore di “Le grandi firme” e de “Il dramma”, esule a Parigi in odore di antifascismo per aver pestato i piedi a un rivale in amore – la femme fatale era Amalia Guglielminetti, la ex di Guido Gozzano, la “donna che ha fredde le mani e gli occhi cerchiati di blu e i seni rivolti all’insù come i fiori degli ippocastani” – fu smascherato da Emilio Lussu come la spia dell’Ovra che aveva inguaiato il gruppo torinese di Giustizia e Libertà.

Colpevole, innocente? Chissà. Non fu sottoposto a processo, le prove non sono mai state chiare. Dubbi sulla sua delazione, pagata con cinquemila lire al mese, un bello stipendio, li hanno espressi anche alcune sue presunte vittime, come Vittorio Foa e la figlia di Leone Ginzburg, Natalia.

Lui ha sempre negato, accusando ipoteticamente e senza prove il collega Anselmo Jona di aver falsificato le lettere all’Ovra. All’epoca, gli stipendi venivano pagati in contanti, non c’era come oggi l’obbligo del bonifico e non ci sono perciò prove di chi abbia incassato il compenso.

Sfogliando vecchi giornali, proprio in questi giorni mi è capitata sotto gli occhi una risposta di Indro Montanelli a un lettore della sua Stanza (Corriere della sera 20 dicembre 2000).

Montanelli scrive così: “Purtroppo ho dovuto arrendermi all’evidenza delle prove. Però sono tuttora convinto ch’egli entrò nella famigerata Ovra non per fare del male agli altri, ma per impedire agli altri di fare del male a lui come avevano tentato il suo persecutore Brandimarte (il rivale in amore, ndr) e certi suoi amici di cui è meglio tacere i nomi, giunti persino a falsificare certe sue lettere”.

Insomma, Montanelli crede che le lettere di Pitigrilli all’Ovra non siano tutte di Pitigrilli, ma molte o poche siano opera di falsari interessati.

Il mistero rimane. Pitigrilli si rifugiò in Argentina, dove ricominciò a scrivere articoli e libri di successo internazionale, che in Italia trovavano poco spazio soltanto sulla Tribuna Illustrata e presso l’editore Sonzogno. Spiegò a Montanelli la sua fuga raccontandogli la storiella del cammello che scappava inseguito dai cacciatori di lepri. “Ma tu non sei una lepre, sei un cammello. Perché scappi?”. La risposta del cammello è la risposta di Pitigrilli a chi gli dava la caccia: “Quando i cacciatori ti circondano e cominciano a spararti, è troppo tardi per fargli notare che non sei una lepre”.

Arrigo d’Armiento

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