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No alla violenza sugli arbitri, anche quando se la meritano

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No alla violenza sugli arbitri, anche quando se la meritano –

Un giovane arbitro, Riccardo Bernardini, giorni fa è stato brutalmente picchiato dai genitori di alcuni ragazzi di una squadra di calcio di promozione di San Basilio, uno dei quartieri più degradati della capitale. L’arbitro aveva commesso ai loro occhi il grave peccato di aver espulso due giocatori della squadra di casa a pochi minuti dal termine della partita.

Sto dalla parte di quest’arbitro, non accetto che i tifosi pretendano di dettar legge usando per di più la violenza. Quell’arbitro avrà avuto sicuramente le sua buone ragioni per mostrare il rosso a due calciatori di casa.

Però non posso nell’occasione non ricordare un altro arbitro che, quasi vent’anni fa, assegnò un rigore non solo inesistente, ma richiesto dall’allenatore della squadra ospite con l’urlo diretto al proprio centravanti: “R., buttete che te lo dà”. Vicino a R. non c’era nessuno, era rimasto da solo nell’area avversaria. S’è seduto a terra e l’arbitro ha fischiato il rigore. Gol, e vittoria degli ospiti.

All’inizio della partita, quando l’arbitro si è presentato al campo, un nostro dirigente mi ha detto: “Addio! Se l’arbitro è questo, abbiamo perso”. L’arbitro era noto come amico del mister e proprietario della squadra nostra ospite. E’ finita così, 1-0 per gli ospiti. Che ci hanno raggiunto in classifica al primo posto.

Noi, genitori dei quattordicenni sconfitti, noi che avevamo ascoltato chiaramente l’urlo del mister e avevamo assistito al furto dell’arbitro ai danni dei nostri ragazzini, quando il manigoldo ci è passato davanti per uscire, ci siamo voltati da un’altra parte, per evitare che trovasse un appiglio per squalificarci pure il campo.

Non lo abbiamo picchiato, perché eravamo tutte persone civili. Ma qualche maledizione gli deve essere arrivata addosso, almeno lo spero.

Ho raccontato questo episodio per mettere in chiaro che qualche volta gli arbitri, come per esempio quello di domenica a Milano, le botte se le guadagnano, anche se invece di prenderle le dànno. Non tutti gli arbitri sono onesti. E chi li guida non è cieco.

Arrigo d’Armiento

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