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Piove sulla Lazio, il Napoli fa 4-0

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    Piove sulla Lazio, il Napoli fa 4-0 –

    La statua di Maradona e i ventidue in campo sono stati accolti da un forte acquazzone che pareva non smettere mai. Ma la pioggia, ospite anch’essa della città, ha colpito soltanto i calciatori della Lazio, collaborando con la squadra di Spalletti a sommergerli con quattro reti contro nessuna.

    Ha giocato soltanto il Napoli e ha fatto tutto quel che ha voluto contro i resti di quella che fu la squadra col miglior gioco del campionato. Beh, la migliore? Sì, una partita sì e una no. A riprova che non ha ricambi, non regge due partite a settimana. Sarri prova a fare miracoli sostituendo ora questo ora quel giocatore, ma i sostituti sono sempre gli stessi, quelli che nel turno precedente avevano giocato per mezza partita. Senza poter recuperare le forze, senza potersi allenare in modo corretto.

    Avete visto Felipe Anderson? È uno che sa giocare a pallone, ha talento, tecnica, forza. Ma dopo tante partite giocate a un ritmo spaventoso, la forza non l’ha più e il talento e la tecnica gli servono a poco, se non riesce a correre al ritmo degli avversari.

    Luis Alberto, il genio del gioco laziale, anche oggi ha fatto vedere di che cosa è capace, con un tiro al 25’ dal limite dell’area che solo un miracolo di Ospina gli ha impedito di entrare in rete. Grande occasione, ma è stata l’unica in 90 minuti di tentativi romani di dimostrare di essere vivi.

    Ai napoletani, al contrario dei laziali, la pioggia ha dato slancio, forza, idee per sfondare le deboli difese degli avversari. Uniti si vince, e disuniti si perde. Queste parole fanno capire tutto della partita combattuta nello stadio intitolato alla mano de dios.

    Per essere uniti, è ovvio, bisogna tutti correre alla stessa velocità, per trovarsi puntuali al momento del passaggio e al momento di tirare in porta. I padroni di casa puntuali lo sono sempre stati, gli ospiti mai. Scappava uno, per esempio Immobile, e i compagni, stremati già prima di cominciare, si fermavano a guardarlo. Pedro correva di qua e di là, ma la palla non sapeva mai a chi passarla. E così tutti gli altri. Tutti rassegnati, già prima di prendere un gol.

    Raccontiamoli questi quattro gol. Il primo è di Zielinski, un calciatore col dono dell’ubiquità. Lozano al 7’ lancia un pallone in direzione di Mertens, i laziali vedono il pallone, si domandano forse che roba è e lasciano che lo raccolga Zielinski che senza pensarci troppo lo spara col destro a incrociare fulminando Reina.

    La Lazio capisce che forse conviene darsi da fare, che tocca reagire, che tocca agitarsi.  Ma si agita senza ordine, senza idee. Bisognerebbe impegnarsi a rispondere al gol subìto, ma niente da fare. Senza troppa fatica, tre minuti dopo l’idea giusta viene in mente a Mertens. Che faccio, ne segno uno pure io? si chiede l’attaccante belga. E si risponde: Vabbè, ci provo. Lanciato da Insigne, mette a sedere Patric con una finta, e prima che Luiz Felipe lo travolga con una scivolata, si libera in fretta del pallone deponendolo nella rete difesa, si fa per dire, dal povero, frastornato Reina, che ha toccato in tutta la partita più palloni lui che l’insieme di tutti i suoi compagni.

    E va bene, ma adesso vediamo la reazione della Lazio. È il 21’ quando Pedro lancia Immobile che in area spara col sinistro sul primo palo. Ma lì c’è Ospina che coi piedi respinge buttando la palla in angolo.

    Al 25’ la spettacolare parata di Ospina su Luis Alberto, l’azione più bella, anche l’unica bella, della Lazio.

    Un minuto dopo è Acerbi a andare vicino al gol, mirando in area di testa e colpendo la traversa, troppo amica di Ospina per lasciar segnare il laziale.

    E si arriva al 29’ con Martens che segna la doppietta, il terzo gol del Napoli. Fabian Ruiz lancia a destra verso Lozano, il quale dice “Prego, fai tu” a Mertens che di prima intenzione insacca sotto l’incrocio dei pali.

    Tre a zero, partita finita. E si gioca da meno di mezz’ora. Il gioco prosegue stancamente, coi laziali rassegnati e stanchi, e coi partenopei che si divertono come il gatto coi topi. Ma nella rete laziale c’è ancora posto per un altro pallone, che si accaserà verso la fine dell’incontro, all’85’.

    La Lazio prova senza crederci a reagire al destino cinico e baro, ma a mettere paura sono ancora una volta, al 43’, ancora i napoletani. Da Insigne a Mertens a Lozano, senza esito.

    Nel secondo tempo Sarri prova a cambiare qualcosa. Due sono gli ammoniti, Luiz Felipe e Patric. Sostituisce il secondo con Lazzari, l’altro non lo sostituisce perché non c’è nessuno in grado di farlo.

    La Lazio prova a scatenarsi, il Napoli lascia fare, non si scompone. La Lazio non fa paura. Sono i padroni di casa che, dopo una breve pausa, ricominciano a far capire chi comanda il gioco.

    Al 55’ Sarri fa uscire Felipe Anderson, troppo stanco, giocando la carta Zaccagni. Con scarso profitto, nonostante l’impegno. Orsato, non potendo farne a meno, al 59’ mostra il giallo a Cataldi. Due minuti dopo Sarri tenta con la carta Basic al posto dello stanco Milinkovic Savic. Poco dopo, Spalletti fa entrare Petagna per permettere a Mertens di riposare un po’ in panchina. Poi, riserva lo stesso trattamento a Zielinski sostituendolo con Demme. Sarri fa uscire Pedro e Cataldi per far giocare un po’ anche Moro e Leiva. Orsato, per ricordare a tutti che lì c’è anche lui, mostra il cartellino giallo a Di Lorenzo e a Zaccagni.

    La Lazio è esausta e, all’85’, il Napoli le dà il colpo di Grazia. La firma della sentenza la mette Fabian Ruiz, che gira un passaggio di Di Lorenzo in un angolino basso e dimenticato della porta di Reina.

    Sul 4-0 la partita è proprio finita, Orsato non concede neanche un minuto di recupero, i ventidue in campo attendono solo il fischio finale al 90’.

    Il Napoli ora è solo soletto in vetta alla classifica, approfittando della sconfitta del Milan. La Lazio, che ha perso anche con la squinternata Juventus, adesso spera di rifarsi giovedì contro l’Udinese per tornare a sognare l’Europa.

    Bruno Cossàr

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