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Roberto Gervaso e la Storia di Montanelli

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    Roberto Gervaso e la Storia di Montanelli –

    Se n’è andato Roberto Gervaso, uno che diceva “L’uomo è un condannato a morte che ha la fortuna di non conoscere la data della propria esecuzione”.

    E la data della sua esecuzione forse l’aveva intuita, essendo malato da tempo.

    Gervaso non è soltanto l’autore di migliaia di aforismi, tutti cinici, o falsi cinici, come devono essere gli aforismi. È anche l’autore di tanti, tanti libri, dal Cagliostro, che gli permise di conquistare il premio Bancarella, il premio italiano più prestigioso, perché attribuito dai librai, a tanti altri come Nerone, come Claretta, come La Monaca di Monza, come Ho ucciso il cane nero, la sua vittoria contro la depressione, la malattia che condivideva con Indro Montanelli.

    Con Montanelli, il suo scopritore, che l’introdusse al Corriere della Sera, condivide anche la firma sui primi sei volumi della Storia d’Italia. Montanelli, per passare il tempo durante un brutto periodo di depressione – soffriva in forma grave di tanatofobia – aveva scritto la Storia di Roma, ispirandosi o adattando al gusto italiano un testo di Will Durant, pubblicandolo a puntate sulla Domenica del Corriere. Visto il successo inaspettato, si buttò a scrivere anche una Storia dei Greci, stavolta senza scopiazzare.

    Quando si trovò davanti il giovane Gervaso, ne intuì le doti di scrittore e lo arruolò per redigere la Storia d’Italia. Il primo volume, L’Italia dei secoli bui, ebbe una gestazione un po’ complicata.

    Indro costrinse Gervaso a scrivere e a riscrivere ogni capitolo più volte, fino a riuscire a trasmettergli non solo la sua visione della storia, ma anche il suo modo di scrivere, il suo stile. Gervaso non lo deluse e, dopo il primo volume, ne scrisse altri cinque, facendo faticare sempre meno Montanelli nel correggerlo, nel rivedere i testi.

    Ormai Gervaso era uno scrittore adulto, non più lo scolaretto di Montanelli. E, come tutti i figli che vogliono emanciparsi dai padri, anche da quelli putativi, preferì salutare e pedalare per conto suo, senza le rotelle laterali di Indro. Ma rimase sempre in un rapporto filiale, unico figlio letterario e giornalistico del principe della carta stampata. Anche Severgnini e Travaglio pretendevano o ancora pretendono la qualifica di eredi di Montanelli, che però a loro lui l’eredità non l’ha mai riconosciuta.

    I volumi della Storia d’Italia sono in tutto ventidue. Dopo i primi sei, Montanelli ne scrisse da solo altri quattro, poi arruolò Mario Cervi che completò l’opera, con la supervisione e qualche intervento di Indro.

    Libri, ritratti storici, aforismi, programmi e conversazioni in televisione, ma non va dimenticata anche la sua carriera da giornalista al Resto del Carlino e come collaboratore di tanti giornali, dal Corriere della sera al Giornale e le sue interviste a personaggi famosi e meno famosi con uno schema unico, basato su domande e risposte molto brevi, incalzanti e rivelatrici, purtroppo poco imitato da chi in tivvù intervista oggi i potenti.

    Volete conoscere di più di questo scrittore che non merita di essere dimenticato? Leggete i suoi libri e i suoi aforismi, molti dei quali li potete trovare gratis su internet. È il modo migliore di onorarne la memoria.

    Arrigo d’Armiento

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