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Il virus del 2015 non è quello del 2019. Gli esperti spieghino, i giornalisti e i cittadini devono sapere

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    Il virus del 2015 non è quello del 2019. Gli esperti spieghino, i giornalisti e i cittadini devono sapere –

    Oggi sul Corriere della sera il virologo Roberto Burioni spiega in modo chiaro perché il virus dell’esperimento cinese del 2015 non è lo stesso virus che ci attacca oggi.

    «A chiunque conosce un minimo di virologia – dice Burioni nella dichiarazione rilasciata al Corriere della sera – è evidente che il lavoro scientifico del 2015 a cui si riferisce il video, e che fu un bellissimo lavoro, pubblicato su Nature, non ha nulla a che fare con il virus che è emerso nel 2019.

    «Quello che hanno fatto i ricercatori nel 2015 è stato prendere un coronavirus di topo, mettendoci dentro un pezzo di coronavirus di pipistrello (ma l’impalcatura del virus è rimasta quella del topo) per dimostrare la pericolosità di questi virus e per tentare di capire in vitro i meccanismi attraverso i quali possono passare dagli animali all’uomo e, soprattutto, per studiare la possibilità di mettere a punto vaccini efficaci validi per tutti i coronavirus.

    «Conoscendo la sequenza di un virus, e noi conosciamo la sequenza di Sars-Cov-2, è possibile stabilire esattamente da dove viene e sappiamo che viene dal pipistrello e non dal topo, come invece era quella del laboratorio. E con il tempo, quando avremo a disposizione più sequenze, potremo stabilire anche il momento nel quale il virus è passato all’uomo e quando e da dove è arrivato in Italia.

    «Questo tipo di studio si chiama Molecular Clock Analisys ed è quello che ci ha fatto capire in passato, con certezza, non con probabilità, che il virus Hiv è passato dalle scimmie all’uomo all’inizio del ‘900, si è diffuso localmente in Africa, passando poi ad Haiti e da lì nel mondo occidentale.

    «Quindi possiamo dire con certezza – conclude Burioni – che il virus che sta circolando è del tutto naturale e che non ha assolutamente nulla a che fare con quello che è stato creato in laboratorio con il coronavirus di topo nel 2015».

    Stavolta la spiegazione è chiara. Ma anche Burioni dovrebbe smetterla di colpevolizzare i cittadini e i giornalisti. I cittadini si stanno e si sono responsabilizzati molto più dei politici, che hanno preso provvedimenti tardivi nonostante sapessero a che cosa andavamo incontro, e i giornalisti hanno il compito, nella società libera in cui ci illudiamo di vivere, di fare domande agli esperti, i quali troppo spesso non rispondono, o rispondono in modo errato o incomprensibile, con l’aria di dire “ragazzino, lasciaci lavorare” cioè noi facciamo quel che decidiamo e voi non rompeteci le scatole.

    Oggi Burioni spiega bene perché il virus del 2015 non è quello del 2019, ieri tutti gli esperti dicevano: è una balla, non rompeteci le scatole. E invece il diritto dei cittadini è di sapere la verità e il compito sacrosanto dei giornalisti è di rompere le scatole fino a quando gli esperti non si decidono a dare spiegazioni convincenti.

    Arrigo d’Armiento

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