Draghi se ne va, elezioni a fine settembre –
Finisce come doveva finire: in pochade. Con qualche sfumatura meno simpatica, ma sempre una colossale buffonata.
Si andrà – è assai probabile – alle urne fra la fine di settembre ed i primi di ottobre. Significa che non ci sarà praticamente campagna elettorale: ad agosto gli italiani si dividono fra mari e monti e della politica non frega niente a nessuno, le Camere sono chiuse ed è il tempo dell’anguria e delle grigliate di pesce, anche se l’anguria è più piccola per via del caldo, il pesce è importato e la carbonella costa un occhio della testa perché il barbecue se la contende con i bruciatori delle centrali elettriche.
Ma a noi cosa importa? Certo, il povero Draghi simpatico non è (anche se lui ce la mette tutta per sembrarlo), ma ieri abbiamo assistito alla rivincita dei Salvini e dei Calderoli e dei loro mesti epigoni (pare che Conte, in preda a schizofrenia, abbia cambiato idea due volte in quaranta minuti e sia pronto ad affidare a Raggi e Di Battista la gestione della campagna elettorale). Sullo sfondo la Meloni si frega le mani: sa che passerà all’incasso.
Il PD, gelato più di un cremino lasciato sul fondo del freezer per due settimane, ha realizzato di aver fatto per l’ennesima volta il solito errore: detenere il potere senza il consenso. E ora teme il bagno alle elezioni (la campagna elettorale sarà breve anche per loro). Letta l’Incerto deve prepararsi all’opposizione e persino un quasi trapassato come il Cavalier Berlusconi pregusta un ultimo giro prima di lasciare questa valle di lacrime.
Il cinismo leghista è talmente evidente da risultare fastidioso: hanno utilizzato Conte, falena impazzita, come testa d’ariete e poi hanno messo in piedi una scenetta indegna con la storiella della mozione Casini ed ecco fatta la cianchetta al povero Mario ormai buono soltanto come materiale da campagna elettorale per Calenda e il “centro to be”.
Intendiamoci: si sarebbe andati a votare fra qualche mese. Tanto valeva lasciare Draghi dov’era e chiudere la legge di bilancio, tanto per i teatrini di carnevale ci sarebbe stato tempo con la prossima legislatura. E invece il circo ricomincia d’anticipo con una inquietante edizione estiva.
È chiaro a tout le monde adesso che la credibilità personale di Draghi era sua e soltanto sua. L’Italia non ne ha e non ne ha mai avuta.
Cosimo Benini

