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Struttura del mercato all’ingrosso del gas e come la “maggior tutela” si sta rivelando un boomerang per le famiglie

Cos'è il Prezzo TTF Gas e come funziona la borsa del gas?In Italia esiste un enorme problema che affligge i meccanismi di formazione e trasmissione dei prezzi all’ingrosso dell’energia agli utenti finali. Questa inefficienza che genera ritorni speculativi a danno delle tasche dei cittadini ha inizio con una strozzatura “a monte” che consiste nel numero ridotto di importatori di gas naturale sulla rete SNAM (ENI e Edison da soli importano oltre il 60% del metano consumato in Italia, con Enel, Shell e la compagnia di stato dell’Azerbaijan si arriva ad oltre l’85%, un mercato tecnicamente di oligopolio).
Questi operatori acquistano il gas sulla base di contratti con i produttori (fa eccezione l’Azerbaijan gas che è società di un paese produttore) che includono un mix di contratti a breve e lungo termine. La struttura del mercato all’ingrosso, negli ultimi anni, ha favorito la quota di contratti a breve termine, rispetto a una trentina di anni fa, quando i contratti a lungo termine erano la norma. È una conseguenza della “deregulation” del mercato del gas. Il gas, considerato una “commodity” (cioè una materia prima o un bene grezzo indifferenziato, in contrasto con il prodotto finito o “product”), poteva essere acquistato a prezzi più bassi di quelli negoziati in un contratto a lungo termine, spesso collegato all’utilizzo di una condotta di rifornimento o di una rotta marittima (gasdotto o terminale per la rigassificazione).
Uno degli elementi del contratto è il punto di trasferimento del titolo ossia il luogo fisico nel quale il gas cambia di proprietà (luogo della vendita, in altri termini) fra venditore ed acquirente. Altro elemento contrattuale eventuale (ma in pratica sempre presente) sono le clausole di rinegoziazione dei prezzi. Infine, ovviamente, la durata del contratto che può quindi avere un termine più o meno esteso nel tempo.
La struttura dei contratti nel mercato contemporaneo è invece molto più variegata e include: contratti a prezzo fisso ed a volume fisso di brevissima durata, contratti con prezzi indicizzati cioè collegati ad un parametro indice con un modificatore positivo o negativo per una quantità determinata di gas, contratti con opzione di acquisto totale o parziale della quantità definita nel contratto con prezzo indicizzato e modificatore di prezzo legato all’esercizio della facoltà di opzione.
In Europa il principale indice al quale sono collegati i prezzi dei contratti è il c.d. TTF olandese di Rotterdam (“title transfer facility” ossia strumento di trasferimento dei titoli che include i principali paesi dell’Europa continentale, compresa l’Italia). È abbastanza evidente che si tratta di un mercato “virtuale” dato che il gas, in rete, viaggia in tubi pressurizzati intervallati da stazioni di pompaggio e sistemi di stoccaggio delle scorte. Il valore dell’indice TTF viene calcolato come media aritmetica delle quotazioni giornaliere riferite al mese di fornitura. Per i contratti italiani indicizzati un altro indice di riferimento è il prezzo PSV (punto di scambio virtuale ossia il prezzo, con una semplificazione, “al confine” cioè all’ingresso del metano nella rete italiana. Ne esiste uno in ogni stato europeo, come ad esempio il PEG francese, per ogni mercato “virtuale” nazionale). Una rapida consultazione dell’andamento dei valori del TTF e del PSV conferma la sostanziale sovrapponibilità degli stessi con scarti davvero minimi.
Per quanto riguarda i consumatori finali, limitandoci ai clienti domestici, le tariffe gas ARERA sono oggi determinate trimestralmente a partire dall’indice TTF: in particolare la c.d. componente “CMEM” (ossia “componente costo medio efficiente del mercato” che ha sostituito la precedente “CCI” ovvero “costo di commercializzazione all’ingrosso” del gas sommandovi una voce definita “CCR” ossia “copertura elementi di rischio e costo legati agli acquisti all’ingrosso”). Dopo il prossimo 30 settembre la tariffa (ossia il prezzo “amministrato” per il c.d. mercato di maggior tutela) verrà calcolata mensilmente e non trimestralmente e con riferimento non più all’indice TTF, ma all’indice PSV.
Il risultato ovviamente sarà sostanzialmente minimo o assente in termini di risparmio perché, come evidenziato, gli indici TTF e PSV sono praticamente identici. La “mensilizzazione” degli aggiornamenti, poi, eliminerà anche quel possibile ridottissimo risparmio che potrebbe derivare da un temporaneo disallineamento fra indice PSV, in genere meno caro di alcuni centesimi per unità di prodotto, ed indice TTF.
Siamo quindi di fronte ad una mera operazione cosmetica compiuta tanto per annunciare che “si sta facendo qualcosa”, senza, in sostanza, mutare alcunché.
A questo punto – evidenziato come la c.d. “maggior tutela” si è rivelata, per via dei meccanismi di parametrazione della componente CMEM assai esposta alle fluttuazioni di un mercato del gas all’ingrosso ormai completamente deregolamentato e con forti componenti speculative, incredibilmente punitiva per i consumatori – l’unica possibilità è rivolgersi al mercato libero in cerca di un costo CMEM che sia tendenzialmente più basso dell’indice PSV per metro cubo (immaginate gli effetti di un aggiornamento mensile sulla bolletta: rischiate di pagare il gas il mese dopo a un prezzo molto più elevato del mese precedente senza possibilità di salvezza) in essere al momento di stipula del contratto e “fissato”, con apposita clausola, almeno fino alla fine della stagione invernale.