Polizia, carabinieri, vigili, figure essenziali della democrazia. Eroicamente compiono il loro dovere in cambio di uno stipendio non troppo alto. Tutto vero, ma la polizia è razzista? No, per carità, salvo in qualche rara occasione. Vi racconto che cosa è capitato oggi a mio figlio in via Ottaviano, il pacchiano boulevard, come lo chiama chi lo ha trasformato da strada romana a brutta imitazione delle brutte vie dei paesi dell’Europa nordica.
Dovete sapere che su via Ottaviano, a due passi dal Vaticano, in occasione del giubileo, che tanti fastidi reca agli abitanti della zona, la strada pullula di poliziotti, oltre che di turisti e pellegrini. Bene, era ora che la polizia si facesse notare in città, i romani hanno dimenticato pure i colori delle loro divise.
Che cosa fanno tanti poliziotti di ronda in via Ottaviano, oltre a andare su e giù? Controlli. Controllano che tutti rispettino la legge, è il loro dovere. Ma chi controllano? Chi fermano per la strada per assicurare che tutti siano ossequenti alle leggi? Di solito gli agenti fermano chi vedono commettere un reato, una contravvenzione. Fanno i dovuti controlli, poi arrestano i delinquenti o chiedono scusa alle persone perbene.
Oggi in via Ottaviano hanno fermato mio figlio. Lo hanno seguito con una automobile, lo hanno fermato, gli hanno intimato di mostrare i documenti. Unica spiegazione della ragazzetta in divisa: per un controllo. Perché hanno controllato solo lui e non un’altra persona? Forse perché aveva un borsone? Forse perché vestiva abiti eleganti? Forse perché lui ha la pelle nera?
La poliziotta ha ripetuto a ogni richiesta di mio figlio sulla motivazione: per un controllo. E occorre fargli perdere mezz’ora di tempo per leggere sui documenti che mio figlio è residente proprio lì? Oppure, ma è un’ipotesi che è difficile accertare, anche se è la più probabile, perché mio figlio, mulatto, ha la pelle nera?
Ripeto: la polizia non è razzista, ma forse quella poliziotta qualche prevenzione la ha. Sarebbe bello se fosse così coraggiosa da chiedere scusa. (Arrigo d’Armiento)

