Bergoglio se n’è andato poco prima delle ore otto, precisamente alle 7.35 di questo 21 aprile, secondo la tradizione vaticana che, da tempo, fa morire ufficialmente i papi la mattina presto, l’orario più comodo per dare ai responsabili il tempo di organizzare i riti.
È il settimo papa che mi tocca piangere da quando sono nato. Ogni volta, i commenti ufficiali sono unanimi: se n’è andato un grande papa, un papa molto amato dalla gente, soprattutto dalle persone umili, dai più poveri ai più sofferenti, più amanti della pace, del dialogo con tutte le genti del mondo. Non fa eccezione l’ultimo defunto.
Eppure, nonostante la popolarità, la sua controversa figura ha portato a aggravare i problemi finanziari della Santa Sede, che ha visto ridurre le entrate dalla raccolta degli oboli dei fedeli.
Controversa figura fin dalla sua elezione, segnata da errori procedurali: quei tre scrutini in un giorno, quando la legge canonica ne prevede soltanto due, e quello scrutinio interrotto e le schede bruciate per un problema tecnico mai chiarito. Eletto papa quando il predecessore, che aveva annunciato le sue dimissioni, in realtà non le ha mai confermate per iscritto. Ratzinger ha sempre risposto “Il papa è uno solo” senza precisare quale fosse, ogni volta che gli è stato chiesto come ci si trova a condividere la carica accettando o sopportando mal volentieri quella di papa emerito, sconosciuta alla legge canonica vaticana. Per maggior precisione, ha chiaramente indicato di essere “in sede impedita”, di fatto escludendo di essersi mai dimesso.
Di papi e di antipapi la Chiesa è ricca. Ma, vale sempre il detto che “morto un papa, se ne fa un altro”. Chi sarà scelto come successore di Francesco? Il toto-papa è già in atto, ci sono già i papabili che fanno ressa davanti alle porte del conclave, fingendo di non essere interessati all’elezione, in obbedienza al tradizionale motto secondo il quale al conclave “chi entra papa esce cardinale”. Dal nome scelto dal successore si capirà a quale predecessore ispirerà il suo mandato. Quando il gesuita Bergoglio scelse il nome di Francesco, si capì sùbito che si sarebbe comportato da francescano di giorno e da gesuita di notte. (Arrigo d’Armiento)

