C’era una volta una colomba bianca che era solita fare la spola tra il ramo di un albero e il davanzale della finestra di una cameretta.
Nella cameretta ci viveva una bambina che era molto felice delle sue visite.
Una mattina Serena aprì la finestra per dare alla bestiolina alcune briciole di biscotto: “Non vieni più tanto spesso, che cosa ti succede?”
“Nulla di particolare ma, devi sapere che tra poco è Pasqua e, in questo periodo, noi siamo molto impegnate”.
Serena vide altri esemplari identici alla sua amica che stazionavano sui vari rami dell’albero.
“Che cosa vi tiene occupate?”
La colomba si agitò: “Oh, sai, vengono a fotografarci per prendere l’impronta”.
“L’impronta? A che serve?”
“Serve per realizzare la colomba, il dolce di Pasqua”.
“Chi è che viene? Qualche pasticcere?”
“Ma no. Vengono gli angeli”.
“Gli angeli? Sei sicura?”
“Sì. Prendono le immagini con la loro mente poi le trasferiscono nei sogni dei pasticceri. Quando si sveglieranno, faranno delle colombe perfette. Quindi comprenderai che noi dobbiamo essere nella nostra forma migliore”.
La colomba mosse dei piccoli passi verso Serena. Voleva essere presa in mano. “Come sei morbida” le disse la bambina accarezzandola. “Il tuo colore bianco è bellissimo”.
“Lo so. Oltre che eleganti, noi colombe facciamo venire alla mente la pace e l’armonia tra i popoli”.
“Sì, lo so, e so anche che venite raffigurate con un ramoscello di ulivo nel becco per ricordare la quiete dopo la tempesta, cioè dopo il diluvio universale”.
“Brava, vedo che sei ben informata. Inoltre, per tutti i cristiani, raffiguriamo lo Spirito Santo che scese su Gesù durante il suo battesimo”.
“Avete un bel compito e anche una grande responsabilità”.
“Sì, siamo molto felici di essere messaggere di pace. Quando una persona ci guarda, pensa subito all’armonia e alla serenità”.
“E ora anche al dolce pasquale…” esclamò Serena con un sorriso birichino.
La colombella saltò di nuovo sul davanzale. Desiderava raggiungere le sue sorelle. Disse: “Aiutaci a divulgare l’amore per noi. Molti, nel mondo, pensano solo alla violenza e alla guerra. A scuola, con gli amici, tra i parenti, potreste diffondere disegni, canzoni, fiabe e storie specificando che cosa rappresentiamo. Noi facciamo del nostro meglio per suggerire che la pace è migliore della guerra e che è bello amarsi l’un l’altro, perfino lasciando la nostra allegra immagine in un dolce. Che cosa ne pensi?”
“Penso che sei molto saggia e che seguirò il tuo consiglio. E poi, vorrei far sapere com’è bello tenervi tra le mani, accarezzarvi e percepire l’amore che vi muove”.
Serena diede un bacio sul capino della sua amica e le disse: “Buona Pasqua, colombina e grazie di cuore”.
Maria Rosaria Fortini

