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Favola della domenica – I fratelli musicisti

C’erano una volta due fratelli appassionati di musica. Dall’età di cinque anni, suonavano uno strumento ciascuno. Angelo il violino, Renato il violoncello.

“Pensa che bello sarebbe se in futuro suonassimo nella stessa orchestra” osservò Angelo con gli occhi brillanti. Stavano togliendo entrambi gli strumenti dalla loro custodia per iniziare a esercitarsi.

“Magari, ma non facciamoci illusioni. Non siamo ancora così bravi. Tra l’altro, io sono in un periodo di riflessione” aggiunse Renato, “sai che ho molti altri interessi. Mi piace lo sport, uscire spesso con gli amici e imparare lingue nuove”.

“La musica ha bisogno di impegno e di allenamento, lo sai”.

Renato annuì e iniziò ad accordare il suo strumento, ma senza troppa convinzione.

Angelo invece era ambizioso. Si applicava con serietà e costanza per raggiungere il suo obiettivo. Infatti, fu promosso con successo alla classe superiore. Sembrava che a Renato non importasse di essere rimasto indietro ma poi sentì nascere dentro di sé un desiderio: “Non posso permettere che mio fratello si ritrovi da solo a vivere questa nuova avventura, voglio affiancarlo” si disse.

Si dedicò perciò con nuova lena a studiare il suo strumento: la teoria, la tecnica, la melodia, l’armonia, ma non fece molti progressi. Amareggiato, ricordò che da bambino gli piaceva pregare e rivolgersi a forze più grandi di lui.

Iniziò quindi a invocare Santa Cecilia, patrona dei musicisti e Re Davide, patrono dei cantori, dei poeti e dei musicisti.

Angelo lo guardava con ammirazione: “Vedo che non lasci nulla di intentato pur di essere promosso. Sono contento, potremmo suonare sempre insieme. Spero che ci riuscirai”.

“Da bravo fratello gemello, ho lasciato tutti i passatempi per studiare e arrivare al tuo stesso livello”.

Una domenica mattina, Renato fece un’escursione in montagna in compagnia di alcuni amici. Aveva bisogno di una pausa dalla musica.

Poco dopo, dietro una curva, si ritrovò da solo. Prese il cellulare per mettersi in contatto con gli altri, ma in quel luogo non c’era campo.

Percorse vari sentieri per tornare indietro e ritrovare i suoi amici, ma senza riuscirci.

Sconfortato, si sedette su un masso. Il panorama di fronte a lui era spettacolare. Si commosse. Come faceva da bambino, iniziò a invocare l’aiuto di qualche Entità superiore.

Gli apparve la visione di Re Davide, sorridente, con la corona in testa e l’amata arpa tra le mani. Aveva un mantello dorato.

Con un cenno, il Re gli indicò la strada del ritorno, poi pronunciò queste parole: “Poiché il desiderio di progredire nella tua arte è ispirato dall’amore per tuo fratello, ti darò la possibilità di essere promosso alla sua stessa classe”.

L’apparizione scomparve e Renato restò seduto, impressionato da ciò che aveva visto.

Quando raggiunse i suoi amici, non rivelò nulla, timoroso dei loro commenti.

Fu certo però che il Re aveva detto il vero, che presto si sarebbe riunito ad Angelo e avrebbero suonato insieme, sognando insieme a lui una futura splendida carriera artistica.

Maria Rosaria Fortini