Le pillole di Polly: recensione di “Ed è un poco la notte e un poco l’alba” di Ilaria Tuti
2 agosto 2026 | 14:00
Alcuni pensano che Serafina sia una santa; altri, che sia una strega. Quello di cui la gente è certa, o almeno crede di esserlo, è che sua nonna Silva, tanto tempo fa, ha fatto un miracolo. In una notte di bufera, l’anziana donna ha chiesto alla Madonnina del santuario di Trava di donare un solo, unico respiro ad un neonato nato morto, per strapparlo all’atroce destino del Limbo. E così è stato: alla presenza del notaio e dei genitori, il piccolo ha dato segni di vita, e tanto è bastato perché Silva potesse battezzarlo. Certo, poi il bambino è tornato dall’altra parte, ma i genitori, un po’ felici e un po’ affranti, hanno almeno avuto la consolazione di saperlo in Paradiso.
Tanto tempo dopo, negli anni Quaranta, Serafina si è fatta la stessa fama della nonna dopo aver riconsegnato alla vita un neonato che sembrava spacciato, prendendolo in braccio con le sue mani gelide; da allora, non c’è parto difficile al quale non venga invitata ad assistere.
Serafina, però, preferirebbe negarsi, starsene da sola. Da quando sua nonna l’ha lasciata, ha imparato a bastare a se stessa; e poi, ha sempre
Malerba, la sua capra, che le vuole bene e le fa compagnia come se fosse un cane.
Ma il destino, si sa, si diverte a scombinare i piani di chi è sicuro che la sua vita seguirà determinati binari.
Così, un brutto giorno, dei cosacchi in fuga dalla Russia invadono la Carnia e si sistemano nelle case altrui permettendo ai legittimi proprietari, quando va bene, di rimanere per servirli e riverirli.
Serafina, nonostante i suoi improbabili poteri magici, non farà eccezione.
E sarà la sfida più difficile della sua vita.
“Ed è un poco la notte e un poco l’alba” è un romanzo di Ilaria Tuti, scrittrice nata a Gemona del Friuli che ha ambientato le sue opere principalmente nella sua regione di origine, tra le suggestive e selvagge montagne della Carnia e delle Dolomiti friulane.
Il libro, uscito nel giugno scorso, è assolutamente riuscito, e conferma Tuti come una grande realtà del panorama letterario italiano.
Il tema principale è la paura del diverso, affrontato sotto varie angolazioni.
Diverse sono Serafina e Silva, due donne che, coraggiose e autonome come sono, sono troppo forti per essere veramente ben viste dai loro compaesani.
Diversi, poi, sono gli oppressori, dei cosacchi in fuga dalla propria patria, che amavano visceralmente ma che li ha rifiutati perché un tempo erano stati Cavalieri dell’Armata bianca fedeli allo zar.
E la maestria di Tuti sta proprio nell’essere riuscita a mettere in evidenza le ragioni dell’oppressore, che da vittima è diventato carnefice pur di sopravvivere, ma non per questo ha perso tutta la sua umanità; la conoscenza reciproca, talvolta, rende possibile un rapporto di rispetto perfino in un caso come questo.
“Ed è un poco la notte e un poco l’alba”, dunque, è un romanzo assolutamente da non perdere, grazie anche a una ricostruzione storica eccellente, uno stile letterario curatissimo e una descrizione psicologica dei personaggi veramente notevole.
Federica Focà

