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Pubblica amministrazione e digitale: a che punto siamo

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Una delle note dolenti del nostro Paese è senza dubbio il difficile rapporto della Pubblica Amministrazione con il digitale.Nonostante i tentativi di progresso fatti negli ultimi anni, infatti, l’Italia conferma tutt’ora le sue difficoltà rispetto agli altri paesi europei.

A risentirne non è solo l’economia, ma anche la fiducia dei cittadini che, come vedremo, risulta essere piuttosto bassa nonostante i piccoli progressi fatti negli ultimi anni.

In questo articolo faremo quindi un po’ il punto della situazione, vedendo qual è lo scenario attuale, quali risultati sono stati raggiunti finora, qual è il rapporto tra cittadini, Pubblica Amministrazione e digitale e quali sono soprattutto le prospettive per il futuro.

Pubblica amministrazione e digitale: lo scenario attuale

Secondo il Digital Economy and Society Index (DESI), l’indice che valuta i progressi nella digitalizzazione da parte dei Paesi europei, l’Italia si classifica in questo momento al quart’ultimo posto, confermando la difficoltà del nostro Paese in questo ambito.

Nonostante questo, sono diversi i progressi fatti dalla Pubblica Amministrazione. Circa il 10% della popolazione italiana, pari più o meno a 6 milioni di abitanti, utilizza finalmente la Carta d’Identità Elettronica, fondamentale nella gestione delle anagrafiche.

Questo ha consentito a più di 200 comuni di migrare i dati di 14 milioni di Italiani all’ANPR, l’Anagrafe Nazionale Popolazione Residente, digitalizzando quindi una gran mole di dati.

Allo stesso modo SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale ha rilasciato fino a questo momento più di 3 milioni di identità digitaliper la fruzione di numerosi servizi online.

Il 25% degli assistiti da parte del Sistema Sanitario Nazionale è stato inserito nel Fascicolo Sanitario Elettronico, attivo in 17 regioni e che gestisce circa il 40% dei referti sanitari.

Vanno invece fatti ancora molti progressi dal punto di vista dei pagamenti, non essendo stato centrato l’obiettivo di 50 milioni di pagamenti elettronici entro la fine del 2018.

In crescita invece il numero di fatture elettroniche emesse alla Pubblica Amministrazione, grazie all’introduzione a partire da 2019 dell’obbligo della fatturazione elettronica.

Il piano di digitalizzazione previsto per il 2019

L’attuazione delle misure necessarie per portare l’Italia a livelli di digitalizzazione pubblica simili a quelli dei paesi europei più avanzati è affidato in questo momento all’AgID.

L’Agenzia tecnica per l’Italia Digitale della Presidenza del consiglio si sta quindi focalizzando in questo momento su tre aspetti in particolare: sicureza, data center e cloud.

Sebbene queste non siano le uniche aree d’intervento, è necessario intervenire massivamente su di esse affinché sia resa possibile l’attuazione di altre misure.

Per quanto riguarda la sicurezza, una Circolare del 2/2017 stabilisce le linee guida da seguire, rafforzate poi dal più recente Regolamento GDPR a livello comunitario.

È stato inoltre rafforzato il ruolo del CERT-PA, il Computer Emergency Response Team Pubblica Amministrazione, che si occupa di verificare e monitorare la siurezza informatica.

Più critica invece la situazione relativa ai data center e al cloud, che sembra essere ancora alle fasi iniziali di sviluppo nonostante sia stata posta come una priorità dall’AgID.

Per un motivo molto semplice: attivando data center e cloud sarà possibile virtualizzare il parco macchine della Pubblica Amministrazione, con un notevole risparmio di costi.

Le tempistiche stabilite dall’Agenda Digitale Italiana prevederebbero il completamento di questi lavori entro fine anno, ma la sensazione è che ci sarà nuovamente un rinvio.

Pubblica amministrazione, digitale e cittadini: qual è la percezione?

Ma di questi cambiamenti, cosa ne pensano i cittadini? La sensazione è che, nonostante gli sforzi fatti, la percezione continui ad essere piuttosto negativa e di sfiducia verso la PA.

Secondo un’indagine recente svolta da Agi e Censis, infatti, il 50,8% dei cittadini ritiene he il digitale nella Pubblica Amministrazione funzioni “piuttosto male”, il 10,2% “molto male”.

Appena un 3,1% dei cittadini ha dichiarato di essere molto soddisfatto dai progressi fatti e di trovarsi a proprio agio con le innovazioni proposte (la fattura elettronica, ad esempio).

Tra i problemi principali che sono stati riscontrati emerge l’accesso alle informazioni sull’utilizzo del digitale e l’incapacità di tradurre queste informazioni in pratica.

Non resta che augurarsi, quindi, che continuino ad esserci progressi e che questi si traducano in una semplificazione del rapporto con la PA da parte del cittadino.

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