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Agatha Christie, la regina del brivido che arrossiva per timidezza

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    Nel corso della sua lunga carriera letteraria, la scrittrice Agatha Christie conobbe un successo strepitoso. I 93 romanzi e le 17 commedie che scrisse furono tradotti in 45 lingue, superando addirittura Shakespeare. Per i suoi splendidi gialli, l’autrice ricevette prestigiosi riconoscimenti, nonché i complimenti dei reali inglesi. Ma soprattutto, la Christie seppe conquistarsi l’affetto del pubblico, che l’adorava nonostante il fatto che si sia sempre sottratta alle luci dei riflettori, concedendo poco spazio alle interviste e allo scintillio della vita mondana. Probabilmente, i suoi lettori avevano capito che tale comportamento derivava non da un carattere superbo, ma dalla sua indole umile e timida, apprezzandola ancora di più per questo.

    Agatha Mary Clarissa Miller, nota al grande pubblico come Agatha Christie, nacque a Torquay (Devon, Inghilterra) il 15 settembre 1890.

    La futura autrice di “Omicidio sull’Oriente Express” era la più giovane dei tre figli di Frederick Alvah Miller, un ricco agente di cambio americano, e di Clara Boehmer, di origine britannica.

    Agatha trascorse gli anni dell’infanzia nella bella villa vittoriana di Ashfield, allora situata alla periferia di Torquay, a pochi passi sia dal lungomare che dalla campagna. In seguito, gli splendidi paesaggi marini, i fertili terreni agricoli e le aspre brughiere dei luoghi dove crebbe le fornirono l’ambientazione ideale per molte delle sue storie di suspense, e la zona le rimase nel cuore per il resto della vita.

    Da bambina, Agatha frequentò spesso anche la casa della zia a Ealing, nella zona ovest di Londra, e durante le vacanze ebbe modo di visitare l’Europa meridionale con la famiglia. La futura scrittrice non andò mai a scuola, in quanto della sua educazione scolastica preferì incaricarsi direttamente la madre, talvolta delegandola alle varie governanti di casa. Anche se sua madre avrebbe preferito che Agatha non imparasse a leggere fino agli otto anni, la bambina ci riuscì da sola già all’età di cinque, diventando ben presto una insaziabile lettrice. Fin dall’infanzia, inoltre, la futura regina del brivido manifestò una fervida fantasia, creandosi degli amici immaginari e divertendosi ad inventare, nei suoi giochi, personaggi sempre nuovi.

    All’età di undici anni Agatha perse il padre, stroncato da una serie di infarti. Dopo poco la sorella si sposò e si trasferì a New York, mentre il fratello partì militare in India. Agatha rimase quindi da sola con la madre, venendo cresciuta da lei e dalla nonna. Per affrontare le difficoltà finanziarie, le donne della famiglia pensarono di vendere la proprietà di Ashfield. Fortunatamente, non fu necessario.

    Nel 1902 Agatha venne mandata a ricevere un’istruzione formale presso la Scuola per ragazze della signorina Guyer a Torquay, ma trovò difficile adattarsi alle severe regole che quell’istituto imponeva alle alunne. Nel tempo libero amava nuotare, pattinare ed esibirsi in spettacoli amatoriali sul prato di casa sua.

    A 16 anni le venne permesso di recarsi a Parigi per studiare musica e canto, dando seguito all’aspirazione, che Agatha aveva all’epoca, di diventare una cantante lirica, non ottenendo però molti riscontri in questa veste.

    Nel 1910 fece ritorno in Inghilterra, dove scoprì che la madre era malata. In cerca di un clima migliore per la salute di Clara, madre e figlia si recarono in Egitto, trascorrendo tre mesi a Il Cairo. Agatha era ormai diventata una giovane donna, e durante il suo soggiorno nella terra dei Faraoni ebbe vari corteggiatori.

    Tornata in Gran Bretagna, completò il suo primo racconto, “The House of Beauty,” lavorando poi ad altre storie nelle quali era evidente il suo interesse per lo spiritismo e il paranormale. Tuttavia, nessuna rivista accettò di pubblicare queste sue prime opere.

    Nel 1912, Agatha incontrò il giovane Archibald Christie ad un ballo tenuto da Lord e Lady Clifford a Ugbrooke House, una casa signorile del XVIII secolo. Archie, nato in India, era un ufficiale dell’esercito distaccato al Royal Flying Corps; il padre era un giudice del servizio civile indiano. Tre mesi dopo il loro primo incontro, dopo una serata trascorsa insieme ad un concerto di Wagner al Torquay Pavilion, il giovane chiese ad Agatha di sposarlo. Si unirono in matrimonio, con una cerimonia semplice, la vigilia di Natale del 1914, dopo che entrambi avevano cominciato a vivere l’esperienza della guerra: Archie in Francia e Agatha sul fronte interno, lavorando come crocerossina in un ospedale di Torquay.

    Durante la guerra la coppia si incontrò pochissimo, pertanto Agatha soffriva di nostalgia per il marito. Si concentrò allora a scrivere un poliziesco, in parte per vincere una scommessa che aveva fatto con sua sorella Madge, che giurava che Agatha non sarebbe mai riuscita a realizzare un buon romanzo giallo, e in parte perché le sue mansioni in ospedale, dove lavorava come assistente nel dispensario, venendo frequentemente a contatto con i veleni, le avevano regalato l’ispirazione.

    Pensando anche ai tanti rifugiati belgi che aveva incontrato come crocerossina, la Christie scrisse “Poirot a Styles Court” (1920), il romanzo che inaugurò la serie sul celeberrimo Hercule Poirot, detective belga in pensione rifugiato in Inghilterra. Il personaggio di Poirot, con il suo carattere orgoglioso, la sua parlata in inglese stentato e l’aspetto ed i baffi perennemente immacolati divenne, in seguito, protagonista di oltre 40 romanzi, ispirando numerose trasposizioni cinematografiche. Tra gli altri, il geniale investigatore venne interpretato da Kenneth Branagh, Austin Trevor, Albert Finney, Alfred Molina, Peter Ustinov e David Suchet, definito il Poirot perfetto.

    Nel gennaio 1918, finalmente, con somma gioia di Agatha Archie fu trasferito al War Office di Londra, pertanto la coppia poté ricongiungersi. L’anno successivo nacque la loro unica figlia, Rosalind.

    Sempre nel 1919 Agatha scrisse “Avversario Segreto” (The Secret Adversary), una spy-story in cui apparvero per la prima volta due suoi nuovi personaggi molto amati dal pubblico, gli investigatori dilettanti Tommy e Tuppence. L’opera, che ricevette delle buone recensioni, fu seguita quattro anni più tardi da “Aiuto Poirot!” (The Murder on the Links).

    Per Agatha, furono anni di intenso impegno letterario. La scrittrice non smetteva mai di lavorare alle sue opere, nemmeno nel corso dei frequenti spostamenti che faceva per accompagnare il marito nei suoi viaggi di lavoro. Fu in Sudafrica, in Australia, in Nuova Zelanda e alle Hawaii, lasciando Rosalind con la madre e la sorella. In seguito, la figlia le rimproverò di averla sostanzialmente abbandonata perché troppo presa dalla carriera e dai viaggi.

    Finalmente, per la scrittrice inglese arrivarono successo e fama grazie a “L’assassinio di Roger Ackroyd” (The Murder of Roger Ackroyd, 1926), il terzo romanzo della serie di Poirot, che fu accolto trionfalmente da pubblico e critica.

    Ciononostante, il 1926 fu un anno disastroso per la Christie, che perse degli affetti che per lei erano molto più preziosi della celebrità. Si abbatterono su di lei, come un uragano, prima la notizia della morte dell’amatissima madre, poi la richiesta di divorzio di Archie, che si era innamorato della sua segretaria. Agatha rispose al dolore scomparendo letteralmente nel nulla. Si lasciò dietro soltanto una lettera in cui scriveva che sarebbe andata nello Yorkshire. La sua auto, una Morris Cowley, fu trovata qualche giorno dopo a Newlands Corner, sopra una cava di gesso, ma della scrittrice non c’erano tracce. Si temette il peggio, ed il fatto suscitò molto scalpore. Oltre mille agenti di polizia, 15000 volontari e diversi aerei perlustrarono la zona. Nonostante la vasta ricerca, tuttavia, la Christie non fu trovata per dieci giorni. Finalmente, il 14 dicembre 1926 venne rintracciata presso lo Swan Hydropathic Hotel di Harrogate, dove si era registrata come “signora Teresa Neele”, usando il cognome dell’amante del marito.

    I Christie divorziarono nel 1928 e Archie si risposò con Nancy Neele. Agatha mantenne la custodia della figlia Rosalind, continuando a firmare le sue opere con il cognome del marito per motivi al diritto d’autore.

    Dopo la separazione, il successo continuò a sorridere alla regina del brivido. Ben presto, venne messa in scena “Alibi”, una commedia tratta da “The Murder of Roger Ackroyd”. Inoltre, uscirono i romanzi “Poirot e i quattro” (The Big Four, 1927), il quarto romanzo della saga di Poirot, e “Il mistero del treno azzurro” (The Mystery of the Blue Train, 1928), sempre su Poirot. Seguì, nel 1928, “Giant’s Bread”, un romanzo su un compositore che, trovandosi in ristrettezze economiche, è costretto a lavorare; la Christie pubblicò tale opera usando lo pseudonimo di Mary Westmacott. Nel 1929 fu la volta di “I sette quadranti” (The Seven Dials Mystery) e “Tommy e Tuppence: in due s’indaga meglio” (Partners in Crime).

    Tuttavia, le batoste ricevute erano state troppo forti, e per due o tre anni la Christie continuò a soffrire di una forte depressione. Per ritrovare un po’ di serenità la scrittrice lasciò l’Inghilterra, rifugiandosi con Rosalind presso le Isole Canarie.

    L’autunno 1928 segnò, per la scrittrice, l’inizio di una serie di avvenimenti cruciali. Tutto ebbe inizio quando la Christie, che da tutta la vita sognava di viaggiare sull’Orient Express, decise di realizzare tale sogno, prenotando un posto sul treno diretto a Bagdad. Fu in tale occasione che ebbe l’ispirazione per “Assassinio sull’Orient Express” (1934), che scrisse mentre era ospite della stanza 411 del Pera Palace Hotel, uno storico albergo di Istanbul.

    Nel 1929 l’autrice tornò a Bagdad, dove visitò il sito archeologico di Ur. Fu lì che incontrò il grande amore, Max Mallowan, un archeologo di 13 anni più giovane. I due non si lasciarono più, sposandosi felicemente nel settembre 1930. In seguito, la Christie seguì spesso il marito nelle sue spedizioni archeologiche.

    Nonostante i molteplici impegni, la scrittrice riuscì a non rallentare mai il ritmo del suo lavoro. Anzi, trasse ispirazione dalle sue esperienze: nella casa che per un certo tempo ebbe a Baghdad, nella tenda in cui trascorreva, con il marito, buona parte della stagione degli scavi, in viaggio di piacere o sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale non trascurò mai di applicarsi alla macchina da scrivere. I periodi trascorsi in Medio Oriente le diedero l’estro per completare diversi romanzi ambientati in quelle terre lontane. Oltre ad “Assassinio sull’Orient Express” tra di essi figurano “Non c’è più scampo” (Murder in Mesopotamia, 1936), ” Poirot sul Nilo” (Death on the Nile, 1937), la commedia teatrale “Appuntamento con la morte (Appointment with Death, 1945) e “Il mondo è in pericolo” (They came to Baghdad, 1951), così come molti racconti di questo periodo. L’autrice raccontò, in seguito, i suoi viaggi nel libro di memorie del 1946 “Come, Tell Me How You Live”.

    Nell’anno del suo matrimonio, la Christie iniziò anche la stesura di “La morte nel villaggio” (The Murder at the Vicarage, 1930), il primo romanzo con protagonista Miss Marple, una vecchietta tranquilla e assennata che vive nel paese in apparenza molto tranquillo di St. Mary Mead. Fragile di aspetto, ma esperta di criminologia e di natura umana, Jane Marple alterna l’attività investigativa al lavoro a maglia. Tra i romanzi del ciclo di Miss Marple, in seguito, uscirono la raccolta di racconti “Miss Marple e i tredici problemi” (The thirteen problems, 1930), “C’è un cadavere in biblioteca” (The Body in the Library, 1942), “Il terrore viene per posta” (The Moving Finger, 1942), “Un delitto avrà luogo” (A Murder is Announced, 1950), e “Miss Marple: giochi di prestigio” (They Do It with Mirrors, 1952). Il personaggio della vispa anziana con il pallino del crimine ispirò numerose trasposizioni cinematografiche, prendendo a prestito, sullo schermo, il volto di attrici come Angela Lansbury, Helen Hayes e Geraldine McEwan.

    Nel 1938 Agatha acquistò, per passarci le vacanze, la Greenway Estate, sul fiume Dart, definendola “il posto più bello del mondo”. Pur non avendo scritto alcun libro in tale abitazione la scrittrice, successivamente, riportò in molte sue opere alcuni particolari della casa e dei dintorni.

    Durante la seconda guerra mondiale le circostanze tennero lontani la Christie e il marito. Max lavorava a Il Cairo mentre Agatha, in Inghilterra, scriveva e faceva volontariato presso l’University College Hospital di Londra. Nel 1943 la scrittrice inglese diventò poi nonna di Matthew, il figlio di Rosalind, che nel frattempo si era sposata.

    Lontana da Max, l’autrice si era concentrata sul lavoro, scrivendo classici celeberrimi come ” Dieci piccoli indiani” (And Then There Were None, 1939), ” Corpi al sole” (Evil Under the Sun, 1941) e “Cinque piccoli porcellini” (Five Little Pigs, 1942).

    Dopo la guerra, i suoi libri continuarono a crescere in popolarità internazionale.

    Nella sua carriera, l’autrice si cimentò non solo con i gialli, ma pubblicò anche due libri di poesie, uno di viaggi, parecchie commedie e sei romanzi rosa con lo pseudonimo di Mary Westmacott.

    Nel 1947 il successo della scrittrice era talmente radicato che la Regina Mary le chiese, come regalo per i suoi ottant’anni, di comporle una commedia. La Christie, assai lusingata della richiesta, scrisse il racconto “Tre topolini ciechi” (1948), che piacque molto alla regina e dal quale fu tratta la commedia “La trappola per topi”, che andò in scena ben 2239 volte.

    Nonostante il successo la Christie manteneva il suo riserbo, conservando il suo carattere schivo ed umile, di cui diede prova in numerose occasioni, come quando il produttore di “La trappola per topi”, essendogli grato per lo strepitoso successo della commedia, diede una sontuosa festa in suo onore. La scrittrice, indossato il suo abito più bello, stava per entrare nella sala del Savoy Hotel, dove si sarebbe celebrato l’evento. Il portiere dell’albergo, però, non la riconobbe, rifiutandole l’accesso. Agatha, travolta dalla timidezza, invece di protestare si allontanò in buon ordine.

    Nonostante la sua scelta di vivere lontana dalle luci della ribalta e dai riflettori, l’affetto del pubblico per la Christie non faceva che aumentare. Winston Churchill la definì «la donna che, dopo Lucrezia Borgia, è vissuta più a lungo a contatto col crimine». In Nicaragua venne addirittura emesso un francobollo con le sembianze di Poirot. Nel 1971, inoltre, le venne assegnata la massima onorificenza concessa dalla Gran Bretagna ad una donna: la nomina a D.B.E. (Dama dell’Impero Britannico).

    Nel Natale del 1975 la scrittrice, ormai avanti con l’età, nel romanzo “Sipario” decise di far morire l’ormai celeberrimo investigatore Hercule Poirot.

    Agatha Christie, fedele al suo personaggio più amato, ne seguì la sorte l’anno successivo, morendo il 12 gennaio 1976 nella sua villa di campagna a Wallingford. Venne sepolta nel cimitero del villaggio di Cholsey nel Oxfordshire.

    A tutt’oggi, Agatha Christie rimane una delle autrici più vendute al mondo.

    Federica Foca’

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