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Airbnb: la storia e sviluppo del portale

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Airbnb è il noto portale web capace di mettere in contatto persone di tutto il mondo alla ricerca di un alloggio o semplicemente di una camera per periodi mediamente brevi, con altre persone disposte ad affittare i propri spazi extra, tendenzialmente privati.

Questo portale rappresenta uno dei casi di maggiore successo degli ultimi anni in ambito di startup digitali. Per capire a fondo i motivi dello sviluppo vertiginoso di questo clamoroso colosso è indispensabile analizzarne la nascita e la sua storia.

Airbnb, l’idea e gli esordi

Airbnb esordì nel 2007 per opera di due giovanissimi neolaureati Brian Chesky e Joe Gebbia. L’esigenza da cui nacque la loro idea fu meramente economica: avevano difficoltà a saldare l’affitto della loro abitazione a San Francisco e per guadagnare dei soldi decisero di affittare una stanza della casa.

Questa iniziativa prese vita in concomitanza con l’arrivo in città di una importante conferenza di design e dunque con una grande affluenza di persone che necessitavano un alloggio temporaneo.

Brian e Joe cavalcarono l’onda di questa circostanza e pubblicarono alla velocità della luce un sito web dedicato agli alloggi per breve tempo, una o due notti per la precisione. Chiamarono questo servizio Airbed and Breakfast, perché nella stanza messa a disposizione non vi era un vero materasso ma un lettino gonfiabile.

Il successo immediato di questa iniziativa fece capire ai due ragazzi che c’era una grande domanda insoddisfatta in questo segmento della ricettività e non riguardava unicamente studenti squattrinati: le persone, indipendentemente dall’età e dalla situazione professionale, non avevano bisogno di alloggi ricercati, bensì di sistemazioni pratiche che fungessero da appoggio per brevi soggiorni di business, turismo e quant’altro.

Rendendosi conto del potenziale business che poteva derivarne, i due studenti diedero vita ad un progetto più strutturato, utile come test. L’evento sul quale si concentrarono era un festival musicale e cinematografico con un’affluenza enorme: i due lanciarono dunque un nuovo sito e misero a disposizione alloggi per circa 80 persone.

Questo test fece emergere alcune migliorie da apportare al servizio: un sistema di prenotazione online con pagamento anticipato e la possibilità di lasciare delle recensioni reciproche. A questo punto, Airbnb iniziava a prendere la forma che conosciamo oggi.

Nonostante tutto, il sito tardava a decollare. Proprio quando i due fondatori stavano valutando di lasciar perdere questo business non convincente, decisero di darsi un’altra possibilità in occasione dell’inaugurazione presidenziale a Washington. Riuscirono ad attivarsi con una grande mole di pubblicità ed ottennero 150 prenotazioni. La situazione non era decollata però.

La svolta verso il successo di Airbnb

Invece di chiudere, i due ragazzi decisero nel 2009 di unirsi ad un incubatore di startup californiano, Y-Combinator. Il programma durò circa 12 settimane. Questa opportunità diede importanti e nuovi spunti migliorativi e li condusse a cambiare il nome, abbreviandolo appunto in Airbnb, e ad allargare l’offerta non limitandosi agli eventi e alle occasioni speciali.

Decisero di focalizzarsi su New York, principale meta turistica locale, con una proposta crescente e continuativa di alloggi privati, e si dedicarono ad organizzare incontri personali con i proprietari delle abitazioni, scattando fono migliori dei locali e ripensando alle relative descrizioni in una maniera più appealing.

Questo lavoro di contatto e revisione fu cruciale per dare vita ad un restyling totale dell’offerta che ora appariva di bell’aspetto e molto più efficace. Tali azioni migliorative videro presto un effetto positivo e rapido: i ricavi iniziarono ad aumentare vertiginosamente.

Oltre ad un’azione così impattante e rivoluzionaria dei due fondatori, per rialzare le sorti del progetto Airbnb furono indispensabili chiaramente gli investimenti e gli aiuti ottenuti dall’acceleratore, dagli investitori e da un venture capitalist.

Attualmente Airbnb è letteralmente leader di settore, un vero colosso nel segmento della micro-ricettività. Il suo fatturato è di circa un miliardo di dollari all’anno e la sua copertura riguarda quasi 70 mila città e 200 paesi del mondo.

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