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Dagli scavi al Colosseo emergono dadi e monete. Giochi circensi e scommesse la passione dei romani. foto

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Gli scavi archeologici effettuati sul versante sud  del Colosseo confermerebbero l’affermazione di Giovenale: “ il popolo due sole cose ansiosamente desidera: pane e giochi circensi”. (populous duas tantum res anxius optat panem et circenses),( Satira X).

A conferma di ciò, infatti, sono venuti alla luce una grande quantità di monete di bronzo e dadi; anche se il periodo non è più quello imperiale di Giovenale che scrisse intorno al 100 d.C., comunque serve a confermare la concezione dei giochi presso i romani. Infatti i ritrovamenti sono riconducibili al periodo di decadenza di Roma il V secolo dopo Cristo; un periodo in cui, al Colosseo, non si tenevano più  giochi circensi con felini o animali esotici, ma giochi più ridimensionati con animali nostrani come l’orso, il lupo, il toro. Tuttavia, l’ importanza del rinvenimento di questi reperti è fondamentale perché mostra e, conferma, come gli spettatori scommettessero sull’esito dei  giochi circensi. Questo importante ritrovamento archeologico è avvenuto all’interno di un condotto fognario dell’Anfiteatro Flavio nel lato  sud all’interno nell’area dell’anello mancante. Sappiamo che i giochi gladiatori erano cessati sotto l’imperatore Valentiniano III nel 443. Le venationes , i giochi di caccia, proseguirono fino al 523, quando sotto Teodorico si tenne l’ultimo spettacolo venatorio.

Come ha spiegato infatti il Professor Riccardo Santangeli Valenzani che guida l’attività di scavo: “I condotti fognari sono sempre uno spaccato molto preciso delle attività e delle condizioni di vita di una struttura di un determinato periodo.”

Dalle fogne spesso si può ricostruire la storia di una civiltà perche i reperti restano coperti da fango e liquami che ne permettono una lunga conservazione grazie all’assenza di ossigeno. Nel caso del Colosseo è grazie a questo condotto fognario,che si è potuto giungere a tale scoperta. Infatti  non venendo  pulito dagli addetti alla manutenzione, per via del periodo di decadenza e del successivo abbandono, è stato possibile ritrovare questi reperti risalenti al V secolo.

Questo scavo archeologico viene effettuato nelle gallerie oggi mancanti per causa dei crolli del 847 nel settore meridionale. Sul pavimento si sono trovati perfino i segni degli strumenti utilizzati per le spogliazioni dei blocchi di travertino. Infatti il Colosseo, dopo l’abbandono, conobbe molte vite: quella di una cava di materiali, di castello medievale, di fattoria, ecc.  nel 1381 una sezione del Colosseo venne donata alla confraternita del Santissimo Salvatore ad Sancta Sanctorum, alla quale nel 1490 fu permesso di tenere rappresentazioni della passione di Cristo all’interno del Colosseo.

I crolli sembrano avere seguito la direttrice del fosso Labicano, che scorre da est a ovest, interessando il versante meridionale dell’edificio, considerato dai geologi il settore «debole» dell’anfiteatro. Non a caso infatti lo smantellamento delle strutture coinvolse già dalla fase iniziale il versante verso il Celio, come testimoniato dall’iscrizione del nome del vir spectabilis Gerontius in genitivo di possesso sulla superficie esterna di un pilastro, in origine interno, del II ordine : il senatore, vissuto in età teodericiana, era probabilmente titolare di un cantiere di smontaggio di una parte, fatiscente e altrimenti inutilizzabile, dell’edificio.

La struttura portante è costituita da pilastri in blocchi di travertino, larghi ben 2.70 m, con un volume di circa 100.000 m cubi,  collegati da perni metallici che sviluppano un peso di ben oltre le 300 tonnellate.  L’edificio forma un ovale di 527 m di perimetro, con assi che misurano 187,5 e 156,5 m. L’arena all’interno misura 86 × 54 m, con una superficie di 3.357 m². L’altezza attuale raggiunge 48,5 m, ma originariamente arrivava a 52 m.

L’Anfiteatro Flavio, non è l’unico anfiteatro del mondo romano infatti in tutto l’impero se ne contavano ben 230, ovviamente il l’Anfiteatro Flavio era il più grande e con le sue colossali dimensioni costava molto mantenerlo, specie quando si trattava di restaurarlo. Sappiamo che il Colosseo venne restaurato sotto gli imperatori Nerva, Antonino Pio, Elagabalo, Alessandro Severo, Gordiano, Costantino. Per via delle esorbitanti spese di mantenimento l’Anfiteatro Flavio, con il tramonto dell’Impero romano, segui un lento ed inesorabile declino fino a portarlo ad una condizione di degrado ed abbandono. Questo ritrovamento archeologico ci racconta la storia di questo monumento in un periodo di decadenza e di come i romani amassero le scommesse e fossero attaccati ai giochi circensi.

 Emiliano Salvatore

 

 

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