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Eccezionale rinvenimento archeologico: una tomba monumentale picena

Una tomba monumentale picena che ospita i resti di un personaggio d'alto rango, definita un "eccezionale rinvenimento archeologico" in quanto permettera' di scrivere nuove pagine della storia e dell'archeologia marchigiana cosi' come del popolamento dell'Italia pre-romana.

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Nelle Marche torna alla luce un sepolcro di alto rango grazie a archeologi dell’Università di Bologna.

Una tomba monumentale picena, di età orientalizzante, riferibile al VII secolo a.C, che ospita i resti di un personaggio d’alto rango, è stata scoperta da un team di archeologi del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna, in accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche, nel corso della campagna di scavi e ricerche nella zona di Nevola a Corinaldo, in provincia di Ancona.

L’eccezionale rinvenimento archeologico permetterà di scrivere nuove pagine della storia e dell’archeologia marchigiana così come del popolamento dell’Italia pre-romana.

I dati raccolti dagli archeologi descrivono con precisione l”originaria presenza di una sepoltura monumentale, forse un tumulo, circondata da un fossato anulare di circa 30 metri di diametro, e con al centro una grande fossa fittamente riempita (presenti carro da parata, armi di difesa e strumenti da taglio, oggetti e contenitori bronzei, e una quantità di vasellame ceramico) che costituivano il ricco corredo del personaggio qui celebrato.

Il rinvenimento acquisisce un’importanza ancora maggiore in considerazione del luogo della scoperta, lungo il torrente Nevola, ovvero in un settore delle Marche compreso tra i fiumi Cesano ed Esino, finora molto lacunoso dal punto di vista della storia del popolamento di età picena.

La recente acquisizione offre alla comunità scientifica una nuova chiave di lettura, che connota la valle del Nevola come un luogo nevralgico per la conoscenza della storia più antica del territorio marchigiano, dall”età pre-protostorica fino alla prima romanizzazione.

Le attività mirate alla conoscenza del contesto lungo via Nevola sono state avviate dall’Università di Bologna lo scorso anno, con tecniche di documentazione e di esplorazione non invasiva del sottosuolo, come la ricognizione aerofotografica e la geofisica estensiva, che hanno portato a scoprire un’area archeologica che si preannunciava interessante fin dalle prime indagini.

Le ricerche non invasive sono state condotte dal Laboratorio di Geofisica del Disci dell’Università di Bologna, in collaborazione con la società francese Geocarta e con l”Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma.

(Foto Romagnanotizie)

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