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La Mediazione Familiare come efficace strumento per risolvere i conflitti familiari

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La Mediazione Familiare è un validissimo strumento di composizione di ogni tipo di conflitto familiare.

In vista o a seguito di una separazione tra partner (sposati, uniti civilmente o conviventi) il percorso di Mediazione è finalizzato al raggiungimento di un accordo per la pacifica riorganizzazione della vita e delle relazioni familiari, con speciale attenzione alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli ed alla condivisione delle responsabilità genitoriali. Se la coppia lo desidera, le eventuali intese raggiunte in materia di affidamento dei figli, calendario dei tempi con mamma e papà, assegno di mantenimento e altri aspetti economici e patrimoniali potranno confluire in un documento che può essere presentato in Tribunale per l’omologazione, costituendo così la base per una separazione consensuale o un divorzio congiunto. In questo modo, si evita una separazione giudiziale che comporterebbe un enorme spreco di tempo, risorse e denaro per spese legali e battaglie giudiziarie che causerebbero infinite sofferenze alla coppia e ai figli.

La Mediazione Familiare può altresì essere utile quando la coppia attraversa un periodo di crisi, ma c’è ancora la volontà di stare insieme. In tal caso, il mediatore familiare aiuta i partner a riattivare la comunicazione interrotta e a riscoprire e valorizzare i punti di forza del loro amore.

Infine, in caso di conflitto tra membri della stessa famiglia, la Mediazione Familiare offre alle parti un contesto neutro e accogliente in cui ritrovare l’armonia familiare tramite la libera espressione del proprio punto di vista, dei propri sentimenti e delle proprie esigenze.

La Mediazione Familiare è molto considerata e diffusa nel nostro continente, tanto che l’U.E. le ha dedicato numerose normative e raccomandazioni.

Tra queste, la Raccomandazione 1639 del 25 novembre 2003 del Consiglio d’Europa, che all’art. 1 definisce la Mediazione Familiare «un procedimento di costruzione e di gestione della vita tra i membri d’una famiglia alla presenza d’un terzo indipendente ed imparziale chiamato mediatore». Lo stesso articolo illustra lo scopo della Mediazione Familiare: «l’obiettivo della mediazione è di giungere ad una conclusione accettabile per i due soggetti senza discutere in termini di colpa o di responsabilità». L’art. 7 della Raccomandazione aggiunge che la Mediazione Familiare serve a «ristabilire, con l’aiuto di un professionista formato nella mediazione, la carenza di comunicazione tra le parti».

Nel nostro Paese, attualmente, non esiste un Albo o un Ordine dei mediatori familiari. Pertanto, la professione di mediatore deve considerarsi una «professione non regolamentata» ai sensi della legge n. 4 del 2013.

La disattenzione del Legislatore nei confronti della Mediazione Familiare rappresenta una grave lacuna nel nostro ordinamento, perché provoca un’insufficiente conoscenza nel nostro Paese di uno strumento di composizione dei conflitti che può essere utile sotto molteplici aspetti, e in primo luogo per la tutela dei minori. Infatti la Mediazione Familiare ha a cuore, in primis, l’interesse e il benessere dei bambini che, in caso di separazione dei genitori, soffrono profondamente perché si trovano, incolpevoli e impotenti, ad assistere a un conflitto che contrappone le persone che amano di più. A partire da questa consapevolezza, nel corso dei vari incontri il mediatore ricorda alle coppie con figli che il legame sentimentale tra loro può spezzarsi, ma che quello genitoriale non cesserà mai di esistere, e che pertanto è necessario che imparino a collaborare per offrire ai figli un’educazione concordata e condivisa, nonchè la sicurezza che anche se mamma e papà non stanno più insieme continuano a volergli bene. In tal modo, il mediatore si fa portavoce dei bisogni dei figli e tutela il loro diritto alla bigenitorialità, nell’ottica dell’affido condiviso introdotto dalla riforma relativa alla separazione di cui alla legge n. 54 del 2006 e al d. lgs. n. 154 del 2013.

Inoltre la Mediazione Familiare, essendo uno strumento di composizione delle controversie in sede stragiudiziaria, può rappresentare un buon modo per alleggerire il carico di lavoro dei Tribunali, già intasati a causa di procedimenti che hanno ad oggetto controversie che potrebbero tranquillamente risolversi altrove. Per di più gli accordi presi in mediazione, in quanto frutto della libera scelta delle parti, hanno molte più possibilità di durare nel tempo rispetto alle statuizioni contenute nella sentenza di un giudice che non ha una conoscenza diretta della coppia e che decide secondo consuetudini che spesso si adattano male alle situazioni concrete, rendendo tutti scontenti.

Ecco perché è necessario, nel nostro Paese, valorizzare la Mediazione Familiare dedicandogli, in primis, una disciplina organica, al pari di quello che hanno fatto quasi tutti gli altri Stati europei, per rimanere nel nostro continente. Inoltre, occorre lavorare a diffondere una cultura della Mediazione come strumento da utilizzare per appianare le divergenze familiari prima che queste si cronicizzino, in un’ottica di contrasto al disagio prima che rischi di diventare devianza e di promozione del benessere non solo della famiglia, ma dell’intero corpo sociale.

Federica Focà

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