Quantcast

La storia di un fuorilegge

Più informazioni su

    il fuorilegge

     

    La battaglia di Mimmo Lucano, il fondatore del Modello Riace insignito del premio per la Pace e i Diritti umani di Berna

    by Dynamite

     

    Quale valore possiamo dare alla parola democrazia alla luce di ciò che è accaduto a Riace? E che peso ha la storia sulle coscienze di chi ci governa?

    L’esperienza storico-politica del nostro paese per poter fungere da volano a un governo che intenda sfuggire al puro esercizio retorico degli “anti” razzismi e delle “contro” discriminazioni deve saper cogliere nel passato le sue debolezze e i suoi vizi. Per poter offrire ai propri cittadini la garanzia di una buona pratica democratica, inclusiva e con una visione che faccia dello scacchiere geopolitico uno specchio in cui riflettere la ricchezza della sua diversità, è indispensabile compiere un passo verso il riconoscimento universale della naturale tensione di ogni essere umano a vivere una vita migliore.

    L’indisponibilità di un governo a compiere questo passo porta inevitabilmente alla cristallizzazione demagogica, alla settorializzazione dei diritti universali, alla sedentarietà delle coscienze, alla negazione dell’altro come parte del tutto.

    banner1

    Così la storia di Mimmo Lucano (ex sindaco di Riace), ripercorsa dall’autore nel suo libro di esordio Il fuorilegge, diventa l’emblema della lotta contro la politica degli arrocchi, delle divisioni, dei narcisismi irriconoscenti della natura umana. Del potere corrotto che si nutre di sottomissioni silenziose, di addomesticamenti alla mediocrità. Ed è proprio il sistematico depotenziamento identitario dell’alterità che finisce per svuotare di significato il senso stesso della democrazia generando una categoria altamente remunerativa, quella degli invisibili.

    Ma Riace, uno dei tanti borghi italiani agonizzanti per lo spopolamento, sfugge alle logiche di questo potere e diviene un modello virtuoso, premiato e riconosciuto a livello internazionale, in grado di produrre valore in termini umani ed economici, soprattutto attraverso il turismo.

    Con la visione di uguaglianza sociale di Peppino Impastato e con l’esperienza di inserimento nel tessuto locale dei curdi, Mimmo Lucano nel 2004 è eletto sindaco di Riace, il paese dell’accoglienza. Raccogliendo il sogno di riscatto ereditato dalla sua terra, ne esplora le contraddizioni e reagisce all’emergenza migratoria come sa fare: aprendo le porte a chi è in cerca di un’occasione per rinascere.

    “A Riace,” racconta Lucano “i Cas non erano grandi alberghi abbandonati e sfruttati dagli speculatori, né casermoni dove ogni senso di ospitalità veniva sacrificato a favore di asettici dormitori. Erano case sparse per il centro, piccoli appartamenti rimessi in sesto nel corso degli anni e trasformati in luogo di benvenuto”, in un Villagio Globale dove le vecchie cantine abbandonate sono state trasformate in laboratori “quasi a formare un percorso di etnoantropologia urbana”.

    banner 2

    La storia di Mimmo Lucano, però, è una storia al contrario. Nel momento in cui il mondo intero plaude il futuristico sistema di accoglienza e integrazione glorificando il suo creatore, la giustizia cosa fa? Non festeggia il suo eroe, no. Tantomeno replica il modello ma lo distrugge a colpi di avvisi di garanzia, che lo portano prima agli arresti domiciliari con l’accusa di concussione, abuso d’ufficio e frode, poi al rinvio a giudizio per abuso d’ufficio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e all’allontanamento da Riace come fosse un pericoloso criminale.

    Come è potuto accadere tutto questo?

    Ce lo racconta il protagonista nel suo libro in cui ripercorre la sua infanzia fatta di ulivi, distese erbose, profumo di gelsomini e peri, dei colori caldi della ginestra e dei fichi d’india, delle danze rom dietro ai cortei religiosi. Di incontri illuminanti come quello con Cosimo Pazzano, padre di cuore, che lo ha fatto innamorare sempre di più della sua terra o quello, ancora, con Tonino Perna, tra i primi a scrivere nero su bianco che l’immigrazione poteva diventare un patrimonio o quello con Gianfranco Schiavone, l’ideatore degli Sprar. Di riconoscimenti come il suo terzo posto nella classifica internazionale World Mayor e l’ingresso nella top 50 di Future nel 2016. Di lettere come le dieci righe di Papa Francesco in cui esprime “ammirazione e gratitudine” per il suo operato “intelligente e coraggioso” verso i rifugiati.

    Ma anche di politiche di oppressione contro Riace e dei tradimenti di una sinistra ideologicamente svuotata e incapace di dar voce ai nuovi proletari e a sé stessa.

    banner 3

    Di un equivoco giuridico che si trasforma in accanimento giudiziario e nella delegittimazione del modello Riace.

    “Non conto più gli errori che ho commesso” racconta Lucano “Ma so che non avrei potuto agire altrimenti. Non sono mai stato capace di guardare con gli occhi di chi esclude. Non sopporto i privilegi e le discriminazioni”.

    Infine, è la narrazione degli ultimi. Di quelli come Becky Moses che arriva a Riace nel 2015 scampando al tragico destino di chi come lei è costretta a ripagare il suo debito alle mafie con la prostituzione. Accolta a Riace, Becky trascorre circa tre anni in un Cas. Al termine del suo periodo di accoglienza, raggiunge alcuni amici nella baraccopoli di San Ferdinando (tra Gioia Tauro e Rosarno) dove rimane vittima di un rogo dalle origini poco chiare.

    “Tra i resti del rogo, che è dilagato fino a radere al suolo anche altre tende vicine,” racconta Mimmo Lucano, “è stata trovata la sua carta d’identità. Con la sua foto, gli occhi grandi, gli zigomi alti, i capelli mossi e lunghi a incoronarle il viso. E la mia firma. Le avevo consegnato quel documento solo un mese prima, guardandola sorridere per un’identità riconquistata”.

     

    Il LIBRO

    Il fuorilegge di Mimmo Lucano (Feltrinelli, 2020, pp. 192, euro 15,00)

     

    Più informazioni su