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L’Italia del nuovo, insofferente delle rinnovate truffe telefoniche dei gestori di servizi

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Il governo giallo verde, M5S e Lega, continua a magnificare il nuovo in essere, già realizzato da loro politica.

Ma gli utenti finali, gli inermi privati cittadini consumatori di energia, gas, acqua e delle utenze in generale, ritengono di non avere ancora avvertito questo vento nuovo del cambiamento e continuano ad interrogarsi, arrovellandosi a dismisura, sulla reale utilità delle Agenzie create per la loro tutela, che peraltro risultano inefficaci, se non addirittura assenti, nel regolare il mercato e nella difesa degli utenti contro lo strapotere dei gestori nazionali di beni di servizi.

Ultima perle, in questo già fosco panorama, antecedente all’attuale governo, risultano le reiterate, ed attualmente moltiplicatesi, truffe telefoniche, a danno di utenti e consumatori finali, perpetrate soprattutto nei confronti di anziani.

Gli artefici: i servizi di telefonia e promozione per l’acquisizione clienti, effettuati da società di telemarketing, costituite appositamente dai grandi gestori al loro interno, per appropriarsi illecitamente, tramite la richiesta dei Pod (una sorta di password dell’utenza indicata nella regolare fattura del gestore prescelto) delle utenze contrattualizzate con altre società fornitrici, sempre ovviamente a danno degli ignari e sfortunati cittadini.

A tale proposito, va deprecabilmente rilevato, che l’Autorità Energia che, con apposita deliberazione del 20 luglio 2017, la n. 543/2017/com, aveva espressamente previsto la tutela per i clienti finali che risultassero controparti di un contratto concluso a distanza (FORNITURE NON RICHIESTE), è ritornata sui suoi passi, disponendo successivamente la rimozione della dicitura “Contratti o attivazioni non richiesti”.

Introducendo, in tal modo, di fatto, una previsione espressa di non applicazione della delibera in argomento alle forniture non richieste di cui al Codice del Consumo, inserendo in via suppletiva il cosiddetto TIRV (Testo Integrato in materia di misure propedeutiche per la conferma del contratto di fornitura di energia elettrica e/o di gas naturale e procedura ripristinatoria volontaria).

In poche parole, se un fornitore di beni di servizio attiva un contratto di fornitura senza nostro consenso, è possibile, attivando la TIRV, riportare il contratto di utenza al vecchio ed antecedente fornitore, in tempi per quanto possibile celeri, aderendo comunque a versare al nuovo venditore un importo economico corrispondente al massimo, ai corrispettivi a copertura dell’uso dell’infrastruttura e dell’approvvigionamento all’ingrosso per il periodo transitorio determinatosi con il nuovo contratto abusivo.

Previsione, quest’ultima, in contrasto con quanto determinato dal Codice del Consumo che, ricordiamo, recita espressamente all’articolo 66 quinquies, sotto la dicitura “Fornitura non richiesta”, il seguente dettato: “Il consumatore è esonerato dall’obbligo di fornire qualsiasi prestazione corrispettiva, in caso di fornitura non richiesta di beni acqua, gas, elettricità, teleriscaldamento o contenuto digitale o di prestazione non richiesta di servizi vietate dall’art. 20, comma 5, o dall’art. 26, comma l, lettera f del presente Codice”.

In tali casi, va rilevato, che l’assenza di una risposta da parte del consumatore, in seguito a tale fornitura non richiesta, non costituisce e non va considerata quale consenso a tale fornitura fraudolenta.

Ad ulteriore supporto della precedente previsione, la sentenza n. 624/2016 del Giudice di Pace di Siena, con la quale il giudice onorario dà espressamente ragione al consumatore “per il comportamento di indubbia malafede da parte della convenuta dando esecuzione ad un contratto che non si era mai perfezionato”.

Per questi motivi, la sentenza del Giudice di Pace appare dirimente in tale possibile controversia in quanto, oltre a rilevare l’inesistenza del contratto e l’irrilevanza della delibera dell’Autorità Energia, peraltro poco favorevole al consumatore, sancisce, in modo chiaro e definitivo, la sussistenza di un vero e proprio danno risarcibile in capo al consumatore.
In conclusione, cosa dire, allora se non ci tutelano le Autorità appositamente costituite per la nostra salvaguardia, facciamolo da noi ricorrendo ai Giudici di Pace, facendoci per di più risarcire per il disturbo.

L. T.

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