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Pensiero del giorno – Ciao nonno

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    “Ciao nonno. Oggi ho ricominciato la scuola”. Martino, dell’età di sette anni, trascorre il pomeriggio a casa dei nonni.

    “Sarai contento”.

    “Mica tanto”.

    “Perché?”

    “Mi ero abituato a essere libero”.

    “Non hai voglia di impegnarti nello studio?”

    “Così così…”

    “Ricordo quando andavo a scuola io. La notte precedente non riuscivo a dormire per l’emozione”.

    “Anche io sono stato contento di tornare in classe, specie dopo un anno passato lontano dai compagni, ma studiare da casa è molto più facile”.

    “Forse hai imparato di meno però”. Il nonno sorride al nipote e lo accosta alla sua poltrona: “Pensa che per raggiungere la mia scuola quando frequentavo le elementari come te, dovevo camminare per tre chilometri a piedi tra i campi”. L’uomo guarda lontano, nel ricordo di quei tempi.

    Martino è interdetto: “Ci andavi lo stesso?”

    “Altroché! Non vedevo l’ora di aprire il sillabario per poter decifrare le lettere e le parole che c’erano scritte”.

    “Nonno! Che metodi antiquati”.

    “Lo so, ma allora ne ero entusiasta. Sono stato sempre innamorato dello studio”.

    “Infatti poi sei diventato un ragioniere, hai potuto diplomarti”.

    “Sì, ma con molta fatica. Per pagarmi gli studi facevo dei lavoretti qua e là”.

    “Lavoravi e studiavi? Che bravo. Ma i tuoi genitori erano contenti?”

    “Certo. Per farmi studiare hanno rinunciato al mio aiuto nei campi. Al paese non c’erano le scuole superiori così io mi trasferii da una zia in questa città”.

    Martino cerca di immaginare un modo di vivere così diverso dalle sue abitudini quotidiane: “Dì, nonno, non avevi neanche un cellulare?”

    Il nonno ride: “Certo che no! Anzi, ti dirò che il telefono a casa lo abbiamo messo quando io ero già grande”.

    Al bambino sembra di parlare con un extraterrestre: “E una macchina, in casa, non l’avevate?”

    “C’era quella di uno zio ma gli serviva per lavorare”.

    “Accipicchia”. Il bambino si separa dal nonno e va in una cameretta a studiare.

    Prendendo un libro, ripensa al dialogo avuto con lui. Riflette: ‘Non immaginavo che i miei bisnonni fossero dei contadini. Non l’ho mai saputo’. Apre una pagina e vede tante fotografie di animali e campi di grano. Proprio quello di cui ha parlato poco prima.

    Dopo aver guardato a lungo, pensa: “Anche a me piacerebbe vivere in campagna. Potrei allevare gli animali, giocare con loro, coltivare la terra, raccogliere i frutti dagli alberi, mangiare i prodotti del mio orto…’

    Chiude gli occhi. Con la mente, già vede la sua vita in quella prospettiva. Corre dal nonno: “Ho deciso di diventare un contadino da grande. Che ne pensi?”

    L’uomo chiude la rivista che stava leggendo: “Ne sono felice. Ma prima devi fare studi appropriati e poi, essere in grado di utilizzare tutti gli attrezzi che la tecnologia moderna ha messo a disposizione di chi lavora la terra”.

    “Già, non ci avevo pensato…Non è molto semplice, vero?”

    “Non è semplice, ma è appassionante, ti assicuro…Sai che facciamo? Andremo al paese dove vivevo con i genitori. Ci sono ancora i miei parenti che portano avanti l’azienda. Ti spiegherò tutto ciò che so”.

    Martino è curioso. Non ha mai visitato la campagna. Questa eventualità lo entusiasma: “Non vedo l’ora di sapere come si possa vivere in una fattoria. Starò attento a tutte le indicazioni che mi darai così, quando sarò grande, mi trasferirò in campagna per fare il contadino”.

    “Mi fa piacere. Io ho lavorato come ragioniere in una città grande, ma ora vorrei tornare indietro”.

    “Allora ci andiamo insieme, nonno. Abiteremo tra l’erba dei prati, con gli animali e useremo tutti i ritrovati moderni…e poi, se saremo di nuovo costretti a stare in casa come nei mesi passati,  potrò guardare dalla finestra l’orizzonte invece che i muri dei palazzi e l’asfalto di questa nostra piccola strada di città”.

    Maria Rosaria Fortini

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