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Pensiero del giorno – Mia madre

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    Il giorno di Sabato Santo ho perduto mia madre. Una donna eccezionale che ha trasmesso a tutti noi un sentimento di vitalità e di amore.

    La sua presenza fisica non c’è più, i suoi oggetti sono privi della sua energia. Sembra che sia partita per l’ultimo viaggio con tutta se stessa. Ne aveva abbastanza dei piccoli fastidi che la tormentavano ogni giorno, della quasi immobilità. E poi, ne aveva abbastanza di questo mondo. Un mondo che accoglie un’umanità in guerra.

    Mia madre, in gioventù, aveva vissuto avvenimenti importanti. Durante la seconda guerra mondiale,  si era sposata e aveva avuto una figlia. Da un anno, stava affrontando una guerra diversa, misteriosa e subdola. Quella che ci troviamo a vivere, rappresentata da un virus, dal distanziamento sociale, da un vaccino.

    Questa guerra, combattuta senza armi, ha impedito a lei come a tutti noi, di esprimere i sentimenti più profondi: l’amore per i propri cari.

    Gli anziani non ammettono che si debba stare lontano dai figli, dagli amatissimi nipoti, che non si possa esprimere la gioia di vivere insieme a loro. Sono come i bambini che non capiscono perché non si possa stare all’aria aperta e passeggiare nel parco.

    Obbligata dai differenti colori delle regioni, mia madre ha dovuto trascorrere le Feste natalizie e, in previsione, la Pasqua, senza il conforto di tutti i familiari. Questa impotenza le ha fatto più male della solitudine, più male della malattia.

    Il suo cuore infatti è esploso.

    La mia bella mamma è morta d’infarto. Sempre avanti con i tempi e priva di sentimenti di paura, pensava di poter tornare a una vita normale, a una socialità che, a lei come a tutti, è stata tolta.

    Ma io in realtà mia madre non l’ho perduta. Non è più alla mia vista, è vero, ma con gli occhi della mente la vedo aleggiare in ogni dove. Nelle fronde degli alberi. Nell’aura profumata che sprigiona dai fiori. Nel cielo quando guardo le nuvole, sulla mia pelle, nel mio cuore. Un cuore  unito al suo e che la morte non potrà mai dividere.

    In questa unità, la sento estremamente felice. La immagino correre nei prati, saltare nell’erba a piedi nudi, finalmente libera nei movimenti; la vedo in compagnia di mio padre, morto quando lei aveva soltanto trentasei anni.

    E, insieme a tutti gli altri che sono partiti prima, la sogno ridere di tutto cuore, con quel sorriso meraviglioso e contagioso che ci ha accompagnato per tutta la vita. Un sorriso che illuminava il suo viso e l’anima di chi le stava accanto.

    Per ora ti saluto mamma, e ti avvolgo in un abbraccio infinito in attesa di rivederti.

    Maria Rosaria Fortini

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