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Pensiero del giorno – Mia nonna

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    Un anno dopo la morte di mio padre, è morto mio nonno. Era un uomo di campagna che ha lavorato i suoi tre campi di terra con passione per tutta la vita.

    Lo ritenevo un signore, nei modi e nei sentimenti. Riservato e sorridente, ricordo che mi insegnò a lavorare a maglia e, sul terrazzo di mattoni bianchi di una grande casa, ci guardava giocare a nascondino.

    Discuteva spesso con la moglie, donna colma di spirito e di generosità ma combattiva. Sempre in lotta per la sua indipendenza.

    Alla morte del marito, nonna si trasferì da noi. Catapultata da un giorno all’altro in una città che conosceva poco, a tutta prima, si trovò a disagio ma presto l’amore per la figlia e i nipoti e il senso del dovere presero il sopravvento su ogni altra considerazione.

    La sua venuta portò una ventata di energia. Trasformò l’atmosfera di tristezza in cui eravamo piombati, in leggerezza ed empatia. Si dedicò molto alla cucina, per farci riprendere gusto al cibo e ai sapori genuini della campagna.

    Quando mia madre iniziò a lavorare in un’azienda, la sua presenza divenne preziosa. Ci accudiva con amore ed attenzione. Divenne, in breve tempo, il fulcro della casa e della famiglia.

    Mia madre, che soffriva per il lungo orario di ufficio, aveva frequenti diverbi con lei. Noi cercavamo di mettere pace tra madre e figlia, certi di amarle entrambe profondamente.

    A mia nonna non piacevano le manifestazioni di affetto e dovevo trattenermi quando, intenerita per qualche sua premura, avrei voluto circondarla con le braccia per ringraziarla. Ricordo le nostre chiacchierate intorno al tavolo della colazione. Le chiedevo consigli su come affrontare al meglio i rapporti con i compagni di scuola. Il suo giudizio oculato e ironico mi indirizzava nella giusta direzione.

    Abbiamo vissuto per molti anni insieme fino a che non ho lasciato la famiglia per sposarmi. Mi trasferii non lontano da quell’abitazione per cui sono andata a trovarla quasi tutti i giorni.

    E’ morta all’età di 91 anni. Senza soffrire molto. E io ho continuato a parlare con lei, con la mente e nei sogni. Una volta ho sognato di sedere sul bracciolo della poltrona su cui lei stava cucendo. La guardavo e pensavo tra me: “Come vorrei abbracciarla” non osando farlo sapendo quanto fosse restia a qualsiasi manifestazione di tenerezza. Invece si volse verso di me e mi disse: “Bella di nonna”. Io lo presi come un invito e, finalmente, la abbracciai.

    Maria Rosaria Fortini

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