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Pensiero del giorno – Mio padre

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    All’età di quattordici anni, ho perduto improvvisamente mio padre, dopo solo tre giorni di malattia. All’epoca non mi rendevo conto di che cosa avrebbe comportato un avvenimento così drastico per un’adolescente, tranne per il profondo dolore e il disagio che sentivo dentro di me.

    Con mia madre, mia sorella e mio fratello ci guardavamo sgomenti non riuscendo a dare un nome e un significato a quello che stavamo vivendo. Guardandoci, ci sforzavamo di non piangere perché il cedimento di uno di noi avrebbe significato il cedimento di tutti.

    La mattina successiva, feci un sogno. Ero certa che la morte di papà fosse stata solo frutto della mia immaginazione. Aprendo gli occhi, mi resi conto della tremenda verità. Mi mancò il respiro. Come avrei potuto andare avanti ora senza di lui?

    Poco dopo, mia madre ci chiamò sul suo letto. Abbracciandoci, ci disse: “Ho sognato papà. Aveva gli occhi chiusi ma due lacrime scendevano sulle sue guance. Esse dicevano: ‘Io sto bene, ma il mio grande dolore è stato quello di lasciarvi’… Ora siamo soli” continuò mia madre. “Dobbiamo essere forti e continuare la nostra vita come prima. Staremo sempre vicini e non ci lasceremo mai”.

    Così è stato. Ci siamo tenuti sempre per mano, ognuno facendo le sue esperienze e il suo percorso di vita, ma certi di poter contare ognuno sull’appoggio dell’altro… finché mia madre, tre mesi fa, non è morta. Un giorno, quando stava male e temevo di perderla, mi disse: “Non importa. Ci siamo voluti tanto bene”.

    Se ci penso, non ci siamo mai più concessi la libertà di piangere insieme per quell’antico episodio drammatico della nostra vita. Ognuno ha espresso il proprio dolore e la propria gioia autonomamente.

    Dire che la morte di mio padre ci ha legato profondamente è dire poco. Abbiamo vissuto nel suo ricordo, cercando di inglobare le sue idee e i suoi principi nella nostra esistenza.

    Con lui presente, sarebbe stato un altro modo di vivere, ma forse non avremmo compiuto a dovere, ciascuno di noi, il compito che ci aspettava e che, venendo al mondo, ci eravamo prefissati.

    Per questo, dobbiamo ringraziare la sua dipartita. Ciò che mi consola e che mi diverte, è sapere che ora mio padre e mia madre sono insieme. Ho come l’impressione che la famiglia si sia finalmente riunita e che di notte, quando la mente tace e il pensiero può volare in libertà, noi cinque ci incontriamo e, tenendoci per mano, parliamo cuore a cuore e ci raccontiamo tutto ciò che, nel corso degli anni, non ci siamo mai detti.

    Maria Rosaria Fortini

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