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Pensiero del giorno – Ricordi d’infanzia

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    Ricordo quando, da bambini, trascorremmo tre anni al paese di mio padre, ai Castelli Romani. Erano gli anni cinquanta, periodo di ripresa economica.

    A Roma, avevamo abitato in un appartamento piccolissimo che aveva accolto, dopo la nascita di mio fratello, cinque persone. Stavamo stretti ma noi bambini non ne eravamo consapevoli.

    Quando mio padre rientrava dall’ufficio, lo salutavamo con un abbraccio festoso poi, io e mia sorella sedevamo a un tavolino richiudibile e disegnavamo oppure costruivamo con cartoncino e colla, bambole, abiti, borsette e mobili. La nostra casa era piena di calore e di amore, vivacizzata dall’esuberanza di mio fratello.

    Ai Castelli, migliorammo la nostra situazione. L’abitazione era grande, aveva tre camere da letto, due balconi e una sala da pranzo. Potevamo ricevere parenti e amici. Molti della nostra età. Infatti in estate ci recavamo in comitiva al parco cittadino o in mezzo al bosco cantando a squarciagola e aiutandoci coi bastoncini che mio padre aveva intagliato.

    Un inverno nevicò. Dopo la Messa, raggiungemmo lo spiazzo vicino al cimitero per tirare palle di neve. Mio padre, appassionato fotografo, scattò molte fotografie che ritrovo ancora negli album della nostra infanzia. Era appassionato anche di caccia e, durante quegli anni, acquistò un cane spaniel breton, di nome Sandy, che costituì la gioia di noi tre fratelli per diverso tempo.

    Spesso, nel pomeriggio, dovevamo salire dalla nonna per recitare il rosario. Ci annoiavamo ma era un’occasione per stare insieme e per gustare, alla fine delle orazioni, i pasticcini con il tè.

    Avevamo però agio di divertirci quando la zia, appassionata di cinema, ci portava a vedere film di avventura o di amore. Oltre che ricostruire per gioco le tante storie sentimentali, un giorno capitò anche a noi di fidanzarci con due ragazzini, cugini tra loro.

    Che emozione incrociare i loro sguardi per strada oppure affacciarci al balcone proprio nel momento in cui i cugini venivano a passeggiare da quelle parti! Spesso bisticciavamo tra sorelle su chi avrebbe portato a passeggio il nostro Sandy. C’era la fortunata possibilità, per l’una o per l’altra, di incontrarsi dietro il muricciolo di casa dove avremmo potuto darci qualche bacetto.

    Ricordo con tenerezza come, nei mesi freddi, ci sistemavamo in cucina a fare i compiti poiché era l’unico ambiente riscaldato dalla cucina economica. Di solito, a gennaio soffrivamo di geloni e mia madre doveva mettere tra le lenzuola una borsa calda prima di andare a letto.

    La vita al paese ci piaceva ma fummo anche contente di tornare a Roma. Avevamo notato che, quando incontravamo le amiche romane, ci sentivamo a disagio. Non volendo, avevamo preso il comportamento e la cadenza provinciale.

    Tornammo perciò nella capitale con gioia. Mia sorella a frequentare il primo anno delle superiori, io la seconda media. Per la prima volta separate. Senza poterci vedere durante la ricreazione o all’uscita della scuola. Ci dispiacque molto ma, ormai, eravamo grandi e potevamo prendere ciascuna la propria strada.

    Maria Rosaria Fortini

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