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Uber: storia dell’azienda che ha rivoluzionato il trasporto pubblico

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Uber è la nota azienda americana con sede a San Francisco in grado di fornire un servizio di trasporto automobilistico unicamente privato, attraverso l’utilizzo di un’app mobile finalizzata a mettere in comunicazione diretta il passeggero che necessita il servizio di trasporto e l’autista affiliato disponibile in quel preciso momento: una comodità che non poteva non conquistare in lungo e in largo i paesi più industrializzati, le metropoli e non solo.

Attualmente Uber, dopo pochi anni dalla sua nascita, avvenuta per opera di Travis Kalanick, può vantare un valore di oltre 70 miliardi di dollari: questo ne fa la start-up più ricca al mondo, oltre che la più famosa, anche grazie ai dissidi continui con la categoria dei tassisti che vedremo dopo.

E’ indispensabile precisare, per avere un’idea ancora più dettagliata della grandezza di questa innovazione, che – insieme ad Airbnb – Uber è considerato uno degli esponenti di spicco della cosiddetta sharing economy.

La sua crescita vertiginosa, infatti, ha rivoluzionato completamente la natura dei trasporti nei centri abitati e in tutto il mondo, senza produrre utili e finanziandosi unicamente grazie ad una raccolta di capitali provenienti da investitori fiduciosi, accorsi sin da subito.

La nascita di Uber e il suo sviluppo

Uber nasce tra il 2008 e il 2009 e attraversa uno sviluppo che viene raccontato attualmente anche sul sito ufficiale. Travis Kalanick era a Parigi nel 2008 insieme a Garrett Camp. Erano due trentenni frustrati per il fatto di non riuscire a fermare un taxi. Questo fece nascere in loro un’idea geniale, cioè quella di poter accedere al servizio senza dover fisicamente fermare l’auto in corsa ma semplicemente facendo un click su un sito web.

Tutto ebbe inizio dunque con un’App per richiedere auto prestigiose in zone metropolitane. Dopodiché, avvenne il decollo e Uber divenne sempre più simile alla società di successo che conosciamo oggi e che opera in più di 500 città, in ben 66 paesi, rivoluzionando giorno dopo giorno il tessuto del trasporto urbano mondiale, tanto da suscitare la nascita di cloni sia in America che in Cina.

Il progetto piacque da subito agli investitori e non tardarono ad arrivare i primi finanziamenti. Nell’estate del 2010 venne lanciata la versione test del sito a San Francisco e i feedback raccolti furono cosi promettenti che l’anno successivo poté debuttare il sito ufficiale.

I tassisti contro Uber

È inevitabile, quando si parla di Uber e dei cambiamenti che inevitabilmente ha portato nell’ambito dei servizi di trasporto, fare riferimento alle proteste dei tassisti. L’azione di Uber è stata infatti travolgente e gli effetti si sono inevitabilmente abbattuti su coloro che avevano il monopolio del servizio di trasporto privato nei centri urbani.

I tassisti non hanno avuto altra scelta che insorgere, in qualunque parte del globo, per proteggere il loro lavoro ormai evidentemente antiquato, accusando la società di concorrenza sleale dovuta al fatto che gli autisti occupati in Uber erano indipendenti e dotati di auto proprie, esonerati dunque dalle tasse alle quali sono soggetti i classici operatori di trasporto muniti di regolare licenza. Chiaramente questo ha provocato degli interventi di regolamentazione che comunque hanno lasciato margini ad Uber per continuare ad operare.

Ad oggi, come abbiamo visto, la società opera in un numero di paesi e città davvero vertiginoso, con una presenza capillare a livello mondiale. Le auto affiliate al servizio possono essere prenotate tramite il sito web o l’app mobile. Attraverso questi canali i clienti hanno inoltre la possibilità di tenere traccia e monitorare in tempo reale la posizione dell’auto prenotata, per un servizio ultra-digitalizzato e davvero confortevole per il cliente.

Nel nostro paese il servizio di Uber è sbarcato solo nel 2013, anche se – in seguito alle numerose controversie legali e ai dissidi con la categoria dei tassisti illustrate sopra – è per ora disponibile unicamente nella versione premium, chiamata UberBlack.

Una curiosità sul nome scelto: la parola Uber in tedesco è utilizzata come prefisso e significa letteralmente super, un termine ormai entrato a far parte dello slang americano per definire una cosa assolutamente grandiosa. Niente di più adatto a questa epica start-up innovativa.

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