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Intervista ai “MONTEMALO”

I Montemalo nascono da un’idea di collettivo artistico locale, formato da Ruggero Bianchin, Marco Modestini e Victoria Morawetz. Musica di strada, musica popolare, musica di quartiere con un’identità multiculturale.

 

Come è nata l’idea di creare questo concept? E come è nata e da chi l’idea di chiamarvi così…?

Ruggero: L’intuizione originale nasce da Marco, che ha l’idea di riunire musicisti di quartiere a Roma tra Della Vittoria e Trionfale. L’idea è quella del collettivo aperto, che in tempi successivi diventa per praticità più simile a un gruppo tradizionale, anche se penso siamo sempre pronti a collaborazioni con altri musicisti che ci piacciono.

Il nome Montemalo l’ho proposto io dopo averlo trovato nel libro La Storia di Prati a cura di Sara Fabrizi. È una citazione dantesca che ha una connotazione geograficamente molto locale, una qualità che desideravamo fosse rispecchiata dal nome del gruppo; è anche, forse, un nome più semplice da pronunciare da chi non parla italiano, vista la voluta connotazione “internazionale” dei testi che sono in più lingue (al momento inglese, tedesco, romanesco e spagnolo) e che quindi si rivolgono a un pubblico potenzialmente globale. Il contrasto tra la nostra natura “locale” e il multilinguismo delle canzoni è voluto e riflette le nostre differenti estrazioni artistiche.

Marco: L’idea è quella di unire figure artistiche diverse ma complementari, possibilmente di estrazione culturale diversa. E’ concepito come un’entità estremamente creativa e aperta a molteplici contaminazioni, che si muove principalmente nei vicoli della nostra città a diretto contatto con il pubblico. Al momento siamo tre musicisti, ma Victoria è anche attrice e chissà che prima o poi riusciamo ad integrare una parte recitata o ballata alle nostre esibizioni.

 

Come si sono incrociate le strade dei componenti dei Montemalo?

Ruggero: Io e Marco siamo letteralmente vicini di pianerottolo quindi è bastato aprire la porta!
Marco ha conosciuto Victoria ad Enofficina, un locale di zona che frequentiamo spesso e dove abbiamo suonato diverse volte e ne è rimasto, ovviamente, completamente stregato.

Victoria: Ho conosciuto Marco nel locale che citava Ruggero quando, tornando a casa dopo aver suonato in giro tutto il pomeriggio, mi sono fermata per salutare un po’ di amici. Notando la custodia della chitarra che portavo in spalla, Marco mi ha chiesto cosa suonassi e così gli ho fatto ascoltare qualcosa. La settimana successiva mi ha presentato altri amici tra cui Ruggero e nel giro di poco tempo abbiamo cominciato a vederci con maggior frequenza ed a maturare l’idea di formare un collettivo artistico dove scambiare idee e produrre le nostre cose.

 

Parliamo di internet! Oggi chiunque può far musica e farsi conoscere… nasce così tanta più musica, ma la qualità? Che ne pensate?

Ruggero: È possibile, ma è anche vero che è sempre esistita musica estremamente scadente promossa dalle stesse etichette che investivano parallelamente anche su artisti di altissimo livello. Credo che le possibilità offerte da Internet abbiano portato ad un’estrema “democraticizzazione”, a mio avviso molto positiva: contrariamente a quanto è accaduto per decenni con le classiche strutture della distribuzione discografica, con tutti i costi, i tempi e gli intermediari di contorno (elementi che rendevano molto più difficile reperire dischi di gruppi “minori” o indipendenti), oggi chiunque ha a disposizione un mezzo per farsi sentire con estrema facilità. Che poi questo porti necessariamente pubblico dipende da molti altri fattori, ma quello che è certo è che appunto è sempre esistita “buona” e “cattiva” musica indipendentemente dai mezzi usati per diffonderla. Alla fine è sempre chi ascolta a stabilirne la qualità, fortunatamente.

Marco: Internet è semplicemente un mezzo, molto comodo se si pensa a come veniva fatta girare la musica prima della sua diffusione di massa. Un mezzo da sfruttare quasi obbligatoriamente.
Nel mare di proposte musicale nel quale siamo immersi quotidianamente, c’è spazio per tutte, questo consente di ascoltare molte cose di pessima qualità, ma anche di scoprire talenti unici che in passato avrebbero avuto forse più difficoltà a raggiungere un pubblico numeroso.

 

La vostra musica dal vivo ha un valore aggiunto? come vivete i vostri live?

Ruggero: Finora abbiamo quasi sempre suonato solo per strada, nel più classico stile busking. Da una parte è certamente più stimolante perché ti slega dai classici discorsi del “portare gente”, tipici di locali tradizionali, ai quali in un certo senso devi sempre rispondere del tuo operato. In questo senso è molto liberatorio.

Il fatto di avere stabilito dall’inizio che avremmo suonato in giro è stato molto importante dal punto di vista della scrittura musicale: se un’idea non è facilmente realizzabile unicamente con i mezzi a disposizione e nel contesto “di strada” nel quale ci muoviamo, è da cassare.

Victoria: I video che abbiamo pubblicato finora sono tutti live e rispecchiano completamente le versioni da “studio” proprio perché nel nostro caso una separazione delle due cose sarebbe addirittura controproducente, credo.

Marco: Quello che ci piace di più è suonare di fronte alle persone e il live in strada è la forma espressiva che ci identifica meglio e che abbiamo percorso finora. E’ un’esperienza nuova per tutti noi, e stiamo ancora  cercando il modo migliore per sfruttare il contatto così diretto con il pubblico: è una sfida affascinante!

Che rapporto avete con la musica elettronica invece? Sta prendendo sempre più piede l’utilizzo di software musicali e cose simili… voi che ne pensate?

Ruggero: Che se trovassimo un modo per usare suoni/strumenti elettronici li integreremo sicuramente. Gli unici limiti che ci siamo posti finora sono stati quelli letterali della facilità di trasporto di strumento e attrezzatura, suonando appunto per strada. Il concetto di collettivo aperto è anche quello di poter potenzialmente accogliere qualsiasi musicista/strumento.

 

I vostri pezzi si trovano sulla piattaforma Bandcamp.com. Ci potete spiegare come funziona?

Ruggero: È molto semplice: basta iscriversi come artista e caricare i propri brani in formato audio .wav inserendo copertina e crediti vari. L’utente può acquistare i brani nel formato che preferisce (incluso appunto il .wav non compresso, che è una cosa bellissima per chi tiene alla qualità audio), oppure ascoltarli in streaming. Bandcamp prende una percentuale del 15% sulle vendite, senza costi di gestione o altro.

 

Se doveste stilare una playlist (o fare una cassetta, come direbbe un quarantenne) con le band che più avete nel cuore e che vi hanno fatto venir voglia di diventare il gruppo che siete, chi mettereste?

Ruggero: Sicuramente Bert Jansch per le accordature aperte sulla chitarra acustica, che sono un elemento abbastanza centrale per lo stile attuale del gruppo. Per quanto riguarda la scelta di cantare folk-pop in più lingue non mi viene in mente davvero nessuno: invece per le armonizzazioni vocali forse citerei i Morton Valence, gruppo di Londra di cui sono grande fan da sempre, che solo recentemente, ascoltando il loro ultimo disco Bob & Veronica’s Great Escape, ho realizzato di avere “omaggiato” nello stile e nell’approccio semi-acustico di certe canzoni.

Marco: Sicuramente, nella ricerca di melodie e sonorità, tutta una certa scena popolare e folk più recente: da “Mannarino” ai “Muro Del Canto”, passando per “Capossela”, gli “Ardecore” e i “Funkallisto”). Una menzione particolare la merita un giovanissimo gruppo swing di Milano (conosciuto attraverso internet!), la “Woody Gipsy Band”, da cui ho preso in prestito l’idea della diamonica come strumento versatile e poliedrico, ma soprattutto portabilissimo nelle nostre incursioni stradali.

Victoria: Un mix di musicisti di stili diversi che mi ricordano i nostri brani. Gustav, Fréro Delavega, i Chronic City, Maria Solheim. E non da dimenticare la grande Zaz avendo iniziato anche lei da musicista di strada!

 

Cosa avete in serbo per il futuro?

Ruggero: Pubblicare il disco completo, stavolta anche su altre piattaforme come Spotify e Apple Music, continuare a pubblicare video, suonare e soprattutto fare solo cose belle!

Marco: Stiamo girando altri video. In più continuiamo a comporre e ovviamente a suonare!

Victoria: Come diceva all’inizio Marco, io sono anche un’attrice e sarebbe bello riuscire ad integrare aspetti teatrali nelle nostre esibizioni.

Montemalo
Collettivo musicale multiculturale

Membri del gruppo
Ruggero Bianchin – chitarra acustica, voce
Marco Modestini – diamonica, voce
Victoria Morawetz – chitarra classica, violino, voce

Facebook           @montemalofficial
Instagram          @montemalofficial
Youtube              Montemalo
Bandcamp          https://montemalo.bandcamp.com/

Montemalo is a local musical collective formed in Rome (Italy), whose songs in different languages reflect a multicultural perspective on writing and performing folk music.