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Abusi e abbandono cambiano il cervello di bambini e adolescenti

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Risonanza magnetica funzionale e strutturale evidenziano che nei più giovani i maltrattamenti fisici ed emotivi alterano prima la funzionalità del cervello, rendendolo ipersensibile agli stimoli di minaccia, per poi tradursi col tempo anche in una riduzione della materia grigia in alcune aree cerebrali, in particolare in quelle deputate all’elaborazione degli stati emotivi

I maltrattamenti e uno stato di abbandono affettivo in età precoce alterano le modalità di funzionamento del cervello. E’ questo il risultato di due studi condotti su bambini e adolescenti e pubblicati rispettivamente su “Current Biology” e sugli “Archives of Pediatric Adolescent Medicine”.

Il primo studio ha rivelato che quando i bambini sono esposti alla violenza in famiglia, il loro cervello diventa sempre più “sintonizzato” sull’elaborazione di possibili fonti di pericolo, rivelando lo stesso schema di attività cerebrale osservato nei soldati esposti in un combattimento.

“Per questi bambini il miglioramento della reattività di fronte a segnali di una minaccia significativa dal punto di vista biologico, come per esempio la rabbia, può rappresentare una risposta adattativa nel breve periodo, aiutando a tenerli fuori pericolo”, ha spiegato Eamon McCrory dello University College di Londra, che ha diretto lo studio. “Tuttavia, può anche costituire un fattore di rischio neurobiologico aumentando in seguito la loro vulnerabilità a problemi di salute mentale, e in particolare a patologie correlate all’ansia”.

© Bernd Vogel/Corbisln particolare il nuovo studio ha messo in evidenza che i bambini che hanno subito una documentata esposizione a violenze domestiche, nelle scansioni effettuate con risonanza magnetica funzionale mostrano una risposta atipica a volti arrabbiati o tristi. Quando viene presentato un volto arrabbiato, i bambini con una storia di abusi sperimentano un’intensa attività nell’insula anteriore e nell’amigdala, regioni coinvolte nella rilevazione delle minacce e nell’anticipazione del dolore. McCrory sottolinea che il cambiamento osservato in questo studio non riflette danni al cervello, ma modelli funzionali di adattamento a un ambiente ricco di stimoli pericolosi.

Risultati ancora più drastici emergono però dal secondo studio, che ha esaminato 42 soggetti adolescenti abusati o trascurati e rilevato, grazie a scansioni di risonanza magnetica strutturale, nella corteccia prefrontale, nello striato, nell’amigdala ma anche nella corteccia associativa sensoriale. Anche se i soggetti non soffrivano di alcun disturbo psichiatrico diagnosticato, ha detto Hilary Blumberg, dello Yale Child Study Center, “ci troviamo di fronte ad adolescenti che pur non manifestando alcuna malattia diagnosticabile, mostrano ancora segni fisici del maltrattamento. Questo potrebbe contribuire a spiegare la loro difficoltà nelle prestazioni scolastiche e l’aumento della loro vulnerabilità alla depressione e a difficoltà comportamentali.”

In particolare, la riduzione di materia grigia nelle aree prefrontali è stata osservata sia in caso di abusi fisici sia in caso di soggetti trascurati dal punto di vista emotivo, ma le riduzioni in altre aree del cervello sembravano collegate al tipo di maltrattamento subito. L’abbandono emotivo, per esempio, è stato associato a diminuzioni nelle aree che regolano le emozioni.

I ricercatori hanno anche rilevato differenze di genere nei modelli di diminuzione della materia grigia: nei maschi, la riduzione tendeva a concentrarsi nelle aree del cervello associate con il controllo degli impulsi o l’abuso di sostanze, mentre nelle ragazze, la riduzione sembrava manifestarsi maggiormente in aree del cervello legate allo sviluppo di una depressione.

“Abbiamo scoperto che il cervello, in particolare negli adolescenti, mostra una grande plasticità,” ha concluso Blumberg. “È fondamentale trovare il modo di prevenire il maltrattamento e per aiutare i giovani che hanno subito maltrattamenti”. (Fonte lescienze.it)

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