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Addio Lancia: il de profundis cantato da Marchionne

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Addio Lancia: il de profundis cantato da Marchionne Le dichiarazioni di ieri dell’AD di Fiat Group non lasciano speranze agli appassionati dello storico marchio fondato da Vincenzo Lancia nel 1906.

“Lancia non ha più il suo appeal” e, a parte la Ypsilon – comunque prodotta nello stabilimento polacco di Tichy -, il destino del marchio è quello di offrire Chrysler rimarchiate e adattate per l’Italia, come la recente 300C chiamata, con pochissimo buon senso, Thema, o la Flavia, cabrio derivata dalla Chrysler 200. O di sparire del tutto.

Un’operazione che ha molti, tristissimi, precedenti come Vauxhall (che vende Opel-GM rimarchiate solo in Inghilterra) già anticipata dalla commercializzazione della Delta, in Inghilterra, a marchio Chrysler.

Il piano industriale presentato dall’AD italo-canadese non prevederebbe chiusure di stabilimenti in Italia, ma la line-up di nuovi modelli è incentrata sul brand 500 e sui marchi premium Alfa e Maserati, con una consistente quota di produzione per l’esportazione in altri paesi, circa il 15% della capacità produttiva italiana.

Si salva quindi la scuderia del Portello, ma per la Lancia è l’ora del de profundis: un marchio di prestigio che ha dato lustro al paese con modelli storici come l’Aurelia e la Flaminia e, in tempi più recenti, con i travolgenti successi nei rally della Stratos, della Tipo 037, della Delta S4 – la prima ad utilizzare una doppia sovralimentazione volumetrico e turbo – e della indimenticata Delta Integrale.

Vetture inimitabili che si sono coperte di gloria: una luce che mostra, senza pietà, la decadenza del marchio negli ultimi anni con gli esperimenti falliti della Thesis e della nuova Delta, sostanzialmente una Bravo a passo lungo.

Per chi, come me, ha una concezione romantica delle automobili, ama profondamente la meccanica e si commuove quando ascolta “Nuvolari” di Dalla, l’addio al marchio Lancia è un brutto segno dei tempi: se vi andate a rivedere, youtube ne offre la possibilità, lo spot della Thema Ferrari, la famosa Thema 8.32 – otto cilindri, trentadue valvole, il groppo in gola è garantito.

In un mondo globalizzato, dominato dal profitto, dal business for business, un mondo fatto per i soldi e non per gli uomini e le loro macchine, forse non c’è davvero più spazio per il romanticismo a quattro ruote, per i bolidi cromati, per il canto dei motori ed il coraggio e la dedizione di uomini come Munari, Biasion e Fiorio.

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