ANGI: l’innovazione applicata alla ricerca per la risoluzione dei problemi. Racconto di Fabio Moioli

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Fabio Moioli, Consulting & Services Director in Microsoft, associato al McKinsey & Co, Account e Delivery manager in Ericsson, nonché membro del comitato scientifico ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori, lancia un appello a tutti i giovani innovatori, ricercatori, aziende e piccole start-up che in questo momento si stanno impegnando in soluzioni innovative nella ricerca, nella medicina e nella riorganizzazione del lavoro, utili a fronteggiare il periodo di emergenza sanitaria.

Secondo Fabio è importante applicare in questa ricerca l’innovazione a tutti i livelli, nell’economia, nella società, è proprio quella di cui abbiamo bisogno ora per superare questo momento difficile.

Secondo l’esperto inoltre ci saranno molte opportunità per i giovani, specialmente per i giovani innovatori perché molti processi cambieranno in meglio proprio grazie all’intelligenza artificiale.

È anche grazie all’AI che si possono intercettare soluzioni efficaci per l’epidemia, come quella della distribuzione di materiale medico-sanitario tramite i droni.

La crescente emergenza mondiale potrà in parte essere debellata o quantomeno si possono contrastare gli effetti negativi con l’aiuto della robotica: può aiutare a rendere più veloci le diagnosi o la ricerca di una cura o di un vaccino, basti pensare alle diverse AI che individuano il Coronavirus in pochi secondi.

Ad oggi in vista della situazione di emergenza attuale è l’utilizzo più importante che se ne possa fare dal momento che le macchine che sono sistemi esperti che imparano dai loro errori e rendono i calcoli più veloci.

Fabio Moioli
Queste ultime potranno sicuramente aiutare a sanificare le strutture sanitarie e i luoghi pubblici in particolare quelle già contaminate da virus o batteri, in modo da limitare il personale medico all’esposizione del contagio.

Più solidarietà e fiducia nei confronti delle macchine e della tecnologia, è questo che augura Fabio nella sua video pillola. Fabio si augura inoltre di poter vivere non solo uno smart working, ma una smart life in generale, con nuove abitudini e l’inserimento uno “smart working” a tutti gli effetti.

Quello che stiamo vivendo in questo momento infatti, spiega Fabio, è un lavoro smart non del tutto attuato, perché il vero smart work significherebbe lavorare quando si vuole e dove si vuole e ciò non è stato realizzato a pieno, e visto che si è tutti chiusi in casa questo ha più la parvenza di un remote working forzato.

Per questo sicuramente ci possono essere dei margini per il recupero di tempo per la ricerca e lo sviluppo personale e per approfondire molti processi, dove il vero smart working potrà sicuramente trovare una maggiore applicazione.

In questo momento c’è bisogno dell’intelligenza di tutti, ma soprattutto di un’intelligenza applicata alla risoluzione dei grossi problemi. È importante che i giovani approfittino di questo momento per studiare, per imparare, e crearsi nuove competenze da poter spendere nel nuovo inizio, subito dopo la fine crisi.

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