ANGI: Il lockdown come un’occasione per ripensare le nostre priorità e i nostri valori. Racconto di Filippo Zinelli

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Filippo Zinelli, founding partner Studio Persona e Giustizia nonché componente del comitato scientifico ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori, parte dalla premessa di una riflessione sulla congiuntura attuale dovuta all’emergenza da Coronavirus.

filippo zinelli

Una riflessione sulla persona a tutto tondo: prima del lockdown dovuto all’emergenza epidemiologica, erano abituati a considerare una persona soltanto dal punto di vista delle relazioni esterne, quindi il lavoro, lo shopping, i viaggi eccetera, ma tutto ciò ci ha portato a riflettere e a ripensare completamente il concetto di persona.

La persona è soprattutto ciò che siamo, non soltanto quello che facciamo, che produciamo e che consumiamo. Questa fase di loclockdown non ci deve apparire soltanto come una fase di restrizione in cui siamo costretti a limitare le nostre potenzialità, ma tutt’altro: dovrebbe invece farci pensare a ciò che siamo e ciò che vogliamo.

L’innovazione della rivoluzione che ci sta coinvolgendo è proprio questa, cioè ripensare e rieducarci ciò che siamo. Fare luce su sé stessi a volte non è facile e tantomeno piacevole, però è necessario.

Qualche settimana fa fino a questo lockdown era difficile pensare di potersi fermare e riflettere su sé stessi, eravamo troppo storditi e troppo presi dalle cose da fare, da vedere, e ora invece dobbiamo ripensare soprattutto a chi siamo.

Abbiamo riscoperto quindi in questo periodo di forzata inattività molte cose essenziali, e il nostro Filippo Zinelli evidenzia 10 punti tra le eredità più importanti.

Numero uno: l’importanza della solitudine, quale condizione necessaria della nostra vita.

Due: il peso della solitudine, quale la mancanza delle persone che normalmente ci sono vicine.

Numero tre: beffa della solitudine, cioè la mancanza delle persone che normalmente o non consideriamo o addirittura ci sono ci sono antipatiche.

Quattro: l’importanza del lavoro come parte integrante della nostra vita della nostra realizzazione.

Cinque: la relatività dell’importanza del lavoro, a volte pensiamo al lavoro come un totem davanti a cui ci prostriamo.

Sei: l’importanza delle case e delle nostre famiglie.

L’empatia e la compassione sono il numero 7, con i vicini e con i lontani.

Otto: l’importanza di scegliere bene chi deve governare le istituzioni, sarà sempre più importante in futuro riflettere prima di votare, ma soprattutto tornare a investire sulla buona politica, quella fatta di competenza, spirito di servizio e carità.

Nove: l’importanza della tecnologia, che ci sta consentendo di continuare a lavorare.

Dieci: l’importanza delle proprie radici, quando per decenni si è pensato soltanto a sradicare la popolazione dei piccoli centri per farla stabile nelle città, dove c’erano migliore occasioni di lavoro.

Ma la situazione di emergenza ci ha fatto scoprire che il lavoro può essere compiuto in qualsiasi luogo, nella piccola città come nella grande provincia, e ci ha consentito anche di scoprire che la casa con la C maiuscola è un luogo dove si è nati e dove ci sono i propri affetti.

Sarà anche la grande fuga dalla città dalle città del nord delle persone che erano lì per lavoro e che si sono invece incontrato al sud cercando di nuovo il contatto con le proprie radici e con i propri cari.

Filippo Zinelli conclude il suo intervento dando una piccola spiegazione su questi 10 pillole, cioè sulla lezione che dobbiamo trarre da questo periodo e non crede che sia connaturato a noi vivere in questa maniera, in questo isolamento, in questa fase delicata di lockdown, ma neppure la fase frenetica che vivevamo prima era confacente al nostro modo di vivere. Bisogna imparare a ripensare sé stessi, e vedere a ciò che siamo, ciò che vogliamo, soprattutto per un futuro migliore.

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