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Basilica di San Paolo fuori le mura

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San Paolo è passato alla storia come “l’apostolo dei Gentili”, fu egli stesso a darsi questo nome: come si legge in Romani 11,13 : “Pertanto, ecco che cosa dico a voi, Gentili: come apostolo dei Gentili, io faccio onore al mio ministero”.

Paolo era un ebreo ellenizzato che godeva della cittadinanza romana. Non conobbe direttamente Gesù, sebbene a lui coevo, e, come tanti connazionali, avversava la neo-istituita Chiesa cristiana, arrivando a perseguitarla direttamente. Sempre secondo la narrazione biblica, Paolo si convertì al cristianesimo mentre, recandosi da Gerusalemme a Damasco per organizzare la repressione dei cristiani della città, fu improvvisamente avvolto da una luce fortissima e udì la voce del Signore, che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Reso cieco da quella luce divina, Paolo vagò per tre giorni a Damasco, dove fu poi guarito dal capo della piccola comunità cristiana di quella città, Anania. L’episodio, noto come “conversione di Paolo”, diede l’inizio all’opera di evangelizzazione di Paolo. Come gli altri primi missionari cristiani, egli rivolse inizialmente la sua predicazione agli ebrei, ma in seguito si dedicò prevalentemente ai «Gentili».

Gli Atti degli Apostoli si concludono con l’arrivo di Paolo a Roma, ma tutto il racconto del libro è una preparazione di questa fine. L’attenzione è centrata sull’annunzio del Vangelo che deve prima essere rivolto al popolo ebraico, ma deve poi raggiungere tutti i pagani, fino agli estremi confini della terra.

Ci informa Lattanzio: “Frattanto i discepoli, che in quel tempo erano rimasti in undici, scelti Mattia e Paolo al posto del traditore Giuda, si sparsero per tutta la terra a predicare il Vangelo, come aveva comandato Cristo, loro maestro e Signore, e per venticinque anni, fino all’inizio del principato di Nerone, gettarono le fondamenta della chiesa per tutte le provincie e le città dell’impero”.
Tertulliano, alla fine del II secolo, riporta che a Roma “vinse la sua corona morendo come Giovanni” (Battista, cioè decapitato).

Nell’apocrifo testo “Martirio di San Paolo apostolo”, facente parte degli Atti di Paolo di fine II secolo, si descrive dettagliatamente la morte di Paolo per esplicito volere di Nerone. Come per gli altri apocrifi il testo viene giudicato leggendario dagli storici contemporanei. Infatti leggiamo nel testo:

« In piedi, rivolto verso Oriente, Paolo pregò a lungo. Dopo aver protratta la preghiera intrattenendosi in ebraico con i padri, tese il collo senza proferire parola. Quando il carnefice gli spiccò la testa, sugli abiti del soldato sprizzò del latte. Il soldato e tutti i presenti, a questa vista, rimasero stupiti e glorificarono Dio che aveva concesso a Paolo tanta gloria; e al ritorno annunziarono a Cesare Nerone quanto era accaduto. Anch’egli ne rimase stupito e imbarazzato »
Decapitarono Paolo presso il fondo delle Acque Salvie, vicino all’albero del pino». Così recita il testo apocrifo degli Atti di Pietro e Paolo, scritto fra il V ed il VII secolo. Acquae Salviae è un toponimo che ricorda la gens Salvia (il cui rappresentante più famoso è l’imperatore Marco Salvio Otone che regnò per un brevissimo periodo nell’anno 69 d.C.) che poteva avere avuto il possesso di quei terreni, oppure una sorgente d’acqua ritenuta “salvifica” in età romana, a motivo di una particolare presenza benedicente di divinità pagane. (www.gliscritti.it)

Solo successivamente il luogo prese il nome delle “Tre fontane”, quando si volle sottolineare la triplice sorgente d’acqua miracolosa sorta al contatto con il capo dell’apostolo decapitato, nella quale, al di là dell’oggettività del fatto, è da vedere la verità che già Tertulliano aveva enunziato: «Sanguis martyrum, semen christianorum», il sangue dei martiri è il seme che dà la vita a nuovi cristiani. (www.gliscritti.it )

Al terzo miglio della via Ostiense, si trova una necropoli: poiché la legge romana proibiva di seppellire entro la città le necropoli tendevano ad espandersi lungo le strade, come nel caso della via Ostiense. Quindi fu in questo luogo che fu sepolto Paolo. Con la legalizzazione del cristianesimo Costantino fece erigere la Basilica di San Paolo  ponendo l’altare maggiore in corrispondenza con la tomba di San Paolo.

La basilica di san Paolo fu costruita immediatamente dopo la basilica di san Giovanni in Laterano e in concomitanza con la Basilica di San Pietro in Vaticano. Il termine Basilica è un termine usato dai romani antichi per designare uno spazio pubblico ad esempio come ad esempio la Basilica Aemilia e la Basilica Julia nel Foro Romano che sono luoghi pubblici destinati a commercio e corte di giustizia. La Basilica cristiana invece si differenziava da quella dei pagani perche era un luogo di culto una “Eclersia”: un luogo di comunione di unione spirituale da cui deriva l’italiano Chiesa. I cristiani usavano praticare il culto riuniti insieme, all’inizio durante l’illegalità in delle case private, “Domus”, trasformate in “Domus Eclesiae” case adattate al culto, cioè chiese. Differentemente i pagani usavano i templi: nessuno usava entrare nel tempio, esso era solo per la divinità e per i sacerdoti, i pagani usavano restare al di fuori del tempio e pregare, l’ara era posta spesso sulla scalinata del tempio oppure di fronte ad esso. I cristiani invece necessitavano di stare insieme a pregare commemorando il rito dell’eucarestia rappresentato dalla “Fractio Panis”. Questa usanza commemora l’ultima cena ed è più volte riportata nei Vangeli. L’esplicazione è data da San  Paolo: “Il pane che noi spezziamo, non è la comunione del corpo di Cristo? Poiché uno solo è il pane, un solo corpo siamo molti insieme” (I Cor., X, 16).

Per questa ragione l’Imperatore Costantino, dopo l’editto di Milano del 312, iniziò la sua opera di edificazione di Basiliche.

Purtroppo, per via delle ricostruzioni successive non ci rimane nulla della basilica costantiniana, in fatti la Basilica di San Paolo venne completamente ristrutturata ed ingrandita tra il 384 e il 395, sotto gli imperatori Teodosio, Valentiniano II e Arcadio, secondo un vasto piano a 5 navate che si apre su un quadriportico: la Basilica non cesserà lungo i secoli di essere oggetto di abbellimenti e di aggiunte da parte dei Papi, citiamo l’imponente cinta di fortificazioni innalzata contro le invasioni alla fine del IX secolo, il campanile e l’ammirevole porta bizantina del XI secolo, ed ancora i mosaici della facciata di Pietro Cavallini, il bel chiostro dei Vassalletto, il celebre baldacchino gotico di Arnolfo di Cambio e il candelabro pasquale di Nicola d’Angelo e Pietro Vassalletto, del XIII secolo. E’ il momento dell’età d’oro della più grande Basilica di Roma, fino alla consacrazione della nuova Basilica di San Pietro, nel 1626. Questo luogo sacro di pellegrinaggio della cristianità è rinomato per le sue opere artistiche.

Quando la chiesa costantiniana divenne troppo piccola rispetto al flusso dei pellegrini si ritenne necessario distruggerla per far posto ad una più grande Basilica, cambiandone l’orientamento da est ad ovest.

Testimoniando l’amore della Chiesa per questo luogo i Papi non cessarono di restaurarla e di abbellirla con l’aggiunta di affreschi, di mosaici, di pitture e di cappelle lungo i secoli.

Leone il Grande (440-461) fece ricoprire di mosaici l’Arco di Trionfo, riedificare il tetto e diede inizio alla famosa serie di ritratti di tutti i papi che gira sulla trabeazione delle navate e del transetto.

La Chiesa oggi è il frutto di un profondo intervento di ricostruzione e restauro, avvenuto nella seconda metà del 1800, in conseguenza del furioso incendio del Luglio 1823, che distrusse gran parte dell’antica basilica.

Dell’antichissima e gloriosa costruzione, non rimasero in piedi che il transetto, l’arco trionfale, parte dell’antica facciata, e il chiostro.

La nuova Chiesa, venne consacrata nel 1854 durante il pontificato di Pio IX.

Nel corso del Grande Giubileo del 2000 venne presa la decisione di praticare degli scavi esplorativi per trovare la tomba di Paolo  così le ispezioni archeologiche nel 2002/2003 nell’area della Confessione hanno permesso di individuare resti della basilica costantiniana tra cui il sarcofago ritenuto di San Paolo. Sotto l’altare papale, sovrastato dal Baldacchino di Arnolfo di Cambio del 1285, è custodita da venti secoli la tomba di San Paolo. Gli scavi condotti nel 2006 permettono di rendere visibile, attraverso una finestrella, il fianco del sarcofago marmoreo non levigato del santo.

A conferma di ciò c’è la lastra tombale ad  1,37 m. sotto l’attuale altare papale vi è una lastra di marmo (2,12 m. x 1,27 m.) composta da vari pezzi e che porta l’iscrizione: PAULO APOSTOLO MART

Essa è sopra un sarcofago massiccio, di 2,55 m di lunghezza per 1,25 m di larghezza e 0,97 m. di altezza, dove furono elevati gli “altari della Confessione” successivi. Nel corso di recenti lavori è stata praticata una larga finestra sotto all’Altare papale, per permettere ai fedeli di poter vedere la tomba dell’Apostolo.

La catena è conservata sopra la tomba che, secondo la tradizione, legava l´Apostolo Paolo al soldato romano, che ne assicurava la guardia durante la sorveglianza domiciliare, in attesa del suo processo, mentre egli continuava ad insegnare ed a scrivere. Paolo scrive accomiatandosi: “Ricordatevi delle mie catene.” (Lettera ai Colossesi 4,18)

Nel 2009 Papa Benedetto XVI ha annunciato che: “un’attenta analisi scientifica nel sarcofago” ospitato nella Basilica di San Paolo sembra «confermare l’unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti di San Paolo”. Il Pontefice, ha ricordando come il sarcofago “non è mai stato aperto in tanti secoli”, il Papa ha spiegato che l’analisi è avvenuta: “attraverso l’introduzione di una speciale sonda mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato con oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino” ed, evidenzia, come sia stata anche “rilevata la presenza di grani d’incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree”. E che “piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all’esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza, sono risultati appartenere a persona vissuta tra il I e il II secolo”. Il Papa conclude: “l’Analisi della tomba di San Paolo conferma l’autenticità delle spoglie”.

Per saperne di più :

https://books.google.it/books?id=0W2GcG4xsd0C&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false

http://www.gliscritti.it/hpage.shtml

Roma: trovata la tomba di San Paolo apostolo

Testi di vangeli apocrifi:

http://www.intratext.com/IXT/ITA0460/_P8.HTM

http://www.intratext.com/IXT/ITA0463/_P16.HTM

Emiliano Salvatore

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