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Cambiare si può ma non basta: occorre trasformare foto

Questo il messaggio ricorrente durante il “Social Change Day” tenutosi alla John Cabot University il venerdì 29 marzo, in cui esperti di fund-raising, impact banking e modelli sostenibili hanno incontrato studenti e operatori del terzo settore per diffondere i nuovi strumenti che consentono di creare valore sociale. Iniziativa patrocinata e co-promossa dall’ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori

Una giornata all’insegna della trasformazione sociale, con esempi di successo che hanno costituito una fonte di ispirazione per i giovani che hanno partecipato al Social Change Day organizzato dalla John Cabot University (JCU), fra le principali università americane in Europa, con sede nel cuore di Roma, a Trastevere. Iniziativa patrocinata e co-promossa dall’ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori.

Apre l’evento Annamaria Pastore (FAO), illustrando i molteplici problemi, dalla sanità all’ambiente, dall’istruzione alle energie rinnovabili, che né il settore pubblico né il settore privato riescono a risolvere. Tra gli obiettivi dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, Pastore sottolinea il 17: le collaborazioni tra pubblico, privato e terzo settore per ottenere risultati ad alto impatto. Ai giovani che vogliono far parte del cambiamento raccomanda: “fate esperienza diretta, attraverso stage e volontariato, parlate con chi già opera nel settore, e, soprattutto, ascoltate la chiamata interiore”.

“Cambiare si può, ma oltre alla volontà occorrono gli strumenti adatti”, commenta Augusto Liani (Unicredit), per poi spiegare cos’è l’impact banking e l’importanza di unire la sostenibilità economico-finanziaria con l’impatto sociale per una crescita a lungo termine. Commuove il pubblico il caso emblematico dell’Albergo Etico a Roma, fondato da Augusto Pelosi, a seguito di un grave incidente che gli ha fatto toccare con mano i problemi delle persone con disabilità. Attraverso l’Albergo Etico, oltre a una professionalità spendibile in ambito turistico, Pelosi offre dignità e speranza. “Ci vogliono competenze, un po’ di fortuna, e soprattutto molto cuore”, conclude.

Fabio Simonelli (FolkFunding.com) completa il quadro dell’accesso alle risorse economico-finanziarie parlando di crowdfunding. Ne parla in modo strategico, ricacalcando l’importanza della dimensione affettiva nella creazione di progetti di crowdfunding che possano avere successo a lungo termine. Senza rispetto e senza affetto un prodotto è solo un prodotto; quando si aggiunge il rispetto, si crea un marchio; quando si aggiunge l’affetto si crea un prodotto che fa tendenza ma dura poco; quando il prodotto comanda sia rispetto che affetto, si ottiene un “love mark”.

Chiudono il programma della mattina Marta Bertolai (Enactus Italy) e Enrica Cornaglia (Ashoka). Bertolai, fondatrice e motore del capitolo italiano di Enactus, racconta il lavoro di migliaia di studenti intorno al mondo che usano l’imprenditorialità sociale per cambiare il mondo. “Sistemi come quello di Enactus sono il primo passo verso la trasformazione”, commenta Cornaglia; è quando l’intervento diretto diventa dapprima scalabile, e poi replicabile, che si ottiene un cambiamento di sistema che porta verso la trasformazione del paradigma.

Il pranzo, fornito da Hummustown (associazione che aiuta i rifugiati ad ottenere una propria indipendenza economica attraverso la preparazione e distribuzione di prodotti siriani dal gusto eccezionale) ha fatto da contrappunto alla visione del film Soufra, la storia di Mariam Shaar, che vive in un campo profughi ma sogna di lanciare una società di catering di successo, e trasforma il suo sogno in realtà coinvolgendo un gruppo di donne di varie origini.

Una giornata informativa, stimolante, a tratti commovente, i cui effetti si sono visti immediatamente nel pomeriggio, quando gli studenti hanno fatto brainstorming di idee per affrontare il food challenge lanciato dall’associazione studentesca Universities Fighting World Hunger. In meno di due ore i team hanno prodotto diverse proposte, che sono state valutate da un pannello di esperti, rappresentato da Marianna Occhiuto (Casa Scalabrini)  e Domenico Nesci (Lead Lab Roma), che si sono uniti a Bertolai e Cornaglia. “Siamo colpiti da come i ragazzi siano stati capaci di assorbire ed elaborare gli spunti ricevuti durante le presentazioni della mattina, producendo idee convincenti e realizzabili”, commenta Cornaglia.  “Spero che i team facciano domanda per partecipare alla Call di Dock3”, chiosa Andrea Dal Piaz, Chief Operating Officer dell’acceleratore romano.

Il Social Change Day è il primo degli eventi organizzati nell’ambito dell’Entrepreneurial Journey, un progetto lanciato dalla JCU quest’anno e dedicato ai giovani che prevede un percorso di autoimprenditorialità in tutti i suoi ambiti, con il sostegno di atenei, acceleratori e investitori.

L’Entrepreneurial Journey è patrocinato e co-promosso dall’ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori.

Partecipano come partner Ampioraggio, BAIA, Gamification Lab, Impactscool, Lazio Innova, Messagenius, Moovenda, Roma Startup, Teach for Italy, To Be srl, Young Women Network.