Quantcast

Carta straccia

E’ già il secondo articolo che scrivo per criticare il mio (secondo) mestiere ed i miei colleghi giornalisti. Lo faccio, spinto dal fastidio che provo nel leggere quei quotidiani che pago e che sono sempre più ingombri di “non notizie”. Che cosa sia una “non notizia” è facile a dirsi: si tratta di un pezzo scritto a partire da dichiarazioni prognostiche o riprendendo fenomeni social, quando non addirittura rilanciando fatti raccontati in prima battuta proprio su questi ultimi nuovi media.

Iniziamo con le “anticipazioni”. Un vizio molto diffuso: un grande classico sono quelle sulla legge di bilancio, nelle quali il corsivista di turno infila qualunque elemento (“sarà confermato il superbonus senza tetto ISEE?” o “quale sarà la nuova quota per il pensionamento anticipato?”), ben sapendo che, nel momento di pubblicare la notizia, si hanno nella migliore delle ipotesi solo delle bozze informali, passate ai cronisti parlamentari dalle segreterie tecniche dei ministeri e del MEF in particolare. Si mena per il naso il lettore, quindi, dato che le norme vengono scritte in anticipo, per rispecchiare i diversi possibili equilibri politici, inserendo la versione “giusta” solo quando essi si coagulano e non prima.

Il Covid ha poi dato la stura ha una ridda continua ed incessante di “funesti presagi”: uno su tutti, visto che siamo in pericolosa rotta di avvicinamento a quel che una volta era il Santo Natale, è il grido angoscioso e angosciante che tosto si leva su ogni quotidiano che si rispetti “Salviamo il Natale!” (cioè “Salviamo i consumi sotto Natale!” dato che la santità non vale un euro agli occhi di Mammona). E per tale salvataggio si interroga la più tremenda galleria di cupi aruspici che la malasorte ci abbia inferto in questo scorcio di anni venti: i clinici, nelle varie declinazioni di infettivologi, primari di vari reparti, virologi ecc. Roba che sarebbe di sicuro più chiaro tentare di divinare in un fegato di bove o contando gli storni in volo e interpretando i loro ghirigori in cielo, per capire cosa si debba fare per “salvare il Natale”. Ma tant’è: Giove Capitolino giace sotto i ruderi dell’Urbe e le cose dei mortali sono ora regolate dal Dio della pseudomedicina mediatica e dai suoi strani capricci.

Da questi due esempi il lettore attento avrà già compreso il merito della mia critica alla categoria dei giornalisti, critica che è estremamente semplice e si compendia in un appello a scrivere solo notizie, delle notizie e sulle notizie, a fare approfondimento, a esprimere opinioni ponderate. In una frase: a far bene il proprio lavoro, senza campare di rendita, riducendosi a funamboli dei collage fatti di volute di fumo e immondizia.

I lettori, quelli che ancora pagano per leggere (e quindi una sempre più sparuta minoranza), ce ne sarebbero assai grati.

CB