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C’era una volta Roma… “La Torre della Scimmia”

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In via dei Portoghesi 18, tra via dei Pianellari e via dell’Orso, sorge palazzo Scapucci, noto come la Torre della Scimmia.

La torre di origine medievale appartenente alla famiglia Scapucci, fa parte del cinquecentesco palazzo che la ingloba completamente.  Di forma quadrangolare, la torre è composta da quattro piani con ai fianchi quattro finestre decorate con cornici in travertino.

La terrazza presenta dei simboli araldici di quest’ultima famiglia, ed ha intarsiato uno splendido decoro di una stella ad otto raggi ed una mezzaluna con punte all’insù.

All’estremità della torre su di un rialzo, è posta la Madonnina ed una luce perpetua.

Il singolare nome “la torre della scimmia” deriva da una leggenda, descritta dal romanziere americano Hawthorne nei suoi appunti di viaggio in Italia.

La leggenda narra che i proprietari della torre vivessero con una piccola scimmia di nome Hilde.  Un giorno questa scimmietta prese la loro figlia ancora in fasce e la portò all’estremità della torre.

Il fatto suscitò una sensazione di terrore in tutti coloro che videro la scena, ma soprattutto nei genitori della bambina che presi dalla disperazione, non sapevano cosa fare.

All’improvviso al padre della bambina venne un’idea: richiamare la scimmietta con il solito fischio. Nell’udire questo suono la scimmietta rientrò in casa e posò la bambina nella sua culla.  Ma abbiamo una seconda versione della leggenda.

Si narra che soltanto dopo che il padre della bambina ebbe pronunciato un voto alla Madonna, la scimmia riportò il neonato tra le braccia della madre.

In entrambe i casi la bimba si salvò ed in cima alla torre venne posta la lampada perpetua in memoria della Madonna per la salvezza della bambina.

Non si hanno notizie di che fine abbia fatto la scimmia, senza la quale la torre avrebbe certamente avuto meno notorietà.

Con un altro racconto legato alle leggendarie storie della nostra bellissima città, vi diamo appuntamento alla prossima settimana con un altro capitolo della nostra C’era una volta Roma..

 

Isabella Alboini

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