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Clima – L’inversione del campo magnetico 42mila anni fa sconvolse gli ecosistemi

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    Clima – L’inversione del campo magnetico 42mila anni fa sconvolse gli ecosistemi –

    Circa 42.000 anni fa,  il campo magnetico terrestre s’invertì e causò importanti cambiamenti climatici, estinzioni di molte forme di vita e, anche,  cambiamenti nella vita degli esseri umani allora presenti sul pianeta. A dirlo due studi internazionali pubblicati uno su Science ad opera di un folto  gruppo di ricercatori appartenenti a diverse università australiane; l’altro pubblicato su Quaternary Geochronology guidato da  Michael-Shawn Fletcher dell’Università di Melbourne e Agathe Lisé-Provonost, della  School of Earth Sciences dell’Università di Melbourne.

    Chris Turney e colleghi della University of New South Wales, Sydney, NSW, Australia, riferiscono su Science di aver scoperto l’inversione del campo magnetico terrestre di circa 42.000 anni fa analizzando, negli anelli di accrescimento di alberi  millenari, i Kauri, che si trovano nelle terre umide della Nuova Zelanda, le tracce del radiocarbonio atmosferico. “Prima di questa scoperta – ha detto Turney –  sapevamo che nel mondo, 41.000 mila anni fa, più o meno,  c’erano stati sconvolgimenti importanti, ma non sapevamo precisamente cosa li aveva causati. Per la prima volta siamo stati in grado di datare, in modo preciso, cosa successe allora, quando il campo magnetico terrestre si capovolse”. Un evento di breve durata, conosciuto come Escursione di Laschamp, dal nome della località del Massiccio Centrale francese nella quale vennero scoperte le prime tracce geologiche del fenomeno, e registrato in varie parti del mondo.

    Un evento, dicono i ricercatori, che “ci dà l’opportunità di studiare le conseguenze  di un’inversione del campo magnetico sulla Terra”.

    Malgrado, ci siano state  evidenze di molte di altre tracce registrate nella storia paleo-geologica del pianeta, che mostrano che questa data coincide con cambiamenti ambientali ed ecologici significativi, fino ad ora,  la capacità di datare in modo preciso questo evento e determinarne l’impatto sugli ecosistemi, è stata limitata dall’incertezza del processo di calibrazione del metodo del radiocarbonio su un dato periodo storico.

    Ora, le  nuove misure hanno permesso agli scienziati di conformarle ad altre analisi fatte su carote di ghiaccio, che avevano evidenziato, in coincidenza con l’escursione Laschamps, un aumento significativo di radiocarbonio atmosferico nello stesso periodo in cui il campo magnetico si era indebolito, prima dell’inversione della polarità.

    Attraverso modelli matematici, basati sui nuovi dati, i ricercatori hanno scoperto che il campo magnetico, 42.000 anni fa, era al suo minimo:  solo il 6% di quello attuale. Una condizione che determinò sostanziali cambiamenti nelle concentrazioni e nella circolazione dell’ozono atmosferico, con conseguenti alterazioni dell’equilibrio dei sistemi ambientali e  climatici, già riportati in altri dati risalenti a 41-42 mila anni fa.

    L’altro studio,  effettuato in Tasmania, isola a sud-est dell’Australia, inizia nel 2014 quando  Agathe Lisé-Provonost arriva all’evento di 42.000 anni fa, circa, attraverso lo studio di sedimenti estratti dal fondo del lago Selina, che hanno conservato dati molto importanti. La perforazione di 5,5 metri ha consentito agli scienziati di fare indagini radiometriche, geomagnetiche e climatiche fino a 270.000 anni fa. E tra gli strati del carotaggio, i ricercatori hanno scoperto che lo strato relativo a 41.000 anni fa, coincideva con e portava le tracce dell’inversione del campo magnetico terrestre che diede origine, tra l’altro, ad aurore boreali transitorie anche a latitudini come le nostre e come quelle del continente australiano.

    “Le particelle magnetiche vengono erose dalle rocce e finiscono nel lago per via del vento o dei corsi d’acqua, depositandosi sul fondo”, spiega Lisé-Provonost, relativamente alle tracce sul magnetismo. “Queste particelle – continua – agiscono come dei minuscoli aghi di bussola, allineandosi con il campo magnetico terrestre. Man mano che si accumulano e vengono sepolte, si bloccano in posizione, lasciando una traccia del campo magnetico terrestre. Più andiamo a fondo con i carotaggi, più torniamo indietro nel tempo”.

    Il carotaggio ha fornito informazioni dettagliate riguardanti clima, vegetazione e paleomagnetismo dell’area. Informazioni con le quali il team ha cercato di datare accuratamente i vari strati trovando prove dei cambiamenti dell’ecosistema avvenuti 43 mila anni fa, quando arrivarono gli aborigeni della Tasmania a occupare quelle terre.

    Una coincidenza cronologica che ha portato i ricercatori a supporre che i primissimi abitanti dell’isola possano aver assistito ad aurore polari,  aurore australi, in questo caso, come quelle che oggi vediamo ai poli.

    Anche questa ricerca sottolinea come, durante l’escursione geomagnetica, la forza del campo magnetico sia quasi svanita, dando la possibilità alle particelle cosmiche e solari di bombardare il nostro pianeta.

    “Non sappiamo – spiega ancora  Lisé-Provonost – quando avverrà la prossima escursione geomagnetica, ma se dovesse avvenire oggi, i satelliti sarebbero resi inutilizzabili, le app di navigazione per smartphone andrebbero in tilt e ci sarebbero gravi interruzioni nelle reti di distribuzione dell’energia”.

    Il gruppo di ricercatori dell’Università di Melbourne  ha in programma di recuperare la storia climatica della Tasmania, analizzando i sedimenti vetrosi del cratere Darwin, risalenti all’impatto con un meteorite avvenuto 816mila anni fa

    Il sogno dei ricercatori australiani sarebbe quello di poter migliorare i loro modelli al punto da poter prevedere le prossime escursioni magnetiche, così da poter tentare di mitigare il loro impatto. Inoltre, la speranza è che queste ricerche aprano la strada a ulteriori studi sul comportamento del campo geomagnetico passato e consenta il rinvenimento di altri materiali geologici – come flussi di lava e concrezioni speleologiche, nonché artefatti archeologici – da affiancare e integrare nella cronologia di questi eventi.

    Rita Lena

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