Colleferro, Retuvasa: discarica puzza, Regione controlli rifiuti in entrata

Roma – La discarica di Colle Fagiolara, a Colleferro (Rm) “puzza”. La denuncia arriva dall’associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa), che, con una nota stampa, propone una soluzione per il contrasto delle emissioni odorigene. “La discarica di Colle Fagiolara a Colleferro sta vivendo i suoi ultimi mesi di vita piu’ che ventennale, ma incombono problemi di convivenza quotidiana sui quali e’ indispensabile intervenire- scrive Retuvasa- È ormai da tempo evidente e conclamato un dato: la discarica di Colleferro puzza. Il controllo dei rifiuti in entrata a Colle Fagiolara e’ normato dall’Aia in una modalita’ abbastanza generica, controllo dei rifiuti in uscita da parte degli impianti Tmb, lotti e sottolotti, e campionamento in loco ogni due mesi messi a disposizione dell’Ente di Controllo. E’ evidente che, in una situazione come l’attuale, cio’ risulta essere insufficiente e molto spesso inutile, soprattutto se nessuno va a verificare i rifiuti oggetto di campionamento.”

“Quindi una soluzione puo’ essere intervenire con l’art. 29-decies del Testo Unico Ambientale (Dlgs 152/2006 modificato con il Dlgs 46/2014) ‘Rispetto delle condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale’, al comma 11bis, punto e): le procedure per le ispezioni straordinarie, effettuate per indagare nel piu’ breve tempo possibile e, se necessario, prima del rilascio, del riesame o dell’aggiornamento di un’autorizzazione, le denunce ed i gravi casi di incidenti, di guasti e di infrazione in materia ambientale”. “Ci sono denunce – una l’abbiamo presentata tempo fa – e possibili infrazioni in materia ambientale- continua la nota- quindi il Comune di Colleferro dovrebbe farsi carico di chiedere alla Regione Lazio di intervenire in tal senso in tempi celeri, con onere a carico regionale, al fine di verificare, senza preavviso, la qualita’ del rifiuto entrante e le procedure di copertura dello stesso o altre mancanze. Si tratta di un impegno politico-economico che potrebbe aprire scenari inediti, oltre che tutelare i diritti dei cittadini”.

Retuvasa ripercorre nel comunicato l’iter autorizzativo che ha portato alla riapertura del conferimento: “Il conferimento di rifiuti si e’ riaperto nell’ottobre del 2018 in seguito alla richiesta del gestore Lazio Ambiente SpA presso il ministero dello Sviluppo Economico (Mise) per lo spostamento dei tralicci di alta tensione posti tra le due colline, ostacolo insormontabile per il proseguimento delle attivita’- si legge- Nell’iter autorizzativo, El-389, iniziato il 20 novembre 2017 e concluso con Decreto Ministeriale il 18 maggio 2018, ci sono stati numerosi interventi tra pareri, note e deliberazioni, ma il piu’ interessante, tra quelli di vari dicasteri ed Enti, risulta quello dei Vigili del Fuoco-Ufficio Prevenzione e Incendi di Velletri. I Vigili indicano nel parere allegato a quello del ministero dell’Interno la pericolosita’ dell’allora situazione con rifiuti, a circa 10 metri dalle linee elettriche, ed esprimono un parere di conformita’ al progetto rispetto alle normative di prevenzione incendi, fornendo ulteriori prescrizioni riguardo alle attivita’ future, quale ad esempio la vigilanza continua. Il Comune di Colleferro, dal canto suo, rilascia nel suo parere l’attestato di Conformita’ Urbanistica, l’unico che gli competa in casi del genere”.

“Premesso cio’ per dovere di cronaca, ci sono un paio di aspetti che bisogna precisare- precisa l’associazione- Si tratta, innanzitutto, di un iter che esula dal corretto funzionamento in termini ambientali di una discarica, svincolato dalle autorizzazioni in capo alla Regione Lazio. Il Mise e’ obbligato a rilasciare l’autorizzazione a meno di elementi ostativi, che non ci sono stati. Di contro, il Comune di Colleferro ha rilasciato positivamente il parere urbanistico e, anche in questo caso, non ci possono essere motivi ostativi. Ci preme sottolineare che gia’ con l’autorizzazione di ampliamento per 1,7 milioni di metri cubi di Colle Fagiolara dell’8 maggio 2009, denominata opportunamente riordino per mascherare l’ampliamento, risultava imprescindibile che l’elettrodotto venisse spostato. Tutto cio’ che e’ avvenuto successivamente, quindi, e’ stato effettuato al di fuori dei termini prescrittivi dell’autorizzazione, senza che nessuno tra gli Enti abbia mai provveduto a farlo notare”. Continua la nota: “Nel contesto della perenne situazione emergenziale sui rifiuti nel Lazio, attualmente, la discarica di Colleferro e’ l’unica in funzione assieme a quella di Roccasecca. La prima chiudera’ il 31 dicembre 2019, la seconda qualche mese dopo. Qualcuno si sta preoccupando del futuro? Di certo non il presidente del Consiglio Regionale, ex assessore all’Ambiente della Regione Lazio, Mauro Buschini, che non trova di meglio da fare che tranquillizzare i suoi elettori ciociari, dichiarando che i rifiuti di Roma trattati nell’impianto di Tmb di Colfelice, per la quota di conferimento in discarica, prenderanno la via di Colleferro e non quella di Roccasecca per prossimita’. Ma di queste affermazioni infelici sono piene le cronache”.

“Sulla riapertura della discarica di Colleferro erano state chieste a gran voce diverse garanzie, quelle finanziarie di Legge, quelle collegate alla gestione post-operativa e, soprattutto, quelle riguardanti la qualita’ del rifiuto conferito. Nessuna garanzia al momento risulta essere chiara nel modo piu’ assoluto- sottolinea Retuvasa- Le emissioni odorigene sono sicuramente frutto di un rifiuto non completamente trattato e privato della sostanza organica come da normativa, ipotesi ancora piu’ probabile dopo che gli impianti di trattamento regionali sono stati messi sotto pressione dall’ordinanza di Zingaretti. In pratica, i suddetti impianti non riescono a gestire correttamente una mole cosi’ elevata di rifiuti. Di conseguenza rischiano anche l’illecito, visto che nessuno osa fermarli. Come se non bastasse, a completare il quadro, la processione quotidiana di camion in entrata a Colle Fagiolara. Per questi motivi, non e’ pensabile effettuare la copertura dei rifiuti a cadenza per evitare lo sprigionamento di gas, pertanto e’ probabile che l’operazione venga svolta a fine giornata, quando il danno sanitario (ed esistenziale) e’ gia’ fatto”.

E ancora: “Abbiamo chiesto ad Arpa Lazio quali misure avesse preso in esame. L’ente ha effettuato un controllo l’1.02.2019 e, avendo trovato alcune situazioni non pienamente conformi, a nostro parere chiudendo un occhio, ha sottolineato la necessita’ di rispettare il D.Lgs. 36./2003 e s.m.i. al paragrafo 1.8 dell’Allegato 1, che prevede che ‘I rifiuti che possono dar luogo a dispersione di polveri o ad emanazioni moleste devono essere al piu’ presto ricoperti con strati di materiali adeguati’. Inoltre, l’ente ha auspicato una revisione dell’atto autorizzativo al fine di rendere attuali le prescrizioni in relazione alle condizioni di gestione ad oggi in essere, gestione che sicuramente e’ molto piu’ complessa rispetto alla data di autorizzazione del 2009. Puo’ anche essere che quel giorno non ci fossero miasmi molesti e che, quindi, l’Arpa Lazio abbia trovato una situazione accettabile. Ma ad oggi la situazione e’ inaccettabile e non vogliamo nemmeno immaginare cosa accadra’ alla riapertura dell’istituto professionale fronte discarica all’inizio dell’anno scolastico, nel settembre prossimo. Dobbiamo tenerci la puzza fino a chiusura della discarica di fine anno? No, qualcosa si puo’ fare oltre che sbraitare ai quattro venti”, conclude l’associazione.